Lunedì, 19 aprile 2021 - ore 05.30

E se tu non fossi realmente chi pensi di essere? Intervista a Nicola Lupi autore di ‘Ricordi di un omicidio’

Nicola Lupi è un autore esordiente che attraverso un thriller-scientifico ci proietta in un intrigo internazionale: Londra, Newcastle, San Francisco, ma anche Cremona ed una fuga attraverso le sue vie del centro.

| Scritto da Redazione
E se tu non fossi realmente chi pensi di essere? Intervista a Nicola Lupi autore di ‘Ricordi di un omicidio’

Vorrei aprire questa intervista con un aneddoto: quando il curatore della rassegna della Fiera del Libro di Cremona dello scorso dicembre Claudio Ardigò alla fine della presentazione in streaming (la potete trovare qui sulla pagina FB della Fiera de Libro) definì il romanzo di Nicola Lupi, il sequel del ‘Terzo gemello’ di Ken Follet, la mia curiosità non mi lasciò in pace sino a quando non lessi l’estratto su Kindle e contattando Claudio per confermargli quanto lui avesse asserito mi ha risposto “Se non ti piacerà ti renderò io i soldi...”

Questo ‘inciso’ non vuole essere un accostamento presuntuoso ad un autore come Ken Follet o una pubblicità sfrontata ad un romanzo che per tanto sia curato e ben riuscito, resta comunque un romanzo di un’autore esordiente (dotato peraltro di una modestia invidiabile), ma semplicemente una constatazione al fatto che buona parte del valore di un libro è funzione dal lavoro e dalla passione con cui è stato redatto aldilà del nome e della casa editrice.

La Fiera del Libro di Cremona dello scorso dicembre, che si ripeterà molto probabilmente ancora ad aprile con la stessa modalità, è stata l’occasione di conoscere tanti autori cremonesi, molti peraltro alla loro prima esperienza.

Nicola Lupi è uno di loro ed ha portato in recensione il suo primo romanzo ‘Ricordi di un omicidio’, un thriller che non fa mancare nulla dei contenuti più affini al genere, ma che oltre a questo snoda la storia in un contesto  scientifico tanto fantastico quanto possibilistico. 

La storia si svolge  su due piani temporali distinti attraverso i quali i personaggi tessono una trama molto fitta, a volte si ha l’impressione che sia anche troppo, ma senza andare a penalizzarne l’efficacia ed il risultato finale.

Accanto al protagonista principale Riccardo, giovane studente alle soglie della maturità scolastica, si affianca la figura dell’amico e compagno di classe Diego, uniti dalla loro diversità di carattere e complici in una avventura che li porterà a confrontarsi, ancor prima del lettore, quanto sia labile e soggettiva la linea che divide il bene dal male, una decisione giusta da una sbagliata.

Riccardo da tempo è vittima di incubi legati ad un passato non su, ma di cui involontariamente ed inconsciamente costudisce il segreto. Sarà proprio attraverso la guida del suo inconscio e dei delle verità che lo abitano a portarlo ad una scoperta tanto sconcertante quanto pericolosamente intrigante, che lo metterà di fronte ad una  scelta fondamentale per il  suo futuro, ma anche per la scienza e per tutto il genere umano.

L’autore, sin dalle prime pagine, riesce nel suo intento di immergere il lettore nella storia, attraverso delle descrizioni minuziose di situazioni e luoghi, che rendono l’idea di uno stile di scrittura molto personale e curato di cui si sente la necessita e la volontà di evolversi.

La storia è resa ancor più godibile dalla scelta di farla svolgere in luoghi molto lontani tra loro e che in qualche modo l’autore ha visitato e vissuto, (come  Newcastle, Londra e San Francisco), ma anche, e personalmente sopratutto, il fatto che tutto parta e finisca (e magari riprenda) nella nostra amata Cremona. 

Per un cremonese ‘radicale e radicato’ come me, leggere un capitolo in cui si racconta di una scena d’azione in ‘stile americano’ in strade e luoghi che non mi serve immaginare perché uscendo di casa li posso vedere, vale il prezzo del libro: piazza Roma con il suo trenino, Piazza Duomo, lo storico Hotel impero, "l'anima della musica (la realizzazione artistica all'esterno del 'Museo del violino in piazza Marconi) e non per ultimo l'immancabile violino Stradivari del 1715 che rende orgoglioso ogni cittadino cremonese.

Un romanzo che ha una chiave di lettura molto semplice e che vuole, attraverso uno studio approfondito della materia, mettere in luce una possibilità non cosi poi tanto remota di riuscire ad acquisire e trasmigrare, ricordi, emozioni e conoscenze da un individuo all’altro. Una chiave di lettura banale, ma non di certo scontata ed utilizzata da tutti gli scrittori, che però sta alla base di un romanzo avvincente: la domanda “ E se...”

-Ho letto che la gestazione di questo romanzo è durata una decina di anni, un lungo percorso in cui si è evoluta la storia, ma sicuramente anche il tuo modo di scrivere ed sentirti scrittore. Guardandoti indietro quali sono i momenti che ti hanno lasciato i ricordi più vividi?

Sì, è verissimo. La trama e i personaggi sono cresciuti con me in questi dieci anni. Li ho coccolati nelle mie ferie e sognati ad occhi aperti nelle mie nottate insonni.La stesura di “Ricordi di un omicidio” non mi ha mai abbandonato, piuttosto mi ha accompagnato in ogni esperienza, ogni riflessione durante questo periodo. I lettori più attenti se ne saranno accorti, il punto di vista cambia lungo la narrazione. Ho iniziato a scriverlo ancora ventenne, conclusi gli studi, quando vivevo ancora a casa dei miei genitori. Ho scritto il finale da sposato, con due figli piccoli e la terza in arrivo. I ricordi più vividi li associo alla mia visita a Corbridge nel Northumberland, quando insieme a mia moglie siamo stati nel luogo dove avevo deciso di ambientare la sede della società segreta dell’NHR. E’ stato un periodo davvero ricco d’ispirazione, lei lavorava all’ospedale pediatrico della città di Newcastle, mentre io trascorrevo le giornate scrivendo ed esplorando la costa in bicicletta”.

-La pubblicazione del tuo romanzo è stata fatta attraverso l’editore BookRoad, che oltre a selezionare i lavori si occupa dell’editing e della promozione degli stessi. Come giudichi questa tua esperienza?

Grazie all’editore che ha subito creduto nel mio lavoro e scommesso su di me sono riuscito ad imparare tutti i meccanismi che fanno di uno scritto un prodotto vero e proprio. Il mondo dell’editoria é complesso e molte regole non sono note al grande pubblico. L’editore ha investito su di me come autore per farmi conoscere al pubblico e per questo gli sono riconoscente”.

-A differenza delle case editrici che offrono il self-publishing BookRoad si basa su una fase di ‘crowdfunding’  un periodo di tempo nel quale quale la casa editrice, attraverso i suoi canali mediatici, in contemporanea con quelli dell’autore,  cerca di far conoscere e prenotare un numero minimo di copie per iniziare la pubblicazione del lavoro. Quali sono i pro ed i contro del ‘crowdfunding’ in funzione della tua esperienza?

"Questo sistema è senz’altro democratico e il coinvolgimento dei “sostenitori”, cioè di coloro i quali pre-ordinano il libro, è un aspetto piacevole. Chi ha creduto in me infatti ha ricevuto il libro con dedica in anteprima di tre mesi rispetto al mercato e alle librerie. I sostenitori si sono sentiti parte di un progetto, grazie a loro il libro è arrivato alla pubblicazione e possono dire di avermi concretamente aiutato a diventare uno scrittore. Il contro, ma non so se lo definirei così, è che l’autore è costretto a investire molte energie nella promozione di un prodotto che fisicamente non esiste ancora. Molti sono restii ad accedere ad una piattaforma online per pre-ordinare un libro che impiegherà qualche mese prima di arrivare nelle loro mani”.

 -Mi ha molto colpito il tuo entusiasmo e la tua determinazione nel promuovere il tuo lavoro a cominciare dai tuoi canali social, fino ai quotidiani locali ed anche giornali a tiratura nazionale. Una bella soddisfazione te la sei tolta nella rassegna on-line dello scorso gennaio ‘Mesthriller’ (a cui hanno partecipato autori come Andrea Vitali,  Alexander McCall Smith, Paolo Roversi, Valerio Varesi, Alice Basso ed molti altri), dove ti sei classificato primo. Quanto è difficile e quanto è importante, nel rispetto dei propri limiti,  dedicare tempo e risorse alla promozione del proprio lavoro e per dare credibilità alla propria immagine di scrittore?

Posso dire che per me la parte migliore è senza dubbio quella creativa. Il processo creativo non ha limiti di continuità. L’aspetto affascinante dello scrivere è che quando penso ad una storia, alla mia storia, riesco ad estraniarmi da tutti i pensieri e dalle preoccupazioni quotidiane. Posso arrivare a dedicare alla scrittura vera e propria anche un paio d’ore, in particolare la sera, dopo che i bambini si sono addormentati. Ho scritto molto anche durante le vacanze estive sotto l’ombrellone. La parte di presentazione al pubblico è indispensabile per far conoscere il libro, ma è sicuramente impegnativa. Il video che ha raggiunto il maggior numero di visualizzazioni al Mesthriller é stato assolutamente home-made, interrotto anche dall’allegro vociare dei miei bambini”. 

-Ogni autore con il tempo acquisisce ed affina il suo ‘stile di scrittura’. Cosa ci puoi raccontare del tuo percorso e del tempo che dedichi a questa tua passione?

Il fatto di avere un pubblico, di essere seguito da molti lettori che mi hanno incoraggiato a continuare a scrivere ha cambiato tutto. “Ricordi di un omicidio” è nato senza immaginare che sarebbe potuto finire tra le mani di così tante persone, adesso invece nei miei confronti si sono create delle aspettative. Ciò mi costringe ad essere ancora più attento e rigoroso. Posso dire di aver ricevuto molti complimenti e anche molti utili consigli che cercherò senza dubbio di mettere in pratica. Cercherò nello stesso tempo di restare fedele al mio stile. Mi piace partire sempre da un’immagine, mi piace essere molto specifico nelle descrizioni perché voglio che il lettore veda ciò che vedo io, senta ciò che sento io. Inoltre, per me è molto importante lanciare dei messaggi, delle riflessioni positive senza allontanare troppo chi legge dalla trama. Mi sento soddisfatto solo quando credo di non aver dato nulla per scontato”.

 

-‘Ricordi di un omicidio’ è un ‘thriller-scientifico’, che non ha nulla a che vedere con il genere ‘fantascentifico’. E’ come se un secolo fa uno scrittore avesse scritto un romanzo giallo nel quale si parlasse di uno sconosciuto e non ben preciso DNA che attraverso i suoi legami ereditari avrebbe potuto sconvolgere le sorti dell’umanità, nel bene e nel male, cosa che poi è realmente avvenuta.  Rendere credibile un qualcosa che non è ancora avvenuto, ma che non è cosi lontano dal credere realizzabile, è stato allo stesso tempo un azzardo, ma anche la mossa vincente di questo romanzo. Quanto è stato importante documentarsi nell’ambito delle neuroscience (grazie anche a tua moglie che è medico) per dare spessore e credibilità alla storia?

Gli aspetti scientifici del romanzo penso siano fondamentali. Per me sono il valore aggiunto, qualcuno ritiene siano un po’ ostici e forse è così. Fatto sta che l’idea alla base del libro è quella della trasmissione della memoria da una generazione all’altra e volevo che questo concetto affondasse le sue radici in qualcosa di verosimile, di realizzabile concretamente. Non volevo si pensasse ad un escamotage tipo “bacchetta magica”, ma che i lettori arrivassero a chiedersi “Ma questo è davvero possibile? Cosa è vero e cosa è fantasia?” Per ottenere questo effetto ho studiato molto. Mi sono abbonato a riviste scientifiche e ho attinto ai libri di neurologia di mia moglie Laura. La lampadina si è accesa quando ho approfondito gli studi di epigenetica, è stato un vero e proprio “Eureka!”, avevo trovato la chiave di volta della struttura del libro”.

-I fatti, i personaggi ed i luoghi si intrecciano e si sviluppano su due piani temporali diversi, una scelta che rende il romanzo più avvincente, ma che rende la stesura più complessa. Con il ‘senno di poi’ trovi che sia stata la scelta giusta?

Ricordi di un omicidio” è stato un banco di prova per dimostrare, prima di tutto a me stesso, che ero in grado di tessere una trama su più piani temporali e spaziali e di far migrare i pensieri dalla testa di un personaggio a quella di un altro senza far smarrire il lettore. Non è stato semplice! Per riuscirci e non cadere in contraddizioni ho riletto la storia molte volte durante la stesura prima di proseguire”.

-Da lettore sono convinto che il personaggio principale rappresenti le esperienze, le emozioni ed i desideri con il quale l’autore si ritrova a  confrontarsi quotidianamente nella realtà e nel proprio inconscio. Cosa c’è in Riccardo di te e cos’hai scoperto di te attraverso il tempo che ‘condiviso’ con lui?

Bellissima domanda, è proprio così! Riccardo rappresenta la parte più estroversa di me, quella adolescenziale e ribelle. Con lui ho analizzato quello che è il percorso di crescita che porta una persona a trovare la sua strada. Ciò avviene attraverso le scelte e la gestione dei conflitti, quello con il suo migliore amico Diego e con i genitori, attraverso il desiderio che ci accomuna tutti di trovare l’amore. In lui ho rivissuto tutto ciò. L’altro protagonista, lo scienziato Will Galen, invece rappresenta la parte più razionale di me, quella più matura e disillusa, ma anche la più vulnerabile”.

-La storia si sviluppa in luoghi lontani come San Francisco, Londra, Newcastle, ma si parte da Cremona, la tua e la nostra città. Questo è stato un comune denominatore che ho riscontrato in molti  autori della Fiera del libro del 2020 a cui anche tu hai partecipato. Da cosa è derivata questa tua scelta?

Come hai detto prima un autore si vuole rivelare. Credo che ciò non avvenga solo attraverso i personaggi, ma anche attraverso i luoghi che più ama. Sono felice che molti autori come me siano innamorati della nostra città. La mia intenzione era portare Cremona al centro della scena di un thriller internazionale, una città che ritengo abbia tutte le carte in regolare perché ciò avvenga: fascino, mistero e bellezza”.

-Il 4 maggio 2020, in post sulla tua pagina FB, hai espresso tutta la tua incredulità (ed allo stesso tempo la felicità) per aver ricevuto i complimenti di Glenn Cooper, uno scrittore di best seller da oltre 3’000’000 di copie vendute. Raccontaci un pò ‘cosa vi accomuna’, come è andata e come finita?

E’ andata così. Un mio amico un bel giorno mi ha detto “Lo sai che tu e Glenn Cooper avete scritto nello stesso momento un libro sulla memoria? Lui ha immaginato un virus che la cancella (CLEAN- Editrice Nord), tu invece l’hai trasmessa!”. Il romanzo era appena uscito e dovete sapere che da sempre Cooper è il mio scrittore preferito. Il mio amico non sapeva che io avessi incominciato a scrivere la mia storia già dieci anni prima di lui, ma guarda caso i nostri libri uscivano contemporaneamente. Così ho deciso di contattarlo sui social e lui mi ha risposto complimentandosi, ha condiviso il mio post su Facebook e mi ha fornito l’indirizzo di casa, negli USA, per mandargli una copia di “Ricordi di un omicidio”. Gli ho mandato anche una cartolina di Cremona come segnalibro. Com’è finita? Bè ecco la foto del mio libro nelle sue mani, mentre lo tiene sotto il portico della sua casa al lago!”.

-Le presentazioni della scorsa Fiera del Libro di Cremona si sono tenute in streaming per i noti problemi sanitari con cui ancora adesso siamo alle prese. Il curatore e critico letterario Claudio Ardigò ha organizzato ha scelto di accostare la tua presentazione con quella di Silvio Bonaldi ed il suo libro ‘ Frammenti di cuore’. Un accostamento non casuale che merita una riflessione. Entrambi trattate del valore dei ricordi e della memoria, seppur in modo ed in forme diverse: la tua più narrativa e la sua più saggistica quasi poetica. Cosa ne pensi di questo accostamento?

Ho conosciuto Claudio Ardigò in occasione della Fiera del Libro e subito l’ho ammirato, la sua memoria e la sua preparazione mi hanno lasciato senza parole. Credo sia dotato di una straordinaria capacità di analisi delle opere e del talento di riuscire a fare collegamenti originali. L’accostamento con Silvio ne è un ottimo esempio. Il libro di Silvio è carico di ricordi emozionanti, le sue pagine trasudano della voglia di imprimere i sentimenti nella memoria. ‘Ricordi di un omicidio’ nasce dall’idea di trovare un espediente perchè questi non vadano perduti, perchè vengano tramandati e non scompaiano con la nostra fine. A mio parere è stupefacente che il thriller e le emozioni in versi si siano incontrate così, quasi per caso, quasi per magia”.

-Come in ogni buon thriller che si rispetti, anche in ‘Ricordi di un omicidio’ ci sono ‘i buoni ed i cattivi’ ed in questo caso il confine che li divide è molto labile e soggettivo. Quanto potrebbe essere utile o quanto deleterio se potessimo un  giorno  arrivare ad avere  la possibilità di poter ereditare i ricordi, le emozioni e le esperienze di un’altra persona, conosciuta ma anche sconosciuta, fermo restando che vorrebbe dire appropriarsi di una coscienza, di conoscenza ed una identità non nostra?

L’eredità della conoscenza offrirebbe la possibilità che i nostri pensieri, le nostre emozioni, non debbano scomparire con noi. Passiamo anni e anni della nostra vita per imparare, una vita intera a capire cose che gli altri hanno capito prima di noi. Come sarebbe se potessimo evitarlo? Sarebbe bello se potessimo ricevere la memoria come eredità e dedicarci solo ad andare avanti, il progresso compirebbe passi da gigante. Eppure nel romanzo qualcuno non la pensa così. I cattivi nel libro sono cattivi davvero, allo stesso tempo però le loro motivazioni sono condivisibili. Essi infatti tramano nell’ombra per evitare che l’ordine naturale delle cose venga stravolto. Rappresentano la paura di perdere l’anima, di perdere la nostra unicità”.

-Nel tuo romanzo non manca niente, amore, amicizia, speranza quindi futuro e vita. Questo ti ha dato modo, attraverso la scelta di un ‘ finale  aperto’ di poter tornare a raccontare di questi giovani personaggi. Quante possibilità ci sono che vi reincontrate tra le pagine di un romanzo?

Si, ho lasciato la porta aperta per il sequel e sarei davvero felice di poterlo scrivere. Restano argomenti che mi piacerebbe riprendere e approfondire, inoltre mi sono affezionato ai personaggi e credo ci sia ancora spazio per sviluppare le loro vicende…Confesso che una scaletta in tasca ce l’ho già!”.

-Sempre con la collaborazione di BookRoad e sempre attraverso la formula del ‘crowdfunding’ stai per uscire con “Nebu’ non ha paura” una storia per bambini che ha come scopo benefico  una raccolta fondi. Come è nata l’idea e come si sta evolvendo?

"Dopo l’uscita del mio thriller, mia moglie, che è pediatra, mi ha lanciato la proposta di scrivere una favola per i nostri tre figli. È nata così la storia di una coccinella speciale, insetto che i nostri bambini amano cercare nel giardino di casa; é la storia di come, superando le apparenze, Nebù riuscì a volare più in alto di tutti. È un libro che ha l’ambizioso obiettivo di aiutare i bambini in difficoltà a ritrovare il sorriso e a tirar fuori il coraggio, dote che la piccola protagonista vuole trasmettere a chi lo leggerà È una favola illustrata dall’artista Debora Albertini che con entusiasmo ha subito aderito al progetto regalandoci i suoi disegni dal tratto romantico e dai colori emozionanti.

Nebù vuole ricordarci il valore della solidarietà, si tratta infatti di un progetto di beneficenza e tutti i diritti saranno devoluti  a:

ABIO: associazione per il bambino in ospedale.

ACCENDI IL BUIO: associazione di famiglie costituita per dar voce a bambini ed adulti autistici.

OCCHI AZZURRI ONLUS: organizzazione di volontariato, nata dall'esigenza di una famiglia di affrontare una patologia genetica rara.

TINsieme: associazione che supporta i bambini ricoverati in Patologia Neonatale con Subintensiva.

La favola è attualmente pre-ordinabile sul sito di BookRoad, le associazioni l’hanno accolta con entusiasmo e spero di presentarla presto, magari in occasione dell’edizione primaverile della Fiera del Libro di Cremona”.

 

-“Ricordi di un omicidio’ è a tutti gli effetti un ‘thriller internazionale’. Ho visto che sulla tua pagina Facebook stai già facendo ‘le audizioni on-Line ’ di un’eventuale trasmigrazione sullo schermo attraverso le votazioni dei tuoi lettori. Ridendo e scherzando se si vuole sognare facciamolo in grande: non speri che si possa pensare ad  un’edizione in lingua inglese?

Lo spero moltissimo, lo immaginavo già scrivendolo ed è stato uno degli obiettivi che ho confessato al mio editore. Sarebbe il primo passo verso un altro sogno, in tanti mi hanno detto che sarebbe perfetto per una sceneggiatura cinematografica. Comunque credo che la traduzione sarà possibile poi bè...Glenn Cooper spera di leggerlo in inglese, me lo ha scritto!”.

-Per tanto faticosa sia stata questa esperienza di scrittura sono certo che non ti ha fatto passare la voglia di scrivere: a cosa stai lavorando? 

“Per il prossimo libro ho cambiato genere, sarà un giallo tutto italiano e come protagonista ci sarà il classico maresciallo dei Carabinieri. Anche in quest’opera sarà forte l’intreccio tra il presente ed il passato, rappresentato dal lato oscuro della nobiltà del secolo scorso. In cantiere ho anche un altro romanzo dove tornerò alla mia passione, la fantascienza, questa volta cimentandomi con l’archeologia”.

-Si dice che per uno scrittore ogni libro, amato od odiato che sia, sia ‘come un figlio’. C’è un aneddoto in particolare che ti lega in modo indissolubile ed intimo a questa tua esperienza?

Si, in verità non ne ho mai parlato con nessuno, forse perché è una cosa ‘intima e personale’. La mia ultimogenita che ha compiuto un anno di età si chiama Anna Stella Maris, proprio come uno dei personaggi più importanti del romanzo.”

-Siamo arrivati ai doverosi ringraziamenti finali: «Questa è per quando diventerai uno scrittore!» mi disse con una convinzione tale da strapparmi un sorriso incredulo.” Con chi vuoi condividere la realizzazione di questo ‘sogno’?

Questa avventura straordinaria mi sta regalando soddisfazioni inaspettate. Prima di tutto ho scoperto che scrivere mi rende felice. Ho avuto occasione di avere splendidi confronti sul mio lavoro, proprio come questo, e di far conoscere me stesso e il mio pensiero a moltissimi nuovi amici e conoscenti. Tutto ciò lo devo a Laura, è lei che mi ha spronato ad andare avanti, non avrei mai finito “Ricordi” senza il suo incoraggiamento, è lei la mia prima lettrice e la mia ispirazione”.

A volte quella che noi chiamiamo 'fantascienza' di cui ci piace leggere e scrivere, non è alto che il futuro più o meno prossimo che attraverso la ricerca dovremo svelare ed utilizzare a fin di bene.

 

-Gazzaniga Daniele-

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