Venerdì, 24 gennaio 2020 - ore 05.16

L'ECO FORUM DEI LETTORI - Fermiamo il treno, NOI scendiamo qua!

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| Scritto da Redazione
L'ECO FORUM DEI LETTORI - Fermiamo il treno, NOI scendiamo qua! L'ECO FORUM DEI LETTORI - Fermiamo il treno, NOI scendiamo qua!

di Tommaso Anastasio (Comunità Socialiste della provincia di Cremona)

 

Prendo spunto dal malessere e dal disagio profondo che ormai da tempo provo in me e in egual misura vedo covare in gran parte di tutti quelli che conosco, fino alla lettura del post (di due giorni fa) sul profilo Facebook di Andrea Virgilio, vice sindaco del comune capoluogo ed esponente conosciutissimo del PD di Cremona, in merito agli ultimi accadimenti: "La sconfitta dell’Umbria viene da lontano, è la fine di un mondo che da tempo vive solo nei suoi riti simbolici, ma la sua dimensione ha cause recenti e dimostra che per costruire un’ alleanza occorre prima di tutto dare dignità ai suoi protagonisti. In questi mesi il PD ha fatto come il cocker: ha tenuto le orecchie basse, ha subito i provvedimenti dei suoi alleati, gli attacchi dei suoi alleati, ha messo nel cassetto la sua cultura riformista e ha limitato la sua iniziativa politica. Hanno ragione Gori e De Caro: non si decide una alleanza con un tweet, io aggiungo che non si può richiamare la retorica del partito radicato solo quando si è già deciso e gli iscritti servono per ratificare a posteriori delle scelte già fatte. Le fusioni a freddo non funzionano, le fusioni si generano se c’è anima, se lungo il cammino resti credibile, se c’è una leadership adeguata alla straordinarietà della sfida. Se si vuole costruire un’alleanza nuova, occorre lavorare seriamente per un tessuto connettivo di valori, di credenze e di progetti comuni, occorre una visione della società, perché una coalizione non è una semplice trasfusione di sangue fra due gruppi per ora poco compatibili, sperando che possa rimettere in salute ciò che adesso è precario, una coalizione è qualcosa in più che non nasce per sopravvivere ma per dare vita a qualcosa di positivo per il paese."

 Condivido buona parte dell’analisi di Andrea, ma devo aggiungere che la situazione attuale, ha radici ancora più profonde e che nascono da lontano. Assumendo empaticamente la prospettiva dalla parte dei cittadini, la sensazione è di profonda ambiguità (interscambiabilità) di campo, fattuale e non di principio, sia ben inteso, fra centro-destra e centro-sinistra. L’effetto di quella sempre più crescente parte di “società liquida” (per dirla col sociologo Zygmunt Bauman) e dalla quale i partiti non sono avulsi, ma anzi ne sono investiti, fagocitati, destrutturati e ricomposti in brevissimi spazi temporali, nel gorgo del qualunquismo.

 Per inciso, così come il popolo rifiuta (e direi giustamente) le ideologie che nella loro esasperazione sono sinonimo di totalitarismo e di limitazione delle libertà, dovrebbe, alla stessa stregua, rifiutare le teologie tecnocratiche come ideologia unica, oggi imperante e più pervasiva delle storie totalitariste, nel neologismo “globaritarismo”. Ma attenzione anche a prendere tout court il modello delle socialdemocrazie affermatesi nel nord Europa che hanno prodotto l’atomizzazione della società grazie (per modo di dire) allo Stato che provvede a tutto "dalla culla alla bara", facendo dimenticare paradossalmente la libera cooperazione e il senso della solidarietà come principi alla base del socialismo! Siamo critici e ce ne vantiamo a dimostrazione che non ci auto-convinciamo che sia tutto rosa solo perché e di parte nostra. Ovvero, la vera libertà implica la consapevolezza che tutto è precario e che come tale va preservata quotidianamente. Quando dalla precarietà si passa alla comodità, la famosa rana nella pentola, di Noam Chomsky, è già che bollita.

 Queste ambiguità politiche, dicevamo, replicano e addirittura superano la cosiddetta pratica dei due forni: da un lato indispettisce le aspettative di un elettorato formato dai cosiddetti “responsabili”, ancora attento e pensante sulle conseguenze politiche del proprio voto e, dall’altra, tradisce le promesse fatte a larga parte del popolo, le cosiddette “masse” che, si sa, ridotte alla sopravvivenza, preferiscono i fatti concreti agli ideali. Per gli amanti della satira c’è sempre l’espressione colorita dell’assessore alle “varie ed eventuali” Cangini, al secolo Paolo Cevoli.

 Quanto accaduto negli ultimi 25 anni, fino ai giorni nostri con la formazione del governo M5S-PD attraverso metodi a dir poco alchemici, ci fornisce la prova che dal 1994 in poi, dopo le purghe di tangentopoli, possiamo tranquillamente affermare che nella particolare rivoluzione in salsa sessantottina si è buttato via il bambino con l’acqua sporca e che semmai la II Repubblica nacque, lo fece a discapito della tenuta, prima culturale e poi sociale del Paese. Il popolo che ogni due per tre è chiamato a vestire i panni dell’elettorato è ormai svilito, annichilito in un circolo vizioso di atti simbolici ormai fini a se stessi che lo portano a votare sempre più di "pancia"; a votare contro qualcuno, contro l’insicurezza generale, contro l’immigrazione selvaggia e clandestina, contro chi è contro, e così via, ma mai per sposare un progetto di ampio respiro. A dire il vero non siamo a conoscenza nemmeno noi dell’esistenza di significativi progetti nei programmi elettorali di qualsiasi formazione politica che ambisca a guidare il paese fuori dalle secche della stagnazione politica, sociale ed economica.

La Comunità Socialista è totalmente d’accordo sul fatto che solo attraverso una chiara, onesta e (si spera) duratura ridefinizione dei concetti di fusioni ed alleanze a cui fai cenno se ne potrà uscire. Unendo le forze intorno alla comune Visione intesa come la speranza di cambiare in meglio le cose. Alle analisi, da persone serie e pragmatiche quali ci definiamo, devono seguire delle elaborazioni che portino concretamente a delle proposte risolutive della crisi dei partiti e non solo.

Umilmente ne facciamo qualcuna: 

  • intanto eliminare il prefisso "centro-" come zona contigua e, allo stato dell’arte, in continuità col centro-destra, soprattutto sul tema della Laicità;

  • ridare dignità al concetto di Sinistra, quale “contenitore valoriale” della migliore tradizione Socialista e Democratica di questo paese che deriva storicamente dalla presa di coscienza delle masse passando attraverso la conquista dei diritti dei lavoratori e la tutela dei più deboli.

  • riproporre, nel concreto, il “metodo Riformista” opportunamente contestualizzato e alimentato da quella buona pratica del pensiero critico, nell’idea che il suo approdo debba corrispondere ad un aumento delle Libertà, nel rispetto quindi anche delle minoranze e della dignità di tutti quelli che oggi sono considerati gli ultimi;

 Quanto sopra, come principi fondanti di un’azione Politica (con la P maiuscola) fatta di persone che si rispecchiano nei suddetti, prima ancora che in un partito qualsiasi, che si affidino ad un Leader piuttosto che ad un capitano e che lavorino attorno ad una visione comune, anziché ad una mera alleanza elettorale di comodo.

Per quanto concerne la leadership però, va da sé che tanto più il gruppo dirigente è omogeneo (e non omologato) nelle sue diverse posizioni, trasparente con se stesso e con l’esterno, saprà scegliere al suo interno il Leader fra i migliori degli illuminati. Un capo che non funga né da caporale, né da garante delle varie correnti; che non abbia come unico scopo la comunicazione con il proprio elettorato, ma che vigili sul rispetto dei Valori di cui sopra e abbia l’autorevolezza (e non l’autorità) di richiamare all’ordine chi devia dalla retta via pur comprendendone le ragioni.

È da tempo che la Comunità Socialista, dopo tanti anni di discussioni, dibattiti, convegni, documenti e appelli, si propone di tirare le fila verso la ricostruzione di un nuovo partito socialista, senza ulteriori aggettivi. Ma siamo anche realisti sul fatto che noi, da soli, non possiamo farcela. E quando diciamo “noi” includo anche “voi” e tutti quelli che in ordine sparso dicono più o meno le stesse cose senza mai pensare di fare realmente sistema.

E’ tempo di avviare un progetto che unisca tutti coloro che si riconoscono nel valori del socialismo di ispirazione Rosselliana, oseremmo dire in pieno spirito italico, cioè che trova nella eterogeneità la sua ricchezza e la sua forza innovatrice. Che sappia offrire finalmente una rappresentanza politica a milioni di cittadini delusi che in quantità crescente non si recano più alle urne. Tanto è sempre la solita minestra!

Che sappia rispondere alla domanda di partecipazione democratica, di tante energie e piccole comunità, che ancora si ritrovano, si riconoscono e operano nelle forme più svariate.

Esiste un patrimonio di uomini e donne, di tutte le età, che aspetta di poter dare il proprio contributo e riversare il proprio impegno in una nuova struttura politica del socialismo del XXI secolo.

Nel nostro piccolo, nella provincia di Cremona, la Comunità Socialista, si vuole porre come interlocutore serio e non servo, con la forza delle proprie idee, scevro da condizionamenti e da mire che non hanno a che fare col bene comune e con le istanze ed i bisogni delle genti che tentiamo di rappresentare, invitando tutte le voci critiche presenti nel PD, nel PSI, in ART 1, nelle componenti ambientaliste, arrivando ai Radicali, ai Repubblicani, alle comunità laiche di ispirazione cattolica e la sinistra più in generale, a confrontarsi coraggiosamente nella tessitura di una rete provinciale che coordini elabori progetti politici ed amministrativi territoriali di ampio respiro.

 Insieme possiamo farcela, perché in Italia il mondo dell’associazionismo è ancora forte e capace di arginare quella parte di società liquida, individualista, ma anche ininfluente per imprimere un cambiamento epocale di tipo culturale a cui facevamo cenno. Queste realtà associative, a vario titolo, possono fungere da “coagulanti di persone” passando dall’impotenza di tanti alla potenza di un gruppo dirigente che smuova le coscienze e le masse come non si è più visto dagli anni ‘80.

 Rilanciamo la proposta fatta nell’assemblea dei socialisti dello scorso 5 ottobre, ovvero l’idea di creare una consulta provinciale, alla quale ci si deve arrivare però, senza orpelli di titoli, gradi e mostrine varie, con l’intento, non di salvare un partito o per salvaguardare qualche rendita di posizione, ma per una trasparente alleanza politica che sia in grado di creare reti di cooperazione fra diversi soggetti in senso ampio, che funga da “anima” per l’aggregazione in un soggetto o in una alleanza politica a livello nazionale, ad esempio attraverso un patto federativo con queste comunità regione per regione. Senza diritti d’autore o primogeniture, ispirandoci al cosiddetto “copyleft” dove tutti sono chiamati a collaborare all’evoluzione ed al continuo miglioramento dell’azione politica.

Vogliamo dunque parlarne?

 Metaforicamente, come chi svegliandosi da estranei, a bordo di un treno finalmente visto come un sistema distorto e distopico che mette a disagio in quanto non se ne conosce la destinazione, creando un profondo senso di oppressione nonché di angoscia, trova, insieme ad altri, il coraggio di tirare il freno d’emergenza e dire: "Fermiamo il treno, NOI scendiamo qua!"

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