Sabato, 13 agosto 2022 - ore 02.08

A 76 anni dall’olocausto atomico di Hiroshima e Nagasaki cresce la richiesta di abolire le armi nucleari

Ma le potenze nucleari (e il Giappone e l’Italia) non vogliono aderire al trattato

| Scritto da Redazione
A 76 anni dall’olocausto atomico di Hiroshima e Nagasaki cresce la richiesta di abolire le armi nucleari

Dal 6 al 9 agosto, azioni e digiuni per chiedere il disarmo nucleare vengono organizzati in Francia, Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Nuova Zelanda e Togo. I partecipanti si uniscono in solidarietà con le vittime delle bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki e quelle di oltre 2.000 test nucleari.

Intanto, in Giappone la discussione è incentrata sull’adesione del Paese al Treaty on the Prohibition of Nuclear Weapons e l’Asahi Simbun  ricorda che, a differenza di quel che si crede in Occidente, «Ci è voluto molto tempo per coltivare la comprensione che le armi nucleari rappresentano un “male assoluto”». Dopo un periodo di rimozione post-guerra, «Lo shock dei test statunitensi per la bomba all’idrogeno sull’atollo di Bikini ha riportato alla mente i ricordi strazianti di Hiroshima e Nagasaki. Molte opere della cosiddetta letteratura sulla bomba atomica e resoconti personali e testimonianze di hibakusha (i sopravvissuti all’olocausti nucleare di Hiroshima e Nagasaki, ndr)   hanno profondamente commosso e scosso le persone».

E’ questa consapevolezza dell’opinione pubblica mondiale che ha portato alla nascita del Treaty on the Prohibition of Nuclear Weapons. Ma il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari, entrato in vigore a gennaio, è stato ratificato da 86 Stati (non dall’Italia che ospita armi nucleari Usa).

Setsuko Thurlow, una sopravvissuta al bombardamento atomico di Hiroshima che ora risiede in Canada, lo ha definito «L’inizio della fine delle armi nucleari». Ma il governo giapponese continua a snobbare questo trattato nel nome della sua alleanza di ferro con gli Stati Uniti, la stessa potenza nucleare che sganciò le bombe su Hiroshima e Nagasaki.

Oggi l’editoriale Vox Populi di Asahi Shimbun si chedeva se «Il primo ministro seguirà le orme del suo predecessore e non menzionerà nemmeno il trattato nel suo messaggio Il leader della nazione potrebbe essere ignaro del fatto che i giorni dell’occupazione nei quali doversi ingraziarsi gli Stati Uniti sono finiti da tempo». E, infatti, nel suo discorso, il primo ministro Yoshihide Suga si è limitato a sottolineare la necessità di «perseverare con iniziative realistiche verso il disarmo nucleare in un contesto di sicurezza severo e l’ampliamento delle differenze tra le posizioni delle nazioni sulla questione». Insomma, un cortese no, mascherato da una “impossibile” disponibilità nuovamente subordinata all’equilibrio internazionale. Suga, nel suo discorso ha evitato accuratamente di fare un qualsiasi riferimento al nuovo trattato, ma ha affermato che «Il governo giapponese continuerà a impegnarsi per rendere fruttuosa la prossima conferenza di revisione del trattato di non proliferazione nucleare trovando un terreno comune tra i Paesi». Poi ha saltato una parte del suo discorso preparato che sottolineava l’importanza del Giappone, come l’unico Paese che ha subito bombardamenti atomici, compiendo sforzi costanti verso la realizzazione di un mondo libero dalle armi nucleari. Nella successiva conferenza stampa il primo ministro giapponese si è scusato per la svista.

Invece, il sindaco di Hiroshima Kazumi Matsuiha esortato i leader mondiali a passare dalla deterrenza nucleare al dialogo per la costruzione della fiducia e ha chiesto la «Firma e ratifica immediata» del trattato da parte del governo giapponese.  Matsuiha  ha evidenziato che «La strada verso l’abolizione non sarà agevole, ma un raggio di speranza splende dai giovani che ora si stanno dedicando alla ricerca degli hibakusha. Hiroshima non smetterà mai di preservare i fatti della catastrofe e di promuovere una cultura mondiale di pace. Le armi nucleari sono la massima violenza umana. Se la società civile deciderà di vivere senza di esse, la porta per un mondo libero dalle armi nucleari si spalancherà».

Oggi, nonostante le richieste dell’amministrazione comunale di Hiroshima e di altri gruppi di partecipare “in spirito”, agli atleti che partecipano alle Olimpiadi di Tokyo non è stato chiesto nemmeno di osservare un momento di silenzio.

Nel 1964, durante un incontro a Parigi con i sopravvissuti di Hiroshima, il famoso biologo Jean Rostand, membro dell’Académie française, disse: «Hiroshima… Un nome sinistro iscritto per sempre negli annali dei crimini dell’uomo contro l’uomo […] Simbolo abbagliante della barbarie dotta, della ferocia del cosiddetto civilizzato… Nome che riassume nelle sue quattro sillabe tutto l’orrore che il progresso tecnico aggiunge all’essenziale orrore della guerra»

Mentre dal 22 gennaio 2021 le armi nucleari sono teoricamente illegali secondo il diritto internazionale con l’entrata in vigore il del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari, le 9 potenze nucleari (Usa, Russia, Francia, Gran Bretagna, Cina, India, Pakistan, Israele e Corea del Nord) stanno continuando come se nulla fosse i loro programmi di modernizzazione e rinnovamento dell’arsenale atomico.

In Francia,  4 giorni d’azione che cominciano oggi orni di azione saranno l’occasione per sfidare il presidente Emmanuel Macron e mettere i parlamentrari e i politici di fronte alle loro responsabilità: la Francia è il quarto detentore di scorte di armi nucleari, dietro Russia, Stati Uniti e Cina.  Per questo Réseau Sortir du nucléaire, ICAN France (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons, Premio Nobel per la pace 2017) e Abolition des armes nucléaires-Maison de Vigilance, chiedono al governo francese di «Agire in buona fede nel processo internazionale di disarmo».

Le tre organizzazioni partecipano alle manifestazioni di solidarietà con le vittime delle armi atomiche per chiedere che «La Francia aderisca a il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari, in conformità con i suoi impegni assunti in particolare quasi 30 anni fa nel quadro del Trattato di non proliferazione (TNP), il cui articolo VI richiede agli Stati membri di «continuare in buona fede i negoziati su misure efficaci relative a una rapida cessazione della corsa agli armamenti nucleari e al disarmo nucleare».

Ma nel mondo. A 76 anni da Hiroshima e Nagasaki, la corsa al nucleare è ripresa e il mondo assiste a una nuova guerra fredda “frammentata” tra le grandi potenze, mentre potenze regionali aspirano a dotarsi della bomba atomica per impaurire e dissuadere i nemici vicini e lontani.

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