Giovedì, 17 giugno 2021 - ore 06.50

Il ghiaccio del Monte Rosa, il più antico delle Alpi, sarà conservato in Antartide

La missione ''Ice Memory'' di CNR, Università Ca’ Foscari Venezia e PSI ha estratto due carote di ghiaccio a 4500 metri di quota

| Scritto da Redazione
Il ghiaccio del Monte Rosa, il più antico delle Alpi, sarà conservato in Antartide

E’ riuscita la missione del progetto internazionale Ice Memory che, lavorando per 5 giorni sul ghiacciaio Gorner del Monte Rosa a 4.500 metri di quota, ha prelevato due carote di ghiaccio superficiali e due carote profonde oltre 82 metri. Il team è partito martedì 1° giugno da Alagna Valsesia, in provincia di Vercelli, ai piedi del Rosa. I ricercatori si sono acclimatati per due notti al rifugio Capanna Gnifetti, a 3.600 metri di quota, per poi salire al Colle Gnifetti per il carotaggio profondo. Oggi il rientro ad Alagna con i campioni da analizzare e preservare.

Per tutta la durata della missione, gli scienziati hanno alloggiato a Capanna Margherita, il rifugio più alto d’Europa, edificato 128 anni fa su una vetta rocciosa proprio per contribuire alla ricerca scientifica nel campo della fisiologia prima e poi anche nella climatologia e nelle scienze ambientali. Grazie al supporto di Rifugi Monterosa al progetto, Capanna Margherita è stata aperta appositamente per ospitare gli scienziati. Riaprirà dalla seconda metà di giugno per accogliere gli alpinisti.

Il ghiacciaio Gorner è il secondo ghiacciaio più esteso dell’arco alpino. Con un’area di circa 40 km2, si estende dai 2190 fino ai 4600 metri sul livello del mare. A fronte della sua estensione, nel 2017 è stato calcolato un volume di circa 4.9 chilometri cubi. Dalla metà dell’800, il ghiacciaio ha perso circa il 40% della sua area, a seguito di un ritiro della sua fronte pari a circa 3,3 chilometri.

Gli scienziati italiani di Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) e Università Ca’ Foscari Venezia e svizzeri del Paul Scherrer Institute (PSI) dicono che «Nel segmento più vicino alla roccia, il campione potrebbe contenere informazioni sul clima e l’ambiente fino a 10mila anni fa. Se le analisi lo confermeranno, significherebbe che in Antartide sarà conservato il ghiaccio più antico dell’arco alpino».

Il team di ricerca era composto da Margit Schwikowski (Psi), Theo Jenk (Psi), Francois Burgay (Psi), Jacopo Gabrieli (Cnr/Ca’ Foscari), Fabrizio de Blasi (Cnr/Ca’ Foscari), Andrea Spolaor (Cnr/Ca’ Foscari), Paolo Conz (guida alpina), Sabine Harbeke (ZHdK, PolARTS project), Riccardo Selvatico (videomaker). La missione sul Monte Rosa è stata finanziata dal ministero dell’università e della ricerca (con il Fondo Integrativo Speciale per la Ricerca, Fisr) e dal Paul Scherrer Institut ed stata supportata da AKU e Karpos. Hanno collaborato il Comune di Alagna Valsesia, le Guide Alpine di Alagna, Rifugi Monterosa, Monterosa 2000 spa, Camp, AVIS, ARPA Piemonte, ARPA Valle d’Aosta, Comitato Glaciologico Italiano, Ente di gestione delle aree protette della Valle Sesia, Fondazione Montagna Sicura, Università di Torino, Einwohnergemeinde Zermatt, Sektion Naturgefahren Kanton Wallis.

Carlo Barbante, direttore Cnr-Isp e professore a Ca’ Foscari, non ha dubbi: «La spedizione è stata un successo: il team ha estratto due carote di ghiaccio profonde oltre 80 metri da un sito importantissimo perché mantiene le informazioni del clima e dell’ambiente degli ultimi 10mila anni. Il team ha lavorato bene nonostante le condizioni molto dure, con giorni di vento forte e neve. Ora questo prezioso archivio della storia climatica delle Alpi potrà essere conservato per il futuro».

Per Ice Memory, quella sul Monte Rosa è la terza missione sui ghiacciai alpini dopo quella del 2016 sul Monte Bianco e del 2020 sul Grand Combin. Altre spedizioni internazionali hanno permesso di mettere al sicuro gli archivi dei ghiacciai Illimani (Bolivia), Belukha e Elbrus (Russia).

Ice Memory è un programma congiunto tra Università Grenoble Alpes, Università Ca’ Foscari Venezia, Istituto nazionale francese per le ricerche sullo sviluppo sostenibile (Ird), Cnrs, Cnr, e con Istituto polare francese (Ipev) e Programma nazionale per le ricerche in Antartide (Pnra) per quanto riguarda le attività alla stazione Concordia in Antartide. Ice Memory ha il patrocinio delle commissioni italiana e francese dell’Unesco e ha l’obiettivo di «Fornire, per le decadi e i secoli a venire, archivi e dati sulla storia del clima e dell’ambiente fondamentali non solo per la scienza, ma anche per le politiche per la sostenibilità e il benessere dell’umanità». Per questo, vuole creare in Antartide una “biblioteca” dei ghiacci: un archivio di campioni provenienti dai ghiacciai attualmente in pericolo di ridursi o scomparire.

Secondo la rettrice dell’Università Ca’ Foscari, Tiziana Lippiello, «Ice Memory rappresenta per Ca’ Foscari una delle attività sul campo più significative Il nostro Ateneo è stato fra i primi a impegnarsi nello studio dei cambiamenti climatici e delle loro ricadute in diversi ambiti (economico, scientifico, sociale, culturale). Questo tema rappresenta oggi una vera e propria emergenza. Per affrontarla, comprendendone le cause ed elaborando possibili soluzioni, c’è bisogno sia della ricerca che della didattica. Con il progetto Ice Memory, Ca’ Foscari è pronta a dare un contributo rilevante insieme al Cnr e agli altri partner internazionali».

Fabio Trincardi, direttore del Dipartimento di scienze del sistema terra e tecnologie per l’ambiente del Cnr, conclude: «Ice Memory è un progetto transgenerazionale che coinvolgerà quelli che oggi sono bambini e un domani diventeranno scienziati se perdessimo archivi come questo, se ne andrebbe la memoria di come l’uomo ha alterato l’atmosfera. Cerchiamo di preservarla per chi la studierà quando noi non ci saremo».

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