Lunedì, 15 aprile 2024 - ore 02.10

In Afghanistan il tempo per prevenire lo ''scenario peggiore'' sta per scadere

L’unica cosa che non conosce crisi in Afghanistan sono le piantagioni di papavero da oppio

| Scritto da Redazione
In Afghanistan il tempo per prevenire lo ''scenario peggiore'' sta per scadere

L’informativa che la rappresentante speciale del Segretario generale dell’Onu per l’Afghanistan, Deborah Lyons, ha presentato al Consiglio di sicurezza sulla situazione è stata un’anatomia del fallimento dell’intervento della Nato (e dell’Italia) in Afghanistan.

I principali trend attuali che secondo la Lyons hanno un impatto negativo sul Paese sono una litania di problemi non solo irrisolti, ma aggravati e destinati ad aggravarsi ancora di più: politica, sicurezza, processo di pace, economia, emergenza umanitaria e Covid.

La rappresentante speciale, che è anche a capo dell’United Nations Mission in Afghanistan (UNAMA), ha detto che mentre le truppe della Nato si ritirano, «Tutti i principali indicatori per la sicurezza e lo sviluppo dell’Afghanistan sono negativi o stagnanti, le minacce che ci attendono non possono essere sottovalutate. Lo spirito indomabile degli afghani e la loro incredibile capacità di recupero sono messi a dura prova, Quel che accade in Afghanistan rimane di portata globale e il Consiglio di sicurezza deve essere pienamente informato della gravità della situazione».

La Lyons, senza probabilmente crederci nemmeno lei, ha  invitato le parti in conflitto ad abbandonare il campo di battaglia e a tornare al processo di pace in stallo. Dopo l’annuncio e l’avvio del ritiro delle truppe Nato, dall’inizio di maggio i talebani hanno conquistato più di 50 dei 370 distretti dell’Afghanistan e la Lyons ha fatto notare al Consiglio di sicurezza che l’annuncio dato ad aprile dagli Usa, seguiti dagli altri Paesi, del ritiro  delle truppe dall’Afghanistan dopo due decenni di guerra « E’ stato per il Paese come un tremore sismico, avvenuto inaspettatamente in fretta».  La decisione di ritirarsi fa parte dell’accordo del febbraio 2020 tra Usa e talebani e avrebbe dovuto  creare spazio per la pace tra gli afghani, invece, «Le azioni sul campo di battaglia sono state ben maggiori dei progressi al tavolo dei negoziati – ha denunciato la Lyons – L’opinione pubblica e la comunità diplomatica a Kabul sono allarmati dalla mancanza di unità politica, che deve essere affrontata o rischia di contribuire a ulteriori avanzamenti territoriali dei talebani.  La maggior parte dei distretti che sono stati conquistati dai talebani circondano i capoluoghi di provincia, suggerendo che i talebani si stanno preparando per cercare di prendere queste capitali una volta che le forze straniere si saranno completamente ritirate. Si tratta di un’azione in corso tragica e che porterebbe a all’aumento e al prolungamento della violenza e minaccia di distruggere gran parte di ciò che è stato costruito e conquistato duramente negli ultimi 20 anni».

Ma la Lyons si è anche espressa contro qualsiasi tentativo, «Ora o in futuro, di installare un governo imposto militarmente» perché sarebbe «Contrario alla volontà del popolo afghano, dei Paesi della regione e della più ampia comunità internazionale». Un avvertimento a chi, probabilmente, anche dentro il Consiglio di sicurezza Onu, ci sta pensando.

Intanto la siccità peggiora e i profughi interni aumentano e quasi un terzo degli afghani deve affrontare l’emergenza e l’insicurezza alimentare: «La Banca Mondiale ha stimato che a causa del conflitto, della grave terza ondata di Covid, della siccità, dell’indebolimento del tessuto sociale e di altri fattori, il tasso di povertà in Afghanistan potrebbe aumentare dal 50% a oltre il 70% – ha ricordato la Lyons – Eppure, nonostante abbia sottolineato l’importanza degli aiuti umanitari internazionali, i recenti contributi all’appello del 2021 per 1,3 miliardi di dollari, rimangono finanziati solo per il 30%».

In Afghanistan, nel primo trimestre di quest’anno, le vittime civili sono aumentate del 29% rispetto a quelle del 2020, le donne uccise sono aumentate del 37% e i bambini del 23%. «Le parti devono immediatamente  attuare misure di protezione dei civili  – ha sottolineato la leader dell’UNAMA – E preservare i diritti delle donne esta una preoccupazione fondamentale che non deve essere usata come merce di scambio al tavolo dei negoziati. I diritti umani non sono negoziabili. Invito la comunità internazionale e i Paesi regionali a ribadire l’importanza di questi diritti nei negoziati di pace».  E pensare che la sciagurata guerra afghana venne, tra l’altro, giustificata dalla necessità di liberare le donne e di far rispettare i diritti umani. Abbiamo visto come è andato a finire e le cose potrebbero ancora peggiorare.

Per la Lyons, «E’ rimasto a malapena il tempo per evitare che si materializzi uno scenario peggiore. La realtà che l’aumento del conflitto in Afghanistan significa maggiore insicurezza per molti altri Paesi, vicini e lontani. Un conflitto frammentato crea un ambiente più permissivo per i gruppi terroristici per reclutare, finanziare, pianificare e condurre operazioni di portata globale. Uno degli obiettivi chiave dell’UNAMA è quello di continuare a lavorare con tutti i partner. Qualsiasi futuro governo avrà bisogno dell’impegno e del sostegno internazionale. Questo non è il momento di indebolire la nostra determinazione o, peggio, di contribuire anche inavvertitamente a dare continui segnali di disperazione. C’è solo una direzione accettabile per l’Afghanistan: allontanarsi dal campo di battaglia e tornare al tavolo dei negoziati».

Ghada Fathy Ismail Waly, direttrice esecutiva dell’United Nations office on drugs and (Unodc) ha informato il Consiglio di sicurezza sugli accordi di cooperazione tra la sua agenzia e l’UNAMA, comprese le misure anticorruzione.   Ricordando la  dichiarazione politica  approvata dall’Assemblea generale dell’Onu sulla corruzione, ha evidenziato gli sforzi transfrontalieri dell’Unodc per combattere i crimini legati alla droga e preservare i guadagni duramente ottenuti dagli afghani. La Waly ha anche richiamato l’attenzione sulle «Alleanze tra elementi criminali e terroristi, che nel mondo hanno prodotto livelli più alti di vittime degli attacchi terroristici».

La direttrice esecutiva dell’Unodc ha fatto notare che «La pandemia non ha avuto un impatto sui grandi raccolti di papavero per alimentare l’offerta mondiale di eroina» e ha aggiunto che «I prezzi bassi del papavero da oppio sono collegati al grado con cui l’economia illecita minaccia la pace».

Il problema e che la Nato e il governo di Kabul avevano pron messo l’eradicazione delle piantagioni di papavero, mentre nemmeno le tanto strombazzate “guerre alla droga” hanno avuto il minimo successo e al traffico di droga, come sanno tutti, partecipano ministri del governo filo-occidentale di Kabul, militari armati e finanziati dalla Nato e signori della guerra loro alleati.

Ha esortato il Consiglio di sicurezza Onu a  rendere prioritaria la prevenzione del traffico di droga basandosi sull’evidenza e ha aggiunto che non sarà possibile senza una migliore leadership per la polizia afghana.  In questo contesto, la Waly  ha sottolineato «La necessità di un’azione tempestiva nelle campagne per limitare la produzione di papavero da oppio».

Concludendo il suo intervento, la Lyons ha rivolto un appello a tutti gli Stati membri dell’Onu, «Affinché contribuiscano generosamente al piano di risposta umanitaria, per sostenere lo sviluppo in corso e le esigenze umanitarie dello Stato. L’Onu continuerà a lavorare con tutte le parti – il governo dell’Afghanistan, i talebani, i leader comunitari e la comunità internazionale – per promuovere un sostegno coerente per una pace tanto necessaria. Ho rassicurato gli afghani che le Nazioni Unite non li abbandoneranno e manterranno la rotta».

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