Martedì, 15 giugno 2021 - ore 08.49

Incidente in fondo al mare: perso un robot minerario pesante 25 tonnellate

Greenpeace Deutschland: ''L'industria è tecnicamente incapace di sfruttare i fondali marini. La tecnologia non può essere controllata ed è pericolosa per l'ambiente''

| Scritto da Redazione
Incidente in fondo al mare: perso un robot minerario pesante 25 tonnellate

Un prototipo per raccogliere minerali in profondità giace a 4.500 metri sul fondo dell’Oceano Pacifico.Il dispositivo senza equipaggio da 25 tonnellate si è staccato dal cavo che lo collegava a una nave in superficie. L’incidente è avvenuto a metà di un programma di test e ricerche della durata di un mese e arriva tra le accese controversie sui piani per estrarre minerali dal fondale marino.

Il robot Patania II, è stata sviluppata dalla Global Sea Mineral Resources (GSR), un’impresa belga, per raccogliere i noduli di minerali disseminati nel fondale oceanico ed era stato immerso nella Clarion-Clipperton-Zone, un’area del Pacifico concessa alla GSR per l’esplorazione mineraria. Finora, nonostante la contrarietà di ambientalisti e scienziati, diversi governo hanno concesso decine di aree di fondale oceanico a compagnie minerarie. L’obiettivo è quello di estrarre metalli preziosi come cobalto e nichel, che sono importanti per le tecnologie low carbon, comprese le auto elettriche.

All’inizio di aprile, BMW, Volvo, Samsung e Google hanno annunciato la loro adesione a una moratoria sui metalli delle profondità oceaniche, fino a quando i rischi per l’ambiente non verranno meglio compresi.

Quando il cavo ombelicale del Patania II si è staccato dalla sua connessione alla macchina, la prima fase dei test era stata quasi completa.

Un portavoce di GSR ha dichiarato a BBC News: «Durante la sua ultima immersione nell’area di GSR, un lifting point si è separato e ora Patania si trova sul fondo del mare». Ieri sera è iniziata un’operazione per ricollegare il lifting point  e se il gigantesco robot minerario verrà recuperato verrà trasportato per ulteriori ricerche in un’area sottomarina in  Germania. Ma il recupero a profondità così estreme non può essere garantito.

L’incidente è avvenuto pochi giorni fa e la notizia è stata data da Greenpeace Deutschland che ha monitorato le attività delle compagnie minerarie di profondità. Negli ultimi decenni, la Germania ha investito circa 50 milioni di euro nella ricerca e nello sviluppo dell’estrazione mineraria in alto mare.

Sandra Schoettner, una biologa esperta di acque profonde di Greenpeace Deutschland, che è a bordo della nave Rainbow Warrior nell’Oceano Pacifico, Sandra Schöttner, ha commentato«E’ ironico che un’industria che vuole estrarre metalli dal fondo marino finisca per lasciarli invece cadere laggiù. E’ ovvio che l’industria è tecnicamente incapace di sfruttare i fondali marini. La tecnologia non può essere controllata ed è pericolosa per l’ambiente. L’estrazione mineraria in acque profonde deve ora essere interrotta prima che si verifichino gravi danni alla natura che l’umanità non può più riparare. Questo evidente fallimento operativo deve agire come un chiaro avvertimento che l’estrazione mineraria in acque profonde è un rischio troppo grande. La perdita del controllo di una macchina mineraria da 25 tonnellate sul fondo dell’Oceano Pacifico dovrebbe far affondare l’idea di scavare sempre nelle profondità marine. In definitiva, abbiamo bisogno di un trattato globale sugli oceani che prevenga questi rischi e chiuda vaste aree all’attività industriale. Il governo federale [tedesco] ora deve agire e fermare il suo progetto di estrazione mineraria in alto mare».

Greenpeace Deutschland ricorda che già nel 2019 la GSR aveva fallito con i test pilota del Patania II che aveva dovuto interrompere a causa di danni al cavo di alimentazione e di comunicazione del veicolo, il cavo ombelicale.

Due anni fa, un altro robot minerario, l’Apollo II, progettato da una compagnia olandese era stata danneggiata da rocce, sabbia e turbolenza anche se operava in acque poco profonde al largo della Spagna.

L’Onu sta negoziando un trattato globale per la protezione dell’alto mare e punta a proteggere  almeno il 30% degli oceani del mondo entro il 2030. Secondo Greenpeace, «Questa rete di regioni marine completamente protette è urgentemente necessaria per garantire la sopravvivenza di tutta la vita marina, stabilizzare gli ecosistemi e far fronte alla crisi climatica».

La scorsa settimana, gli attivisti di Greenpeace a bordo della Rainbow Warrior hanno protestato con gommoni e lo striscione “RISK” intorno alla nave Normand Energy, noleggiata dalla GSR, che è la base di Patania II.

La Schöttner conclude: «Ci impegniamo a proteggere il mare profondo. Le compagnie minerarie e i governi pianificano di saccheggiare lo spazio vitale più grande della terra. Le nostre osservazioni durante i test qui nel Pacifico indicano che c’è una significativa distruzione sul fondo dell’oceano. Greenpeace chiede che tutte le concessioni sottomarine siano pubblicate immediatamente. Le persone hanno il diritto di sapere cosa sta succedendo laggiù. Il mare profondo fa parte del “patrimonio comune dell’umanità” e deve rimanere un tabù per questa estrazione ad alto rischio di materie prime!»

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