Lunedì, 21 ottobre 2019 - ore 12.34

Sulle tracce di Eva Peròn…

Benché oggi il suo corpo mummificato giaccia, presumibilmente, nel cimitero della Recoleta, c’è ancora qualcosa che non emerge sul mistero di Evita. Questa intervista ad Aldo Villagrossi cerca di dipanarne la matassa.

| Scritto da Redazione
Sulle tracce di Eva Peròn…

64 anni fa “passava all’immortalità” Maria Eva Duarte. La donna che, nel giro di solo sette anni, spaccherebbe l’Argentina in due: quegli che la amavano e quegli che la odiavano con tutte le loro forze. Benché oggi il suo corpo mummificato giaccia, presumibilmente, nel cimitero della Recoleta, c’è ancora qualcosa che non emerge sul mistero di Evita. Questa intervista ad Aldo Villagrossi cerca di dipanarne la matassa.

Aldo Villagrossi è un amico bergamasco residente a Soncino (Cremona). La sua famiglia, all'inizio degli anni '70 venne a trovarsi coinvolta involontariamente con un intrigo internazionale: quello della salma di Evita Peron. Venuti a contatto con un fantomatico ingegnere argentino nel 1973, Aldo e i suoi genitori sono portati spesso da questo personaggio su una tomba, in un cimitero abbandonato nella città di Dalmine (Bergamo), recante il nome di Maria Maggi Ved. De Magistris. Tutto questo per un anno, poi questo ingegnere scompare definitivamente.

Ora, come dice lui, ha cercato di dipanarne la matassa.

Villagrossi –autore del romanzo “Le false verità”- ha seguito le tracce a ritroso al punto di affermare  che, il corpo di Evita Peron, mai ritornò in Argentina ed è ancora sepolto nel cimitero abbandonato di Sforzatica (Bg).

E’ risaputo che Maria Eva Duarte, la seconda moglie del Presidente Juan Domingo Peron (1946-1955), coadiuva indubbiamente sia il successo sia la caduta del regime peronista.

In quei lontani anni, metà dell’Argentina amava Evita mentre l’altra metà la odiava con tutte le sue forze. Sui muri della capitale, nei giorni immediatamente antecedenti alla sua morte, comparvero scritte ingiuriose come “viva il cancro”.

Alle 20:25 del 26 luglio 1952, a solo trentatré anni d’età, Eva Duarte passa “all’immortalità” vittima di un cancro all'utero.

In seguito il corpo viene imbalsamato, per volontà del marito, dall'anatomista spagnolo Pedro Ara Sarria e la salma consegnata alla sede della CGT (Confederazione Generale del Lavoro) mentre si aspettava la costruzione del cosiddetto “Mausoleo del Descamisado”, progettato dall’architetto italiano Leone Tommasi. Subito dopo la morte di Evita inizia un rapido processo di degenerazione delle condizioni politiche ed economiche del paese, e nel settembre del 1955 Peron è deposto da un colpo di stato e successivamente confinato in esilio a bordo di una nave da guerra paraguaiana.

Il suo successore, Generale Pedro Eugenio Aramburu, resosi conto del valore simbolico della salma di Evita, ordina ai servizi d’intelligence militare di requisire la salma custodita alla CGT, e a questo scopo incarica il tenente colonnello Moori Koenig, il quale esegue il suo compito pochi giorni dopo. Tale operazione si rivela addirittura peggiorativa per quanto riguarda l'attenzione riservata alla salma, al punto che i servizi segreti capitanati da Moori Koenig hanno la certezza di essere inseguiti costantemente, nonostante la segretezza riservata alle varie operazioni di occultamento. Un religioso della compagnia di San Paolo, Padre Francisco “Paco” Rotgers, cappellano dell'Accademia Militare della Marina, decide di far requisire a sua volta ilferetro e di portarlo presso la sede dell'accademia per decidere la sorte di questa salma, ritenendola, a ragione, “pur sempre il corpo di un essere umano”. In collaborazione con il Presidente Pedro Aramburu il corpo di Evita sarà inviato in Italia sotto il falso nome di Maria Maggi Vedova de Magistris.

Il romanzo di Villagrossi gira sui documenti e ricerche che danno per scontato che da Buenos Aires partono delle varie salme con destinazioni diverse: Milano, Roma e Bonn tra l’altro, di cui una sola contiene il corpo imbalsamato di Eva Duarte. Si parla di alcune copie in vetroresina, vinile e cera, identiche alla vera salma di Evita. C'è la certezza di un busto, preparato dalloscultore Vicente Torrò Simò, il quale scompare anche questo ed è presumibilmente spedito in Europa per non essere mai più ritrovato.

La storia ufficiale dice che dal 1956 fino al 1971 la salma del Capo Spirituale della Nazione, come fu insignita poco prima della morte, è messa a riposo nel Cimitero Monumentale di Milano, ma non si fa menzione del cimitero di Dalmine. Vi sono invece voci insistenti su un altro cimitero, quello di Campagnano vicino a Roma.

La ricerca continua senza soluzione di continuità fino ad oggi proprio perche s’intrecciano molteplici operazioni dei settori interni dell’intelligenza argentina che intravedono qualche interesse politico ed economico.

Le ultime ricerche di Aldo puntano sul periodo storico che va dal 1971 al 1974, cioè dal momento in cui il cadavere è restituito a Peron fino a quando viene rimpatriato da Isabel Peron e Lopez Rega.

Ho chiesto ad Aldo se oltre che a lui e i suoi genitori qualcun altro sapeva dell’esistenza della tomba al cimitero di Sforzatica.

“Una cosa che non tutti sapete, è che oltre che a me e ai miei genitori molte altre persone videro quella tomba, e in particolare c'è un'altra figura che ben ricorda l'iscrizione su quella lapide e che ho incontrato nei giorni scorsi. La signora mi ha confermato, sostanzialmente, la posizione indicata da noi e l'epigrafe sulla lapide così come la ricordavamo, MARIA MAGGI VED. DE MAGISTRIS.”

“Chi ha letto il mio libro ricorderà che indicai nel cimitero di CAMPAGNANO (Roma) una delle ipotetiche posizioni di una copia della salma di Evita. In due articoli giornalistici -uno del 1965 e uno del 1971- si parla insistentemente di Roma come possibile locazione. Sarebbe interessante sapere chi è questa fonte d’informazioni "romana", come dice l'articolo del 1971, dall'altra se il "piccolo cimitero" citato dall'articolo del 1965 è proprio Campagnano.” Aggiunge Villagrossi.

Pensi che questa informazione possa aver dato origine a una sorta di avviso da parte dei servizi segreti interessati a intorbidire le acque?

“Io sono quasi convinto che l'articolo del 1965 non sia semplicemente il frutto di una soffiata al giornalista di turno, bensì una manovra per muovere delle acque che erano fin troppo calme in quel momento. L'intenzione è chiaramente quella di capire se Roma (e relativo "piccolo cimitero") possano essere un bersaglio valido da considerare, e l'articolo sembra essere scritto con l'intenzione di far sapere a chi spetta: "Guarda che ho capito dove è, adesso ci vado" per farlo uscire allo scoperto, oppure, in seguito ad una segnalazione di attività sospette, un depistaggio organizzato ad hoc.”

Come noto gli attori durante il trasporto della salma a Milano nel 1957 sono quattro: il colonnello Hector Cabanillas, il suo assistente Manuel Sorolla, il sottufficiale Hamilton Diaz e Don Giovanni Penco della Compagnia di San Paolo. E’ vero?

“Quello che si sa è che, in patria, l'attore principale è il cappellano dell’Accademia della Marina Militare padre Francisco "Paco" Rotger”.

Tanto per chiarirlo ai nostri lettori, cosa ne pensi sul falso nome utilizzato per identificare il corpo di Evita?

“Abbiamo ipotizzato che il nome Maria Maggi Vedova De Magistris possa avere due origini: 1) Origine inventata: nome con una chiara origine massonica. Maria (primo nome di Evita), Maggi (Maggio, Plaza de Mayo), Vedova (in realtà il vedovo era Peròn, per ben due volte) e de Magistris (ovverosia DEL MAESTRO, cioè il gran maestro, Juan Peron).

2) Origine reale: è veramente esistita una Maria Agostina Maggi nata a Sabbio, frazione di Dalmine, nel 1895. Nel registro delle nascite non è indicata né la data di morte, né un eventuale matrimonio. Nei documenti preparati per l'espatrio della salma, è indicata come quarantenne, per cui nata nel 1912 e morta nel 1952 a Santa Fe a causa di un incidente stradale. I genitori si dovrebbero chiamare Calogero Maggi e Iris Rossi. Però, questi due nomi non sono compatibili con i nomi che abbiamo trovato sul registro, che sono Giovanni Battista per il padre e Maria Carolina Rigoli per la madre. Inoltre, per chi conosce le usanze Bergamasche nell'assegnare i nomi, era veramente difficile che un uomo della seconda metà dell'ottocento si chiamasse Calogero, così com’era inusuale una donna che si chiamasse Iris. Tralasciamo il cognome "Rossi" che vale per tutta la penisola. La sensazione che abbiamo avuto, è che dall'Italia sia arrivata una indicazione, vale a dire "Usate questi nome e cognome", ma che il resto sia stato aggiunto dopo in Argentina per qualche strana ragione”. Spiega Aldo.

Tu dici che dalla parte argentina ci fu una serie di errori? A cosa ti riferisci?

“Il primo è addirittura paradossale: "Vedova de Magistris", è scritto ovunque, sui documenti di espatrio, sulla lapide, sulla cassa. Eppure il feretro viaggia in compagnia del Sottufficiale Hamilton Diaz, in qualità di... marito di Maria Maggi.

Il secondo è strano: Maria Maggi risulta "Cittadina italiana" e non argentina, mentre il marito, Giorgio Magistris, è argentino a tutti gli effetti. A questo punto abbiamo pensato che ci sia stato il sospetto che una cittadinanza doppia italo - argentina poteva scatenare qualche contorto mal di testa burocratico. Meglio farla passare per italiana. Sui registri navali in ingresso ecco che compare Maria Maggi genericamente di Bergamo, ma risulta essere una ragazza di ventisette anni in ingresso a Buenos Aires nel 1897. Sta di fatto che tale operazione comportasse alcuni rischi, come per esempio il dimostrare al console italiano in Argentina, obbligato a presenziare alle operazioni di imbarco ed espatrio della salma, di verificare l'effettiva esistenza di questa figura. Questo punto è molto importante, e non escludo vi fosse, anche da parte del consolato, una certa complicità nell'operazione di espatrio della salma.”

Dai registri di sbarco del Porto di Buenos Aires risultano una serie di gruppi -forse famigliari- con il cognome Maggi. Per esempio uno di questi giunse il 29 gennaio 1897 sul piroscafo “Duchessa di Genova” in terza classe, composto da Maggi Luigi, 51 anni – Maggi Luigi, 21 - Maggi Maria, 19 e Maggi Rosa, di 18 anni. Sarà questa Maria Maggi l’ispiratrice del nome falso scelto per nascondere il cadavere?

Parlando della vicenda riguardante i servizi segreti, a tuo parere c’erano almeno due gruppi distinti e presenti a Milano durante l'operazione di recupero del corpo nel 1971? Quello di Hector Cabanillas ed un altro capitanato da Jorge Osinde?

“Non solo questi. Il corpo di Evita era sicuramente oggetto di molte fantasie di potere da parte di tanti soggetti, primo fra questi il capo della loggia massonica P2 Licio Gelli. Questi sapeva benissimo che la riconsegna del corpo di Evita al Generale Peron sarebbe stato un biglietto da visita straordinario. Qualcuno sostiene che Gelli cavalcò la riconsegna del corpo di Evita facendolo passare per suo, quando tutti sappiamo che fu un’operazione condotta da Cabanillas e ordinata da Lanusse per uno scopo ben preciso, quello di riavvicinarsi al Presidente Peron. D'altro canto, tale operazione sarebbe stata molto facile da parte di qualsiasi componente dell'intelligence, in quanto, conosciuto il nome falso della salma, sarebbe stato sufficiente confrontare i registri con gli espatri delle salme e avrebbero avuto in un colpo solo nome, cognome e destinazione. Fortunatamente non avvenne. Ecco dove sta l'errore: all'arrivo a Genova, in banchina c'é padre Penco, che attende la salma. Il disbrigo delle pratiche viene affidato al colonnello Cabanillas che, incredibilmente, registra tutto a suo nome (quello vero, Hector Cabanillas). Questa circostanza porterà l'operazione di rientro della salma, nel 1971, quasi a un fallimento. A parte questo, l'indicazione come luogo di nascita "Dalmine" è un altro errore clamoroso. Se la signora Maggi era morta quarantenne nel 1952, costei era nata nel 1912, quando Dalmine era lontana dal divenire un comune a tutti gli effetti. Poteva essere di Sforzatica, di Mariano, di Sabbio, di Guzzanica o di qualche cascinotto intorno allo stabilimento, ma di certo non avrebbe mai indicato "Dalmine" come luogo di nascita”.

Secondo te, è proprio questo errore che fa pensare alla tumulazione di una salma anche a Sforzatica?

“Un errore o chissà cos'altro, non lo sappiamo, è proprio riferito a questa tomba di Dalmine: fu ritrovata da mio padre e da un fantomatico ingegnere argentino Jorge Garcia in mezzo ai rovi, in evidentissimo stato di abbandono. Trattandosi del 1973, mio padre suppose che i grossi rami dei rovi che dovettero estirpare non avessero meno di 10-15 anni. Il cimitero era caduto in disuso nel 1960, dopo l'inaugurazione del nuovo cimitero, a qualche centinaio di metri di distanza in linea d'aria. Sappiamo che la salma in questione non poteva che essere arrivata fra il 1955 (data di caduta del regime di Peron) e il 1957, con una fortissima probabilità che fosse arrivata nel 1956 insieme a quella "vera" sepolta a Milano”.

Nel libro “Santa Evita”, Tomas Eloy Martinez, racconta la vicenda del Colonnello Moori Koenig, primo responsabile della scomparsa del cadavere. Nel suddetto testo, l’autore ipotizza sulla possibilità dell’esistenza di altre salme contenenti copie di cera e vinile dell’Abanderada de los Humildes.

“Su questa vicenda si è scritto molto. -Santa Evita-, di Eloy Martinez, è un ottimo romanzo ma è fuorviante da un punto di vista storico. Descrive Mori Koenig come un alcolizzato dedito alla necrofilia, ma dall'altra parte Pedro Ara nel libro postumo -El caso Eva Peron- del 1974 lo descrive come un colto e pacato gentiluomo. Capirete che la confusione che si viene a creare diventa notevole. Ad ogni modo, il nostro gruppo di ricerca ha trovato molte fonti che parlano di copie della salma in vinile e cera d'api. Altre che parlano di copie in vetroresina, alcune probabilmente fatte dallo scultore italiano Leone Tommasi, che avrebbe dovuto preparare l'enorme mausoleo di Evita, un'opera di 135 metri di altezza. Alla base di tale mausoleo, ci sarebbero state 20, forse 30 o 40 statue di Evita nei vari momenti della sua vita pubblica. Ci è stato ripetutamente detto che alcune di queste statue furono utilizzate come "specchietto per le allodole" al fine di depistare i continui inseguimenti da parte del popolo peronista alla salma della loro amata "chefa espiritual della nacion". E' un dato di fatto che Cabanillas negò categoricamente l'esistenza di anche solo una copia. E' altrettanto risaputo che furono spedite almeno due casse, una a Bonn all'ambasciata e una a Genova, via nave entrambe. La prima era in una cassa spartana con scritto "materiale radio", la seconda era quel feretro che tutti abbiamo visto nelle immagini del funerale. Ed ecco la mia enorme perplessità... quel feretro fu visto da tutto il pianeta. Non passava inosservato. Pesava 400 kg. L'autista che portò il corpo da Milano a Madrid nel 1971, Roberto Germani, disse che "per spostare quella cassa ci volevano come minimo quattro uomini". E questo catafalco viene caricato su una nave, va da Buenos Aires fino a Genova passando da New York, va con un carro funebre che deve essere enorme (siamo nel 1956, i carri funebri del tempo sono di dimensioni ridotte rispetto a oggi) da Genova a Milano e poi calata in una fossa con l'ausilio di paranchi speciali... e nessuno se ne accorge? - Si domanda Aldo – “E se la salma di Bonn fosse quella di Dalmine?E se la salma di Roma (Campagnano) fosse un'altra copia?”

Tu hai detto che l’origine massonica del nome fosse inventata, cioè falsa. Tuttavia, nel 1955, la Rivoluzione Libertadora ebbe la particolarità di unire forze tradizionalmente opposte come la chiesa cattolica e la massoneria contro il regime di Peron. Cosa ne pensi?

“Il gruppo di lavoro è principalmente composto da italiani, i quali hanno un rapporto molto conflittuale con la massoneria. Questa viene vista sostanzialmente come una sorta di setta segreta, il che probabilmente non corrisponde alla realtà in altri luoghi della terra, ma che comunque incontra una certa corrispondenza se pensiamo alle modalità in cui si pone nei confronti degli interessi dei suoi appartenenti e dei rituali a cui sono sottoposti, nonché ai vincoli di fratellanza che li legano. La prospettiva italiana nei confronti della massoneria è molto critica soprattutto per questa caratteristica dei rituali e dei vincoli, che fa della massoneria, sostanzialmente, una religione. Questo è inaccettabile per chiunque appartenga a una religione convenzionale, e a volte stupisce che un religioso o semplicemente un osservante possa anche appartenere alla massoneria. Questo ci spinge a pensare che lo facciano per interesse. Magari ci sbagliamo, ma il sospetto è forte.

Quando teorizzammo l'origine massonica del nome Maria Maggi Ved. De Magistris, venimmo aiutati da un ex appartenente ai servizi segreti italiani, il quale confermò sostanzialmente la nostra teoria e ci diede importanti indicazioni concernenti il reale spostamento del cadavere di Evita in Italia. Questo personaggio ci diede queste informazioni con estrema riluttanza.”

Ciò vuol dire che c’è ancora qualcosa che non emerge su questo mistero a distanza di sessanta anni?

“Altro che... è pressoché sicuro che ci siano ancora degli interessi forti riguardanti il corpo di Evita Peron. Tutto questo ci dispiace molto, in quanto i nostri studi sulla figura di Evita evidenziano molti degli aspetti negativi della Señora Duarte, ma anche molti, moltissimi positivi. Certo, il suo percorso di vita fu veramente brevissimo e molto intenso. Se pensiamo che la storia che porta l'attrice di secondo ordine Eva Duarte a diventare Evita Peron dura solamente sei anni, siamo di fronte a qualcosa di straordinario. È questa straordinarietà che crea il mistero, probabilmente. Ogni volta che organizziamo un incontro su Evita Peron e la sua storia ci troviamo di fronte ad una platea piena di gente. Non può non esserci ancora uno o più misteri su questa vicenda, non credi?”

 

 

Fonte Portale Lombardi nel Mondo

 

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