Non dimenticherò quella notte di un luglio raggelato in cui Marta fu malmenata e oltraggiata, notte di manganelli, lacrimogeni, arresti, di angoscia per chi non tornava, fermato o disperso in luoghi improvvisamente sconosciuti e ostili. La serenità coraggiosa di Marta, l’assistenza umana e professionale di Valentina e di tutti i nostri avvocati sono una risorsa preziosa per il movimento NO TAV che nei legami di affetto, di solidarietà, di lucida consapevolezza trova motivo e forza di una lotta irriducibile. Nulla potranno i caselli, gli esposito, i rinaudo e padalino, le trame lobbistiche, le intimidazioni di tribunali e carceri contro il vento di liberazione che si alza dalle dimore degli oppressi e che crescerà, fino a diventare uragano, capace di spezzare le catene, di risucchiare nel pozzo senza fondo dell’oblio gli oppressori e i loro servi schiocchi.
Si è oggi concluso il processo a carico di Marta per i fatti svoltisi in Val Clarea nella notte tra il 19 e il 20 luglio 2013. Quella sera Marta venne fermata, con altri 8 attivisti NO TAV (di cui uno minorenne) nel corso di una passeggiata notturna nel Comune di Giaglione. Quella notte circa 500 manifestanti si avvicinarono al cantiere senza mai entrare nella cosiddetta zona rossa, coperta da limite di viabilità in ragione di reiterati provvedimenti prefettizi. I manifestanti furono accerchiati e caricati dalle forze dell’ordine: ci furono scontri e tafferugli a cui seguirono i fermi di nove persone. Marta e il minorenne furono denunciati a piede libero, mentre gli altri sette fermati furono tratti in arresto, tutti per rispondere dei reati di minaccia e violenza aggravate nei confronti di operatori delle forze dell’ordine, porto e detenzione di armi da guerra e lesioni aggravate. Tutti i fermati di quella sera, in sede di convalida dell’arresto, denunciarono di essere stati violentemente percossi dagli agenti operanti.
Il giorno successivo, il movimento NO TAV denunciò in una conferenza stampa le gravi violenze di quella notte e, in quella stessa occasione, Marta raccontò di essere stata selvaggiamente picchiata, di aver subito violenza sessuale da parte di agenti della Polizia di Stato e di essere stata pesantemente svillaneggiata e insultata con epiteti di carattere sessista. La Procura di Torino aprì quindi tre fascicoli in relazione alla specifica posizione di Marta: uno a suo carico (e a carico degli altri fermati) e altri due che la vedono persona offesa. Di questi ultimi due fascicoli, aperti a seguito delle formali querele sporte, uno è a carico dell’on. Stefano Esposito per le gravi diffamazioni che esternò a seguito del fermo e della successiva conferenza stampa, l’altro è stato aperto a carico di ignoti per le violenze e i trattamenti subiti da Marta in occasione del fermo.
Oggi Marta è stata assolta con una sentenza che cristallizza non solo che non ha commesso i reati per cui è stata denunciata ma che consente inoltre di ritenere, ove ve ne fosse ancora bisogno, che quanto ha denunciato pubblicamente e in Procura, è attendibile e veritiero.
È opportuno precisare che la richiesta di assoluzione, sia pure con formula dubitativa, è stata avanzata anche dalla pubblica accusa che ha dovuto prendere atto che gli agenti che avevano fermato Marta, e che ne avevano inizialmente connotato la condotta in termini che ne determinarono la sottoposizione a procedimento penale, avevano successivamente dichiarato di non poterle attribuire alcuna condotta illecita, essendosi limitati a soccorrerla, avendola trovata sola, a terra e già ferita. Tale repentino cambio di rotta da parte di coloro che hanno fermato Marta ha evidentemente inciso sia sulla richiesta dei pubblici ministeri che sulla decisione del gip, ma ha anche consentito alla procura di richiedere l’archiviazione del procedimento penale che vede Marta persona offesa per le violenze subite quella notte. Tale richiesta sarà ovviamente oggetto di opposizione e di successivo vaglio del gip, ma merita già alcune considerazioni. Duole, ancora una volta, dover constatare che i procedimenti nei quali gli attivisti NO TAV rivestono il ruolo di indagati giungono velocemente a giudizio, mentre i procedimenti che vedono gli stessi attivisti rivestire il ruolo di persone offese giacciono fermi in indagini (è il caso, tra gli altri, del procedimento penale che vede indagato l’on. Esposito per la diffamazione documentalmente provata ai danni di Marta) o vengono inesorabilmente avviati all’archiviazione.
La Procura della Repubblica di Torino, il 15 dicembre 2014, ha chiesto l’archiviazione del procedimento per le violenze subite da Marta. Il fascicolo, nonostante gli inequivocabili elementi forniti dalla persona offesa atti a identificare gli autori delle violenze, è rimasto iscritto a carico di ignoti sino a pochi giorni fa e, quindi, per quasi un anno e mezzo. Il 9 dicembre 2014 il procedimento, dopo ripetute ed estenuanti richieste della difesa di Marta, è stato iscritto a carico di tre soggetti, tutti appartenenti alle forze dell’ordine. Di tre giorni fa la richiesta di archiviazione. La Procura di Torino ha quindi perseguito Marta con tenacia, pur in difetto di riscontri che ne comprovassero le responsabilità, ignorando, per contro, gli elementi in suo favore sin da subito emersi e ostacolando ogni tentativo di indagine da parte della sua difesa. Inoltre Marta, il 30 gennaio 2014, ha ricevuto un ordine di allontanamento dai Comuni di Chiomonte e Giaglione a firma del Questore di Torino proprio sul presupposto della sua partecipazione agli scontri del 19 luglio 2013 in Val Clarea, così come prontamente segnalata dalla Digos di Torino. Ci si deve allora chiedere perché il Questore di Torino non ha provveduto a opportuni accertamenti prima di imporre tali gravosi limiti alla libertà di circolazione, e perché la stessa Questura, quando, per bocca dei suoi stessi agenti, esclude ogni responsabilità di Marta, non ha almeno la decenza di revocare quello che è ormai palesemente un’ingiustificata limitazione personale.
L’assoluzione di Marta, intervenuta il giorno dopo l’assoluzione per i reati di stampo terroristico attribuiti a Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò, ha il sapore dell’ennesimo fallimento del teorema persecutorio avviato ormai da anni nei confronti dell’intero movimento NO TAV da parte della Procura di Torino, la quale però, per bocca dei soliti Pubblici Ministeri, persevera imperterrita, e con un accanimento degno di migliori ragioni, nel tentativo di proteggere quei rappresentanti dello Stato che invece di garantire i diritti e le ragioni di chi si oppone alla devastazione di una terra e al malaffare, finisce per accreditare il generalizzato discredito delle forze dell’ordine e per negare giustizia a chi ne subisce gli abusi e i soprusi.
Marta è stata fermata mentre manifestava liberamente il proprio pensiero, è stata picchiata selvaggiamente con calci, pugni e manganelli, sessualmente abusata e oltraggiata.
Qualcuno pagherà per questo?
La lettera di Nicoletta Dosio: ‘Marta assolta! Felice con lei e per lei’
Pubblichiamo la lettera di Nicoletta Dosio, che esordisce così: «In questa giornata di dicembre il cui tepore sa di primavera, sono felice con Marta, per Marta e per tutti noi»

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