Martedì, 20 agosto 2019 - ore 00.19

Associazione Immigrati Cittadini di Cremona richiede al Sindaco di sospendere l’applicazione del decreto Salvini

In una lettera indirizzata al sig. Sindaco di Cremona Dott. Gianluca Galimberti , alla Presidente del Consiglio Comunale Dott. Simona Pasquali , all’ Assessore al Welfare di Comunità Dott. Mauro Platè , all’ Assessore Politiche Pari Opportunità Inclusione Sociale Dott. Rosita Viola l’ Associazione Immigrati Cittadini di Cremona Cremona 08/11/2018 chiede al comune la sospensione temporanea o disapplicazione Decreto Salvini, DL 113/2018 e apertura di un confronto per valutare le ricadute del decreto sui territori

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Associazione Immigrati Cittadini di Cremona  richiede al Sindaco di sospendere l’applicazione del decreto Salvini

Associazione Immigrati Cittadini di Cremona  richiede al Sindaco di sospendere l’applicazione del decreto Salvini

In una lettera indirizzata al sig. Sindaco di Cremona  Dott. Gianluca Galimberti , alla Presidente del Consiglio Comunale  Dott. Simona Pasquali , all’ Assessore al Welfare di Comunità  Dott. Mauro Platè , all’ Assessore Politiche Pari Opportunità  Inclusione Sociale Dott. Rosita Viola  l’ Associazione Immigrati Cittadini di Cremona  Cremona 08/11/2018 chiede al comune la  sospensione temporanea o disapplicazione Decreto Salvini, DL 113/2018 e  apertura di un confronto per valutare le ricadute del decreto sui territori

 Ecco il testo della lettera, sottoscritta da Rosanna Ciaceri, rappresentante legale dell'Associazione Immigrati Cittadini :  in nome e per conto sia dei propri associati e simpatizzanti che degli utenti del servizio che ci hanno  chiesto di tutelarli presso le istituzioni, soprattutto in vista dell'imminente implementazione del  Decreto Legge 113/2018, a pochi giorni dalla sua conversione in legge in Parlamento, esprime la  propria forte preoccupazione per la situazione che verrà a crearsi di conseguenza.

Già diversi comuni italiani si sono pronunciati in merito: Torino, Bologna, Firenze, Ferrara,  Ancona, Napoli, tutti con le stesse motivazioni – esigenza di tutela dei diritti delle persone ma  anche ricadute previste sui costi per gli enti locali e la sanità, e hanno approvato un ordine del  giorno in cui come prima azione prevedono la richiesta al Governo di sospensione temporanea del  DL 113/2010, poi l'apertura di un confronto con le altre città al fine di valutare gli effetti e le  ricadute di tale decreto.

Interessante la posizione del comune di Napoli che intende andare oltre e promette di disapplicare le  normative qualora siano in contrasto con le Direttive UE, leggi di rango superiore, come già  accaduto con le delibere discriminatorie a carattere istituzionale.

Gli argomenti sono ormai noti e sotto gli occhi di tutti, da noi evidenziati in un documento inoltrato  a Camera e Senato, di cui forniamo qui alcuni cenni quali:

-la scomparsa dell'istituto della protezione umanitaria e il rilascio dei permessi speciali a vario titolo, decisi discrezionalmente dalle questure, e che non consentono l'accesso alle misure di accoglienza e integrazione;

-il caos derivante dalle difficoltà di applicazione del decreto nei diversi uffici periferici ed enti, a partire dalle questure;

-gli aumentati costi a livello sanitario, che ricadranno previdibilmente sugli enti locali e i servizi  sociali, dal momento in cui non vi è chiarezza neppure sull'iscrizione al SSN per i nuovi permessi;

-la prevedibile ricaduta nell'irregolarità da parte di tutti quei cittadini stranieri che si vedranno  negato il rilascio o rinnovo del permesso ( una volta “umanitario”) in carenza dei nuovi requisiti, con conseguenti problemi di ordine e sicurezza pubblica;

-problema rilevato nel caso di mancata integrazione e avviamento ad attività lecite: il governo dando la prevalenza all'accoglienza nei Cas ( un volta solo emergenziali, ora la regola), con un minimo di servizi essenziali, vitto e alloggio, e poco orientamento socio-lavorativo – si parla per il prossimo futuro di negare persino la lingua italiana – piuttosto che alle strutture Sprar, si renderà responsabile dell'effetto contrario a quello atteso e tanto annunciato, e cioè la sicurezza per la collettività urbana;

-da ricordare che il Comune di Cremona è capofila del progetto Sprar, modello di accoglienza capace di rendere la città più vivibile, sia per i cremonesi che per gli stranieri e che verrebbe così  fortemente sottodimensionato a vantaggio di strutture emergenziali non sempre trasparenti;

-la negazione dell'iscrizione anagrafica per i richiedenti asilo, con le ricadute immaginabili.

Come rilevato da Anci, in tutta Italia saranno circa 280 milioni i costi amministrativi che ricadranno sugli enti locali e sulle Asl, nel momento in cui il decreto verrà applicato.

Un ultimo importante rilievo merita la questione cittadinanza, che investe ogni Comune nel momento in cui sarà l'Ufficiale di stato civile a occuparsene, sia per i discendenti di cittadini italiani che per i nati in Italia al compimento dei 18 anni, e che ora dovranno attendere fino a 4 anni per il decreto di elezione della cittadinanza.

E' ormai di estrema chiarezza, in ogni aspetto della vita di un immigrato, sia esso richiedente asilo che cittadino residente/contribuente ormai stabile, il tentativo di precarizzarlo e rinviarlo nel limbo dei senza diritti, “straniero” a vita.

La dice lunga il fatto di aver inserito tutte le norme concernenti immigrazione, cittadinanza e asilo, in un decreto denominato “sicurezza”, come a ribadire la concezione dello straniero potenziale elemento di turbativa dell'ordine pubblico quando non criminale.

Chiediamo pertanto  alle SSVV di volersi impegnare per mettere sollecitamente all'ordine del giorno tali tematiche e  contestualmente collegarsi alla rete di comuni italiani al fine di valutare le ricadute concrete del Dl  113/2018 e l'impatto in termini di costi, economici e sociali, e vera sicurezza dei territori.

Rosanna Ciaceri  Associazione Immigrati Cittadini

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