Lunedì, 26 ottobre 2020 - ore 14.03

Centro Culturale Agorà Castelverde: Sabato 10 ottobre ore 17.00 incontro con l'autore: Andrea Cisi

Cisi racconta della sua città e del Grande Fiume che scorre nel suo ultimo romanzo 'La piena'.

| Scritto da Redazione
Centro Culturale Agorà Castelverde: Sabato 10 ottobre ore 17.00 incontro con l'autore: Andrea Cisi Centro Culturale Agorà Castelverde: Sabato 10 ottobre ore 17.00 incontro con l'autore: Andrea Cisi

L'incontro fa parte della serie di eventi 'Letture sul Po' iniziata il 24 di luglio 2020 e giunta al penultimo appuntamento; lo scrittore cremonese Andrea Cisi sarà  l'ospite della serata che si svolgerà all'Auditorium "Fabrizio de' Andre' " -  Centro Culturale Agorà, a Castelverde sabato 10 ottobre ore 17.00, prenotazione obbligatoria.

FABIO: 3389229894 Fabio.amadini@gmail.com

Cisi autore, ma anche divulgatore di cultura come organizzatore promotore del Porte Aperte Festival, è molto legato alla sua città e lo si può riscontrare nei suoi romanzi dove Cremona, con i suoi luoghi, i suoi colori, i suoi odori e le sue abitudini fanno da sfondo alla quotidianità che scorre inesorabile tra le vite dei protagonisti. Nell'ultimo romanzo di Cisi 'La piena' (Minimum Fax 2016) lo scorrere del tempo è scandito dal crescere inesorabile del grande fiume, mentre parallelamente nascono nel giovane Umberto i problemi di lavoro, le paure ed i timori di un matrimonio che sta perdendo per strada certezze, dove il peso di una famiglia da sostenere e di un figlio da crescere si fa pressante, come il senso di inadeguatezza che sgretola gli argini di una vita che sta inesorabilmente cambiando con lo scorrere del tempo. 

'Mi sentivo un gigante e solo l’idea di scendere giù ai campi mi dava i brividi. Sono grande oggi ma le gambe ancora tremano a vedere l’acqua melmosa del fiume a mezzo metro dalle scarpe, che al di qua di quest’argine c’e’ la vita degli uomini e ci sono le cascine e le bestie da salvare e se la Protezione Civile non ha fatto un buon lavoro coi sacchi e i teli cerati quest’argine maestoso conta quanto un muro di carta e il fiume passa e porta via tutto. La notte è un sortilegio. Questo silenzio, la solidarietà fra i paesani, la paura rassegnata, tutto questo loro pregare mi fanno piccolo. E limpida mi appare l’angoscia delle donne, l’affanno di fronte alla casa in cui sono nate, al di qua dell’argine e a rischio di alluvione. Limpido il loro intrepido avvicinarsi all’acqua, come a mostrare una forza negli occhi, la forza di madri e mogli contadine a sfidare il fiume per ore e a pregarlo dignitosamente di smetterla, di non dare più questa paura sfiancante, di ritirarsi, mentre gli uomini immersi con gli stivali nel fango aiutano a sistemare i sacchi, quel che si puo’. Si aspetta la piena ma la piena è già qui, da giorni, un allagamento che mette i brividi'.

Un romanzo che crea empatia tra il lettore, l'autore ed i personaggi e dove si riesce a cogliere ed apprezzare la metafora dello scorrere imprevedibile ed inesorabile della vita e del fiume; tra esondazioni a cui possiamo solo assistere nel loro incedere e successive ricostruzioni su terreni fragili ma finalmente liberi. 

 Cisi scrive in prima persona, quasi fosse sceneggiatore, regista e primo attore, quasi a voler difendere quel personaggio a lui cosi vicino da condurci a margine del campetto di calcio di viale Concordia ad assistere a scene esilaranti e stucchevoli della sua squadra di calcio amatoriale, nella ditta metalmeccanica dove lavora, dove i colleghi sono reali quanto improbabili.

'Due ore dopo sono al campetto a sette della chiesina di viale Concordia, allenamento. Sulla recinzione del campo grande un cartello: Calcia la palla, non la talpa. Grazie. Le finestre illuminate delle case popolari di piazza Caccia bucano la nebbia e danno la sensazione di essere in mezzo a montagne scure e minacciose. Siamo una dozzina, in due file. Un solo faro acceso a illuminare meta‘ del campetto, cerchiamo di correre nelle zone visibili. Fiato ritmato, passi morbidi e strusciare di felpe. Qualcuno testa alta, i primi. Qualcuno testa bassa e spalle curve, gli ultimi. Il mister è accanto a una porta, tutto infagottato nel suo piumino bello da mister con lo sponsor del bar Minerva. Parlotta con un ragazzo alto e magro in tuta da lavoro, sui trenta, ombroso in volto, pelo scuro, espressione da bandito. Lo indico a Pipa.

"È il Bomber Triste", ansima, «uno nuovo. Mercato novembrino. Una punta ».

Lo osservo meglio.

"Perche' triste?"

"Non segna mai".

"Impusibil, è una punta".

"È così, lo conosco di fama".

Continuiamo a correre. Il mister riceve una telefonata, il tizio resta solo con le mani in tasca. Lì accanto, sulla linea di porta, c’è una palla. Si avvicina tranquillo, distaccato. L’istinto del bomber lo induce a calciarla forte in rete, scarica un destro senza cognizione. Manca la rete. Palla in strada. Rumore di frenate oltre la muraglia di cemento e poi un botto di specchietti, un paio di bestemmie. Lui si volta, ci guarda, occhi bassi, tristissimo.

"Ha tirato fuori da dentro la porta" , sussurro ammirato.

"Incredibile", conviene Grillo, il portiere.

"Te l’ho detto", dice Pipa. "Se non lo avrei visto non ci credevo", dice il rumeno Lopez.

"Si dice avessi", correggo. "Comunque non può essere vero" , dice capitan Rossini. Invece è vero. Il Bomber Triste è uno di noi.'

'La piena' è un romanzo potente, ammiccante, pieno di vita, di problemi, di dialoghi spiazzanti, una storia che ci appartiene, in cui è facile ritrovarsi per esperienze e luoghi comuni. 

 

 -Gazzaniga Daniele-

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