Gli agenti coinvolti sono due bianchi, un afroamericano e un asiatico. Erano stati subito sospesi dopo il fatto, quindi riammessi e ora di nuovo sospesi dopo i risultati dell'autopsia. Il sindacato della polizia di Tacoma, incurante del referto dell’ufficio del medico legale, però non ci sta e attacca il sindaco che avrebbe giudicato il comportamento degli agenti sulla base di "un breve, sfocato video di Twitter".
Secondo il sindacato quel che è "successo a George Floyd nelle mani della polizia è sbagliato" ma "gli agenti di Tacoma non hanno assassinato Mr Ellis". Il governatore dello Stato di Washington Jay Inslee ha annunciato che ci sarà un’inchiesta indipendente sulla morte di Ellis.
"La triste realtà è che George Floyd è qui a Tacoma e il suo nome è Manny" ha detto l'avvocato della famiglia Ellis, per poi aggiungere che nel video si sente il 33enne gridare "non riesco a respirare" proprio come diceva Floyd con un filo di voce all’agente che gli schiacciava il collo col ginocchio fino a non farlo respirare più: "I can’t breath" diventato lo slogan della protesta contro il razzismo e gli abusi della polizia nei confronti della comunità afroamericana.
A distendere gli animi non aiuta certo il presidente americano Donald Trump che anzi gioca a provocare i manifestanti invitando gli agenti
a "non inginocchiarsi" in segno di solidarietà contro il razzismo e la violenza della polizia. Per Trump inginocchiarsi da parte degli agenti è un gesto irriverente verso la bandiera americana.
In questo clima a Buffalo 57 poliziotti della Squadra rapida d'intervento si sono dimessi per protestare contro la sospensione di 2 colleghi che giovedì hanno spintonato un manifestante 75enne facendogli battere la testa al suolo (guarda il video) e lasciandolo poi sanguinante a terra. L’uomo, ferito alla nuca, è ricoverato in gravi condizioni.