Mercoledì, 13 maggio 2026 - ore 09.13

IL BOSCO IN LOMBARDIA RAPPORTO 2012

| Scritto da Redazione
IL BOSCO IN LOMBARDIA RAPPORTO 2012

634 mq a testa, per l’80% concentrato in montagna. Lieve ma continua crescita del bosco di pianura, grazie ai rimboschimenti che compensano le trasformazioni d’uso del suolo.
Ogni cittadino lombardo può contare su 634 metri quadri di bosco.  Tanti o pochi che siano, è una quantità che non varia molto con il passare degli anni. Dal 2007, anno di riferimento del primo “Rapporto sullo stato delle foreste” promosso dalla Regione Lombardia e da ERSAF, al 2012 (l’ultimo disponibile, recentemente presentato), si scende da 640 ai 625 mq del 2010 per risalire appunto a 634 mq.  La superficie complessiva in realtà subisce un continuo lieve incremento (da 617.121 ha del 2006 a 621.381 ha attuali) ma è l‘aumento di popolazione che modifica la media.  Non di molto, appunto:  sullo scorso anno l’incremento è di 616 ha, pari allo 0,099%. In sostanza, il bosco lombardo è stabile e copre circa il 26% del territorio.

Durante il 2012 sono stati collaudati oltre 176 ettari di nuovi boschi realizzati dall’uomo, un valore in netto calo rispetto all’ultimo quinquennio che ha registrato una media di oltre 300 ha l’anno.

Dove è il bosco

Il bosco è in prevalenza in montagna (quasi l’80% del totale), un po’ in collina (13,15%) e ancora meno in pianura (7,47%). Ma chi sta guadagnando più spazio in percentuale è proprio quest’ultimo, grazie in particolare ai nuovi boschi creati dall’uomo,mentre la collina è ferma e in montagna, grazie soprattutto all’avanzata naturale della vegetazione, il bosco è cresciuto di 271 ettari (0,06%). Negli ultimi cinque anni l’aumento del bosco in pianura è costante: i nuovi ettari boscati sono 2.322, con un incremento del 5,3% complessivo.

Metà della superficie montana lombarda è coperta da bosco (51%), percentuale che scende al 27% in collina e al 4,1% in pianura.

Il bilancio a livello di singola provincia mette in luce contesti diversi, con incrementi positivi, anche se talvolta di modesta entità, su tutte le province lombarde ad eccezione di Varese, che per il secondo anno di seguito, pur disponendo di un discreto imboschimento naturale nelle parte montuosa, non riesce a compensare le trasformazioni d‘uso avvenute sul territorio. Il guadagno massimo in termini assoluti di superficie spetta alla provincia di Brescia (+141 ha), grazie per lo più all’espansione naturale. Da sottolineare anche l’aumento riscontrato in provincia di Milano (+107 ha), dovuto principalmente ai nuovi boschi artificiali. Per lo stesso motivo e per i bassissimi valori di suolo trasformato cresce ancora, per il sesto anno consecutivo, la provincia di  Mantova (+2,88%).

Di che boschi si tratta?

La classifica per tipologie vede al primo posto le faggete (15%), tallonate dai castagneti (13,4%) e dalle peccete di abeti rossi (12,8%), tutti alberi montani. Seguono con l’11% gli orno-ostrieti (frassino minore e carpino nero), con l’8,4% i rimboschimenti artificiali,  con il 7,3%  i querceti. In pianura e in collina  sono invece querce e carpini a dominare, oltre alle formazioni antropogene.

Va ricordato che secondo il 2° Inventario forestale nazionale, realizzato nel 2005 (il prossimo sarà completato nel 2015), gli alberi lombardi erano 711 milioni, di cui 100 milioni di carpini neri, la specie numericamente più presente. In termini di volume mercantile − si parla di oltre 105 milioni di metri cubi di legno − gli alberi più significativi sono l’abete rosso (che rappresenta il 24,5% del volume complessivo), il castagno (15,7%), il larice (12%) e il faggio (9,46%).

L’utilizzo del bosco

Sono passati i tempi in cui chi voleva, tagliava…. Oggi esiste in Lombardia un sistema informatizzato di denuncia di taglio bosco (SITaB), adottato a partire dal marzo 2011 ed entrato lo scorso anno  a pieno regime, che nel 2012 ha registrato 20.927 istanze e quasi 594 mila mc di legname denunciato al taglio, distribuiti su 8.729 ettari. Abbiamo dunque un calo del numero di istanze rispetto al precedente anno (-10,21%) cui corrispondono una solo lieve diminuzione della massa totale prelevata (-2,14%) e della superficie interessata (-0,8%). L’analisi dei dati indica infatti una progressiva ottimizzazione del comparto, messo in evidenza dall’incremento dei tagli in fustaia (legato al miglioramento organizzativo e professionale) rispetto al ceduo che risente ancora fortemente dell’azione dei cosiddetti “hobbisti”. La flessione delle utilizzazioni nei boschi cedui riscontrato nel 2011 si riconferma anche per il 2012, con 402.839 m3 tagliati: si taglia di meno e con un leggero aumento della dimensione media dei tagli. Diminuisce ancora, e in maniera più consistente rispetto al 2011, il numero delle tagliate nei boschi d’alto fusto, che ammonta a 191.098 m3 (-13%) con relativo incremento della dimensione media dei tagli.

Gli alberi più richiesti? La robinia si conferma ancora al primo posto (15,8% della massa totale), seppur in calo (-13,5%), seguita dall’abete rosso (15,4%) che quest’anno sale al secondo posto con un incremento di quasi il 10%, superando il castagno (12,7%), in calo del 10,5%.

Trasformazione e compensazione

Nel 2012 gli Enti forestali hanno autorizzato 639 richieste di trasformazione del bosco per quasi 179 ettari. Si riscontra dunque un aumento di oltre 35 ettari rispetto allo scorso anno, con un valore prossimo al 2009 che si caratterizzava per un anomalo incremento dovuto alla realizzazione di nuove autostrade, che portò al valore più elevato raggiunto nel 2010. L’aumento di quest’anno è peraltro imputabile, in larga misura, alla medesima finalità: la società che sta realizzando la Pedemontana è infatti destinataria di autorizzazioni per oltre 40 ettari, tutti nella provincia di Como, che corrispondono a circa il 23% della superficie complessiva trasformata.

Il 63% delle autorizzazioni è stata richiesta da soggetti privati, ai quali si deve la trasformazione del 58% della superficie complessiva; il 27,9% è stato richiesto dai Comuni, il resto da altri soggetti pubblici, in particolare dalle Comunità Montane.

Tra le nuove destinazioni d’uso domina la viabilità ordinaria, che assorbe ben il 25% delle trasformazioni autorizzate quest’anno, dovuto al considerevole numero di ettari trasformati in provincia di Como nella zona di pianura. Seguono le sistemazioni idraulico forestali, quasi il 20%, concentrate a Sondrio ma con valori non trascurabili per Brescia e Pavia (per le quali sono le destinazioni più incisive), e la viabilità agro-silvo -pastorale (14%) con valori particolarmente elevati per la provincia di Lecco.

Gli ettari destinati a cave e discariche, che nel 2011 avevano ottenuto il valore più elevato, quest’anno risultano più che dimezzati, mantenendo tuttavia valori importanti nelle province di Bergamo e Varese dove sono la destinazione prevalente.

Il saldo tra disboscamenti autorizzati e imboschimenti imposti è, come sempre, negativo e quantificato in quasi -154 ettari di boschi, che quest’anno interessano tutte le fasce altimetriche, con particolare incidenza in montagna. A questo valore vanno tuttavia aggiunte le superfici che saranno realizzate con i proventi delle “monetizzazioni”, ossia i fondi che i destinatari delle autorizzazioni versano agli enti forestali; tale valore potrebbe essere tutt’altro che trascurabile visto l’elevato valore delle somme monetizzate che quest’anno rappresentano oltre il 72% dei costi totali di compensazione.

Oltre 13 M € è l’importo annuale degli interventi compensativi (esclusa fidejussione). Una stima in difetto ci dice che la quota monetizzata è di almeno 9,4 M €, di cui 8,9 M € alle Province, 0,396 M € alle Comunità montane e 0,134 M € ai Parchi.

La pianura è destinataria di quasi l’85% delle compensazioni, pur ospitando solo il 33% del bosco trasformato. Al contrario alla montagna spettano poco più del 9% dei fondi destinati alla compensazione, nonostante in essa si concentri più della metà della superficie trasformata.

 

Il comparto forestale

Nel 2012 il numero delle imprese boschive iscritte all’Albo regionale sale a 220 (comprensivo di 10 Consorzi Forestali). Si stima che esse occupino nel complesso circa 950 addetti, tra dipendenti assunti e titolari cui si affiancano prestatori di manodopera in possesso di propria partita iva, collaboratori familiari e soci lavoratori.  Non cambia di fatto la ripartizione percentuale delle imprese nelle diverse province, dove rimangono ai primi posti Varese e Brescia, con un incremento rispettivamente del 4% e del 2,5% rispetto allo scorso anno. Il 73,5% delle imprese boschive iscritte all’Albo risulta essere iscritta al SIARL, e pertanto ha presentato ad oggi almeno una domanda di contributo. Inoltre il 20,5% risulta possedere anche la qualifica di IAP (Imprenditore Agricolo Professionale) e ha pertanto accesso alle agevolazioni tributarie e creditizie stabilite dalla normativa vigente.

Nel 2012 le imprese boschive sono risultate esecutrici di 760 denunce di taglio per oltre 167 mila metri cubi di legname, ovvero il 4% delle istanze ed oltre il 28% del totale del legname regionale.

Il numero dei Consorzi Forestali riconosciuti in Lombardia rimane stabile e pari a 25. In essi si stima siano occupati circa 300 lavoratori. I Consorzi nel 2012 hanno gestito 102.890 ettari di terreni agro-silvo-pastorali, corrispondenti al 10,38% del bosco regionale, in leggera diminuzione rispetto al 2011. Le principali attività svolte sul campione esaminato, rispecchiano la tendenza dei precedenti anni, con prevalenza dei tagli e pratiche selvicolturali (32%), anche se con una leggera diminuzione nell’ordine del 7%, a vantaggio principalmente delle sistemazioni idrauliche e difesa del suolo (+4,5%) che salgono al 24,5%, e delle attività legate alla viabilità agro-silvo-pastorale anch’esse in leggero aumento (26,5%). Va certamente ricordato che  si tratta di valori di tendenza non sufficienti a descrivere la grande eterogeneità di lavori dei singoli Consorzi, che si adattano alle realtà locali e alle esigenze che annualmente si presentano nei territori loro conferiti.

I dati utilizzati provengono da fonti ufficiali di Regione Lombardia (SIARL, SITaB, Pianificazioni forestali, Direzioni Generali, ARPA) e dai contributi delle Associazioni di settore, delle imprese boschive, del CFS, degli Enti di ricerca e degli Enti forestali che ogni anno sono invitati a partecipare al progetto.

La versione integrale del Rapporto è disponibile on-line sul sito di ERSAF nella Sezione “Foreste, alpeggi e aree protette – Servizi al settore forestale”.

Per maggiori informazioni:

dr. Paolo Nastasio

Dipartimento: Montagna e territorio rurale

Struttura: Biodiversità e sistema agro-forestale

Tel. 02 67404 337 - 02 67404 675 - 331 6117713

E-mail: paolo.nastasio@ersaf.lombardia.it

2014-01-18

2129 visite
Petizioni online
Sondaggi online

Articoli della stessa categoria