Pianeta Migranti. Trump reprime i migranti per rafforzare il potere
Mentre Trump intende celebrare il suo compleanno con una parata militare l’America è sull’orlo di una crisi esistenziale che si risolverà consegnando a Trump una vittoria o una sconfitta decisiva.
Il pubblico italiano, per lo più distratto, mostra una certa simpatia per il nuovo autoritarismo americano — i cui slogan, del resto, sono identici a quelli dei populisti nostrani. Eppure, lo sgretolamento della democrazia potrebbe contagiare qualsiasi paese europeo, a partire dall’Italia, tra i più vulnerabili alla disinformazione e alla retorica populista.
Il prof. Fabio Sabatini, docente di economia politica presso l’università Sapienza di Roma, annota sulla pag. FB le seguenti riflessioni:
1.“Gli scontri di Los Angeles sono stati fabbricati ad arte dall’amministrazione Trump. Prima dell’arrivo dell’ICE (Agenzia controllo immigrazione) la città era in pace. I raid sono stati pensati per generare proteste, da reprimere poi con provocazioni violente. I cittadini californiani chiedono il rispetto dello stato di diritto. Non vogliono che membri della propria comunità vengano prelevati da agenti incappucciati e armati fino ai denti per essere deportati verso luoghi sconosciuti — spesso centri di tortura — senza accuse né processo.
2.L’offensiva dell’ICE colpisce chiunque abbia l’aspetto di un immigrato, indipendentemente dallo status legale, dalla fedina penale e persino dalla cittadinanza. Il colore della pelle sembra giocare un ruolo decisivo. I deportati includono titolari di regolare permesso di soggiorno permanente (green card) e, in diversi casi, anche cittadini americani vittime di errori inevitabili, vista la rozzezza delle operazioni.
3.La "pericolosità sociale" non ha alcun ruolo: i deportati non sono accusati di alcun reato. La nuova strategia della Casa Bianca consiste nel colpire gli immigrati sul luogo di lavoro. I blitz avvengono in ristoranti, negozi, supermercati. Spesso le persone vengono arrestate davanti ai familiari, o insieme a essi. Non si tratta dei “criminali” evocati dalla retorica trumpiana, ma di individui pacifici, che hanno un lavoro e non rappresentano alcuna minaccia per la sicurezza pubblica.
5. La repressione violenta delle proteste è progettata per intimidire i cittadini pacifici, mentre favorisce la presenza nelle piazze dei manifestanti più inclini allo scontro, che temono meno la violenza delle forze armate. Si attiva così un processo di auto-selezione che radicalizza le manifestazioni, offrendo alla presidenza un pretesto per misure eccezionali e concentrazione di potere.
6. L'ultima volta che un presidente ha impiegato le forze armate sul territorio di uno Stato americano contro il volere di un governatore risale a sessant’anni fa, quando Lyndon Johnson mobilitò la Guardia Nazionale dell'Alabama per *proteggere* i manifestanti per i diritti civili.
7. Trump sta fabbricando una narrazione surreale, alla quale i gonzi MAGA (e buona parte del pubblico italiano) abboccano per partito preso. Secondo questo racconto, le città californiane – tra le più ricche e istruite degli Stati Uniti – sarebbero invase da milizie straniere che opprimono cittadini bianchi inermi.
6. I regimi autoritari adottano strategie di escalation come questa per generare crisi artificiali, provocare indignazione, e sfruttare le reazioni per giustificare la repressione. L’obiettivo non è ristabilire l’ordine, ma inscenare un caos e sostenere che sia necessaria la sospensione dei diritti civili e/o l’attribuzione di poteri straordinari per poterlo controllare. È il pretesto concentrare potere nelle mani del leader e della sua cerchia.
8. Già prima delle proteste di Los Angeles, Trump aveva minacciato di tagliare i fondi federali alla California, come ha già fatto con università e istituzioni che abbiano manifestato attitudini critiche verso il regime. È il segno più chiaro — e più trascurato — della svolta autoritaria: i fondi pubblici, alimentati dalle tasse di tutti i cittadini, vengono destinati agli amici del sovrano e sottratti ai suoi nemici.
9. Ciò avviene mentre Trump intende celebrare il suo compleanno con una parata militare nello stile delle dittature più grottesche. Qualcosa che ci si aspetterebbe dallo Zimbabwe di Mugabe, o al limite dalla Russia di Putin — non dagli Stati Uniti d’America.



