Mercoledì, 26 gennaio 2022 - ore 17.58

NON PUBBLICATE I FOGLI DEL VACCINO

non pubblicate mai sui social la foto del QR-code

| Scritto da Redazione
NON PUBBLICATE I FOGLI DEL VACCINO

Da alcuni giorni parecchi cittadini italiani - reduci dalla vaccinazione anti-Covid - stanno ricevendo (a partire dalla prima dose) il codice necessario per ottenere il green pass. Benissimo.

Però… beh, c’è un però: molti vaccinati, presi dall’entusiasmo e cullati dalla sensazione di sollievo, fotografano il QR-Code contenuto nel documento e lo esibiscono sui social. È un grave errore.

 

Ebbene, il documento contiene il QR-code, quel piccolo riquadro pieno di puntini e righe: ebbene, non deve essere sbandierato in giro, va mostrato soltanto a chi è autorizzato a chiederlo. Inoltre è assai inopportuno pubblicare la sua foto nei social network. I motivi sono spiegati su Agendadigitale.eu dall’avvocato Guido Scorza, componente del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali.

 

Infatti un malintenzionato è in grado di ricavare da lì una valanga di dati personali. Per esempio: nome e cognome, data della vaccinazione e tipo di vaccini, eventuale infezione da Covid, risultati dei tamponi e tanto altro. Un sistema utilissimo per farsi i fatti altrui e anche, in certi casi, per ricattare qualcuno. Inoltre un QR-code rubato viene pagato bene sul dark web, favorendo l’uso di green pass contraffatti (usati magari da chi non è affatto vaccinato, Mmettendo così a rischio la salute pubblica oltre che a essere un reato penale ''rubare''/usare/spacciarsi  i dati di qualcun'altro).

FATE ATTENZIONE!!!

 

Se volete pubblicare sui social che avete fatto il vaccino, tagliate o oscurate o aggiungete sopra un adesivo  il QRCODE.

La nota - In un comunicato pubblicato sul proprio sito, il componente del Garante per la protezione dei dati personali Guido Scorza spiega che il    QR-code presente nel Green pass rappresenta "una miniera di dati personali invisibili a occhio nudo, ma leggibili da chiunque avesse voglia di farsi i fatti nostri". Nome, data e luogo di nascita, dosi di vaccino effettuate ma anche eventuali rapidi e molecolari. 

 

"Il rischio - continua Scorza - è di lasciare in giro per il web una traccia dei propri dati sanitari, che potrebbe essere utilizzata per finalità malevole. Ad esempio, dai dati estrapolati dal green pass un datore di lavoro può desumere che un cittadino abbia patologie incompatibili con il vaccino o che sia contrario ad esso, e sulla base di queste informazioni negare un lavoro stagionale. O ancora, per truffe mirate o operazioni di profilazione commerciale".   

 

Rischio falsificazioni - La circolazione di molti QR-code, conclude Scorza, "potrebbe facilitare anche la circolazione di certificati falsificati che metterebbero a rischio l'obiettivo della circolazione sicura, motivo principale per il quale il Green pass è stato creato". 

 

 

 

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