Lunedì, 29 giugno 2026 - ore 06.52

LA NUBENDA DEL CARABINIERE| G.Azzoni

| Scritto da Redazione
LA NUBENDA DEL CARABINIERE| G.Azzoni

Lettera dal Ventennio (3) Caro lettore, una caratteristica del regime fascista, abbastanza nota, è la ossessiva fame di informazioni private e dettagliate sui singoli cittadini, per le più svariate finalità a partire da quella politica ma non solo. Le autorità dedicavano a questo scopo molto tempo, erano numerosi i pubblici funzionari, carabinieri, polizia, milizia, portinai a ciò impegnati, non indifferenti le risorse per pagare informatori e delatori di ogni risma.
Conto di dedicare alcune di queste lettere dal ventennio al tema, magari in forma leggera come quella presente, spesso c’è persino di che divertirsi. Anche se all’epoca c’era poco da scherzare perché a causa di una qualche “riservatissima” si poteva perdere il lavoro, beccarsi una legnata o finire al confino. Massiccio in questo campo era l’impegno chiesto ai carabinieri. Essi dovevano dedicare tempo ed energie per informare prefettura, podestà e gerarchi sulle più svariate situazioni. Nel caso di cui qui ci occupiamo i carabinieri erano doppiamente interessati. Infatti se un appartenente all’Arma benemerita intendeva prendere moglie doveva esserne autorizzato (cosa doverosa anche in altre epoche) e per istruire la pratica spesso erano carabinieri anche quelli che raccoglievano informazioni e relazionavano sulla futura moglie, sempre definita “la nubenda”. La nubenda (e la sua famiglia) doveva offrire garanzie in campo politico, morale ed economico. E così nelle ingiallite carte degli anni venti e trenta leggiamo circostanziate notizie sul corredo (la mitica dote) e sull’ammontare del patrimonio familiare di una nubenda (tot pertiche di terra, tot vacche, manzi e cavalli nella stalla e così via). I casi sono vari. Siamo nel ’27 e su una promessa sposa grava un’ombra, ella “abita da sola in una camera ammobiliata”. Di un’altra nubenda poi “dicesi si dedichi ad illeciti amori”.
Le indagini erano meticolose. Un brigadiere relaziona nel settembre del 1929: “… la sera della fiera in Ossolaro verso le ore 22 ebbi ad osservare che F.I. tornava dalla via che conduce a Cremona in compagnia di un giovane, certo G.G. di Paderno. Ma nessun fatto specifico di immoralità risulta a carico suo” né a carico di una amica vista alle ore 20 nei locali della pesca di beneficenza…
E’ del 1931 una informativa su un’altra nubenda, questa ha una sorella che nel 1930 ebbe una bambina “da illecita relazione”, pare però che “il seduttore la sposerà entro l’anno”.
In genere, comunque, le relazioni erano positive. Una di esse, datata 22.9.1926, è talmente buona che il sottoprefetto firmatario, preso dall’entusiasmo, così conclude il documento: “Lo scrivente giudica conveniente ed onorabile la suddetta unione…”. Questo matrimonio, insomma, s’ha da fare…
(Giuseppe Azzoni)

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