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Bersani ha perso tre volte. Perchè? | G.C.Storti

| Scritto da Redazione
Bersani ha perso tre volte. Perchè? | G.C.Storti

Bersani ha perso tre volte. Perchè? | G.C.Storti
La prima non ha vinto le elezioni, poi gli hanno impallinato Marini ed infine gli hanno infilzato Prodi.
Perché?
Io , nella mia modestia, la vedo così.
Perché ha perso le elezioni. Il motivo non è unico, ne vedo almeno quattro.
1.)L’appoggio al Governo Monti negli ultimi mesi, mentre Berlusconi si era sfilato, è stato un bumerang .
2.) La vicenda del Monte dei paschi di Siena e degli altri scandali “ alla nutella” hanno ridato fiato- inevitabilmente-alle trombe dell’antipolitica.
3.) Dopo aver vinto bene le primarie nella campagna elettorale non tutte le forze del PD  hanno portato l’acqua: in molti si sono fermati a dissetarsi.
4.) In un mondo della comunicazione, come è quello che conosciamo, Bersani  non ha “ bucato” lo schermo e gli elettori l’hanno visto più come il personaggio di paese che Crozza  ha dipinto, storpiato ed amplificato.

La sua proposta di candidatura di Marini nella rosa, che poi il PdL ha scelto, è stato un suo clamoroso errore che lo ha messo in contraddizione con se stesso che aveva impostato tutta la campagna elettorale e la proposta del governo di cambiamento dicendo , a chiare lettere, NO ad un governo di larghe intese ecc. I voti che sono mancati a Marini sono di quei deputati, che in sintonia con l’elettorato, non hanno accettato quella prospettiva politica.
Arriviamo a Prodi. Bè questa volta non hanno dato il voto  quegli irriducibili  “nostalgici” del governo delle grandi intese e che sapevano benissimo che Prodi, inviso a Berlusconi, avrebbe bloccato la strada al “ governissimo”.

Ora quello che emerge è che il PD è drammaticamente diviso sulle prospettive politiche. Per schematizzare abbiamo tre  PD. Quello che ritiene utile, percorribile il governo delle grandi intese e l’altro che guarda a sinistra, a Vendola ed al M5S ed il “centro bersaniano” che ha perso la battaglia.
Il  problema è che questo PD non ha vinto le elezioni. E’ da qui che è partito il drammatico confronto che potrebbe sfociare un’ altra definitiva  scissione del PD.
Che ruolo hanno giocato Renzi , D’Alema ed altri dirigenti? In parte lo abbiamo capito in parte non ancora. Mi pare però che non si possa non cogliere che i problemi, al di là delle accentuazioni di ognuno, è che la linea di Bersani non ha superato l’esame delle urne. E questa è la riflessione da fare a tutto campo.

Infine. Ma perché il PD non ha votato Rodotà? Oltre a mtivi di competeza dello stesso Rodotà  è che quella scelta avrebbe ancor più drammaticamente spaccato il PD e  quindi è stato utile non farla anche perché non si poteva affidare a Grillo il ruolo di azionista di maggioranza della Repubblica Italiana. Ma dobbiamo però rivolgere al M5S due precise domande. Perché non avete dato la fiducia al governo di cambiamento di Bersani? Perché non avete votato Prodi?
Ha vinto Berlusconi come sostiene Vendola? Bè la rielezione di Napolitano dovrebbe impedire questa deriva ( se il programma dei saggi sarà attuato) e riportare alla luce una Repubblica Italiana diversa e più normale.

A me spiace che Bersani abbia perso ( non solo perché l’ho sostenuto) ma per le qualità e competenze che la persona ha. Per questo mi sento di esprimergli una forte solidarietà politica e umana.

Ma il PD ha ancora un futuro? A mio avviso si. A condizione però che si ridefiniscano le regole e la politica.
L’ipotesi politica di Bersani è stata sconfitta nei fatti, il  congresso definirà una nuova linea politica ed una nuova classe dirigente. Ma anche quel PD non reggerà se non farà proprie alcune regole di comportamento la prima delle quali è che il dissenso, le contrarietà vengano sempre alla luce e non si manifestino con il voto dei franchi tiratori.
Per questo , come Luca Burgazzi, resterò iscritto al PD e dalla quarta o quinta file darò il mio contributo alla rinascita del partito democratico.
Facciamolo in molti , non stracciamo le tessere ma cerchiamo nuove adesioni. Ricordiamo che il PD per vivere deve offrire ai cittadini, agli elettori nuove prospettive. Insomma il paese aspetta il nostro contributo per farlo uscire dalla drammatica crisi in cui versa.
21 aprile 2013.

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