Domenica, 02 ottobre 2022 - ore 18.12

Palestina-Israele, Onu: nessuna giustificazione per terrorismo o violenza contro i civili

Le conseguenze a cascata della guerra in Ucraina colpiscono ancora di più i poveri dei territori palestinesi occupati

| Scritto da Redazione
Palestina-Israele, Onu: nessuna giustificazione per terrorismo o violenza contro i civili

Intervenendo al Consiglio di sicurezza dell’Onu, il Coordinatore speciale delle Nazioni Unite per il processo di pace in Medio Oriente, Tor Wennesland, ha ricordato che «Le recenti violenze nella Cisgiordania occupata e gli attacchi terroristici in Israele hanno ucciso e ferito decine di civili. Nonostante la retorica incendiaria e gli scontri violenti tra palestinesi e le forze di sicurezza israeliane (ISF) nei Luoghi Santi,  la situazione a Gerusalemme rimane relativamente calma. Tuttavia, il lancio di razzi a Gaza sta minando la fragile stabilità che prevaleva dallo scorso maggio.  Sia chiaro: non c’è giustificazione per atti di terrorismo o violenze contro i civili. Violenza, provocazioni e istigazioni devono cessare immediatamente ed essere inequivocabilmente condannati da tutti. Inoltre, tutti i leader politici, religiosi e comunitari devono fare la loro parte per ridurre le tensioni, mantenere lo status quo nei Luoghi Santi e garantire il rispetto della loro santità».

Intanto, per Wennesland, «I leader palestinesi hanno compiuto alcuni lodevoli sforzi per allentare le tensioni, condannare gli attacchi e frenare la violenza». Sforzi che secondo il Coordinatore speciale dell’Onu dovrebbero continuare con l’aiuto dei partner regionali e internazionali nel riportare la calma nei Luoghi Santi e garantire un accesso continuo ai fedeli musulmani.

Ma ha aggiunto che «La violenza quotidiana è aumentata drasticamente nei Territori Palestinesi Occupati (OPT) e in Israele. Nella Cisgiordania occupata e in Israele, 23 palestinesi, tra cui 3 donne e 4 bambini, sono stati uccisi dalle forze di sicurezza israeliane (ISF) durante manifestazioni, scontri, operazioni di ricerca e arresti, attacchi e presunti attacchi contro israeliani e altri incidenti, e 541 palestinesi, tra cui 30 donne e 80 bambini, sono rimasti feriti. Inoltre, coloni israeliani o altri civili hanno perpetrato 66 attacchi contro i palestinesi provocando 9 feriti e/o danni alla proprietà palestinese. In tutto, 12 israeliani, tra cui 2 donne, oltre a 3 cittadini stranieri, sono stati uccisi e 82 israeliani, tra cui circa 6 bambini e 4 donne, oltre a un cittadino straniero, sono stati feriti dai palestinesi in attacchi a colpi di arma da fuoco, accoltellamenti e speronamenti, scontri, lancio di sassi e bottiglie molotov e altri incidenti. In totale, i palestinesi hanno perpetrato 104 attacchi contro civili israeliani provocando ferite e/o danni alle proprietà israeliane. In due settimane, all’interno di Israele si sono verificati 4 attacchi terroristici, gli attacchi più mortali degli ultimi anni.

Il Coordinatore speciale ha reso noto un elenco di vittime di entrambe le parti a partire dal  22 marzo, affermando che «Gli autori di tutti gli atti di violenza devono essere ritenuti responsabili e consegnati rapidamente alla giustizia».

Passando a Gaza, «La situazione della sicurezza, umanitaria ed economica resta profondamente preoccupante» e ha denunciato nuovamente il blocco israeliano di quella che è la più grande prigione a cielo aperto del mondo: «I palestinesi a Gaza continuano a soffrire a causa di anni di severe restrizioni economiche e di movimento dovute al regime di blocco israeliano, così come per la natura del governo di Hamas e la continua minaccia di violenza.

Dopo diversi mesi senza il lancio di razzi, i militanti a Gaza hanno lanciato cinque razzi verso Israele, di cui uno ha causato danni alla proprietà nella città israeliana di Sderot. Gli altri sono stati intercettati dal sistema Iron Dome, si sono schiantati a breve distanza nella stessa Striscia di Gaza o in aree non abitate  all’interno di Israele. Dopo i lanci, le autorità israeliane hanno chiuso il valico israeliano di Erez ai lavoratori e ai commercianti palestinesi.

Wennesland ha ammonito che «Il lancio indiscriminato di razzi verso i centri abitati israeliani viola il diritto internazionale e deve cessare immediatamente». Ma la comunità internazionale ha troppo spesso sorvolato sui bombardamenti, il lancio di razzi a tappeto e l’utilizzo di armi proibite, comprese quelle al fosforo bianco, sulla Striscia di Gaza.

Uno sviluppo positivo è stato  la concessione di 20.050 permessi per entrare in Israele ai lavoratori palestinesi di Gaza, oltre a 2.500 permessi esistenti per commercianti e uomini d’affari. E il governo israeliano ha anche stanziato circa 12 milioni di dollari per migliorare i valichi tra Gaza e Israele. Inoltre, a seguito di un accordo tra le due parti, sono in corso i preparativi per facilitare l’ingresso a Gaza di materiali e attrezzature necessari per riparare e manutenere i pescherecci come parte del rilancio del settore della pesca a Gaza <, cosa che per Wennesland «Dovrebbe aprire la strada per un analogo allentamento delle restrizioni in altri settori».

Il problema è non solo che la guerra di invasione russa dell’Ucraina sta distogliendo l’attenzione dall’eterno conflitto tra Israele e Palestina, ma sta facendo aumentare i prezzi del cibo, colpendo soprattutto le famiglie più povere del Medio Oriente che vivono proprio nei territori palestinesi occupati.

Dalla fine del 2021, a Gaza Il costo della distribuzione trimestrale del cibo da parte dell’ United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East (UNRWA)  è aumentato del 42% e gli aiuti Onu rappresentano quasi il 60% dell’approvvigionamento alimentare della Striscia di Gaza.

World food programme (Wfp) e UNRWA dicono che, senza ulteriori finanziamenti, quest’anno non saranno in grado di soddisfare il fabbisogno alimentare dei palestinesi, «Il che potrebbe portare alla destabilizzazione in tutti i TPO, in particolare nella Striscia di Gaza – ha sottolineato Wennesland, che ha fatto appello a « Un sostegno urgente all’UNRWA, che deve affrontare una situazione finanziaria critica. Esorto le parti, i partner regionali e le organizzazioni internazionali a portare le autorità palestinesi (AP) su una base fiscale più solida, affrontando al contempo questioni sistemiche più ampie».

Ma Wennesland ha soprattutto ammonito i potenti del mondo sul fatto che «La violenza dell’ultimo mese ha sottolineato che la gestione del conflitto non è un sostituto per risolverlo. Incoraggio tutti ad abbassare le tensioni, mantenere la calma e affrontare i fattori di conflitto. Per gettare le basi per un processo politico verso una realtà a due Stati, bisogna che gli insediamenti [dei coloni israeliani] siano fermati, la stabilità fiscale dell’Autorità Palestinese sia rafforzata e le istituzioni palestinesi siano rafforzate. L’obiettivo finale rimane chiaro: due Stati  che vivono fianco a fianco in pace e sicurezza, in conformità con le risoluzioni delle Nazioni Unite e il diritto internazionale. Le Nazioni Unite restano  impegnate a sostenere  israeliani e palestinesi nel loro cammino verso quel futuro, anche se affrontano pressanti bisogni di sicurezza, economici e  umanitari. Continueremo a lavorare con le parti e con i partner regionali e internazionali per raggiungere questo obiettivo».

Ma le tensioni in Israele e nei territori palestinesi occupati continuano e a nord i palestinesi alleati dei Hezbollah hanno lanciato dal Libano verso Israele razzi che hanno oltrepassato la linea blu, ai quali Israele ha risposto con il fuoco dell’artiglieria che ha colpito il Libano, dove ormai la missione Onu a partecipazione italiana, l’Unifil sta facendo da testimone sperando di prevenire ulteriori incidenti di questo tipo e contribuire alla stabilità lungo la Linea Blu.

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