Martedì, 11 dicembre 2018 - ore 02.53

Pianeta Migranti. Le migliori pratiche di integrazione dei migranti forzati in Italia e in Europa

La ricerca I GET YOUY realizzata in 9 paesi europei rileva che l’accoglienza funziona meglio in comunità di piccole dimensioni e in piccoli centri. Ma per prevenire razzismo e xenofobia, occorre puntare anche su forti narrazioni positive della migrazione.

| Scritto da Redazione
Pianeta Migranti. Le migliori pratiche di integrazione dei migranti forzati in Italia e in Europa Pianeta Migranti. Le migliori pratiche di integrazione dei migranti forzati in Italia e in Europa Pianeta Migranti. Le migliori pratiche di integrazione dei migranti forzati in Italia e in Europa Pianeta Migranti. Le migliori pratiche di integrazione dei migranti forzati in Italia e in Europa

Pianeta Migranti. Le migliori pratiche di integrazione dei migranti forzati in Italia e in Europa

La ricerca I GET YOUY realizzata in 9 paesi europei rileva che l’accoglienza funziona meglio in comunità di piccole dimensioni e in piccoli centri. Ma per prevenire razzismo e xenofobia, occorre puntare anche su forti narrazioni positive della migrazione.

-------------

Nei 9 Paesi in cui è stato realizzato il progetto sono state mappate complessivamente 315 iniziative di community building: 62 in Italia, 55 in Francia, 50 in Germania, 37 in Belgio, 31 in Spagna, 31 in Portogallo, 20 a Malta, 15 in Romania e 14 in Croazia. La maggior parte sono di piccole dimensioni, ma con un impatto significativo nella prevenzione del razzismo e della xenofobia. Attraverso l’esperienza delle persone intervistate nell’ambito del progetto “I get you” è emerso che identificare le forme di razzismo e xenofobia non è sempre scontato: queste possono nascondersi dietro azioni molto diverse, dalle micro aggressioni al rifiuto dell’alloggio. Più che di nuove leggi e regolamenti, l’Europa ha probabilmente bisogno di forti narrazioni positive che raggiungano l’opinione pubblica in modo da creare le basi per un’apertura e un dialogo necessario a superare pregiudizi e paure”.

I partecipanti ai progetti sono per lo più adulti in età lavorativa, sia migranti che locali. I migranti forzati arrivano soprattutto da Siria, Afghanistan, Iraq, Pakistan, Nigeria, Somalia, Sudan, Gambia e Mali. Il 55 per cento di loro vive in Europa da più di un anno. Secondo i dati della ricerca il finanziamento pubblico più rilevante delle iniziative di community building mappate è stato registrato il Romania (53%), Portogallo (39%) e Croazia (36%). Mentre in Germania, Francia, Spagna e Italia più del 50 per cento delle iniziative sono finanziate dalla società civile.

La mappatura in Italia ha descritto 62 iniziative: 25 al nord, 28 al centro e 9 al sud. La maggior parte di esse (53) hanno portata locale, 7 fanno invece parte di un'iniziativa più ampia a carattere nazionale e 2 operano in una dimensione regionale. 41 iniziative su 62 svolgono le attività con meno di 25.000 euro l'anno. Non mancano tuttavia iniziative più ampie e strutturate e 8 dichiarano un budget annuo superiore a 100.000 euro. I fondi per il funzionamento provengono da finanziamenti privati, da found raising e raccolta fondi gestita dai volontari, ma in 15 casi le iniziative ricevono sostegno parziale e totale da fondi pubblici, soprattutto legati ai progetti di accoglienza del sistema Sprar. Il numero di beneficiari per ciascuna iniziativa è molto variabile, ma la maggior parte dei migranti coinvolti sono richiedenti o titolari di protezione internazionale. Per la maggior parte si tratta di persone giovani, nella fascia di età 19-25 anni. Le nazionalità più rappresentate sono: Mali, Nigeria, Gambia, Pakistan, Afghanistan e Eritrea. In particolare, la ricerca di I Get You ha mostrato che l’accoglienza funziona meglio quando è organizzata in piccoli centri e le strutture non sono isolate, ma ben collegate o ancor meglio all’interno delle aree urbane. Ciò consente, infatti, alla società civile di interagire direttamente con i migranti. “La creazione di relazioni personali è il modo migliore per prevenire l’ostilità e la diffidenza e, allo stesso tempo, agevola un’integrazione più veloce ed efficace. Le strutture e i metodi del sistema Sprar contribuiscono certamente a creare le condizioni per incontri positivi, come provano le sinergie esistenti tra molte delle iniziative di community building mappati e i progetti di accoglienza del sistema Sprar. Un elemento chiave per la riuscita di molte iniziative di community building è la disponibilità di uno spazio per l’incontro che sia diverso dalle strutture di accoglienza e aperto anche alla popolazione locale. Le esperienze di maggior successo dimostrano che avere un luogo di incontro dove tutti i partecipanti si sentono “a casa” è importante per la partecipazione e il coinvolgimento. Un ultimo elemento che appare particolarmente rilevante per la prevenzione della xenofobia e in particolare dell’islamofobia, che cresce in modo allarmante nel nostro Paese, è quello del dialogo interreligioso, presente in diverse iniziative. Nella maggior parte dei casi questo elemento è in qualche un “effetto collaterale” della conoscenza reciproca e amicizia con i migranti forzati che sono, in molti casi, musulmani”.

Tra i progetti migliori inseriti nella ricerca c’è Tandem, realizzato dalla cooperativa Ciac di Parma. L’iniziativa riunisce giovani italiani tra i 18 e i 29 anni e giovani titolari di protezione internazionale per sperimentare percorsi di autonomia e indipendenza. A Palermo, nel quartiere Ballarò, invece, c’è Arte migrante, una rete nazionale che mira a promuovere l’inclusione sociale attraverso la cultura. A Roma, tra i progetti migliori c’è la Casa Scalabrini 634 che accoglie i rifugiati, sia famiglie che singoli, in uscita dalle strutture di accoglienza per un periodo massimo di un anno.

http://www.redattoresociale.it

 

 

826 visite

Articoli correlati