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Sarebbe stato bello incontrarci da subito, nella prima newsletter del nuovo anno, sotto una luce di speranza, anche per i tanti appuntamenti che ci attendono e che avrebbero di per sé il potere di farci sentire entusiasmo e voglia di fare, dalle Olimpiadi - che si apriranno tra meno di un mese a Milano ma che coinvolgeranno anche la Valtellina e allargheranno il loro spirito all’intera Regione e al Paese - al grande lavoro che dobbiamo impostare per il Referendum costituzionale, sino alla conferenza programmatica del PD regionale, dalla quale lanciare il programma per la Lombardia di domani.
Sarebbe stato bello ma non è purtroppo possibile: è troppo grande il dolore che abbiamo ancora tutti nel cuore per le ragazze e i ragazzi - i milanesi ma non solo loro, tutte e tutti, di ogni luogo e nazionalità - vittime della tragedia di Crans Montana e di una logica che accetta di abbattere ogni criterio di sicurezza pur di aumentare il profitto. E come non pensare con gratitudine anche all’ospedale di Niguarda e ai professionisti che si stanno adoperando per la cura di chi ha davanti il duro e lungo percorso verso la guarigione? Siamo idealmente al fianco di ciascuno di loro: dei medici, degli infermieri, di ogni paziente e di ogni famiglia.
Eppure, se appena voltiamo lo sguardo altrove ci troviamo, ugualmente attoniti, a domandarci quali saranno i confini che l’Amministrazione Trump abbatterà ancora se al disprezzo per il Diritto internazionale va a sommarsi il delirio di onnipotenza di chi crede che col denaro si possa comprare tutto, e peggio ancora che tutto sia in vendita. Sì, sarebbe stato bello iniziare con parole più liete di queste ma è comunque piena di speranza che voglio iniziare il nostro dialogo per il 2026. È una speranza motivata, che si fonda proprio sul fatto che noi ci siamo, che non smettiamo di lavorare per il meglio anche quando pare che il peggio cerchi di assaltarci da ogni lato pur di abbatterci: ci provi pure, non ci riuscirà, siamo più forti noi.
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