Lunedì, 27 settembre 2021 - ore 06.39

La donna afghana deve tornare al guinzaglio | Oscar Bartoli Washington

Il vostro redattore e' uno in la' con gli anni e di scarsa cultura raccogliticcia.

| Scritto da Redazione
La donna afghana deve tornare al guinzaglio | Oscar Bartoli  Washington

La donna afghana deve tornare al guinzaglio | Oscar Bartoli  Washington

 Il vostro redattore e' uno in la' con gli anni e di scarsa cultura raccogliticcia.

Ammiro profondamente quelli che, sulla base di profonde e sostanziose basi intellettuali, riescono a mettere il capo fuori dallo stagno ad ogni stormir di fronda esprimendo il loro definitivo parere su tematiche di fondo.

E quindi ammiro gli odiatori di professione che si stanno squarciando le vesti accusando gli Stati Uniti e quel "rimbambito" del loro presidente che sta gestendo con grande determinazione l'uscita finale dell'America dall'Afghanistan.

In questa moltitudine planetaria si distinguono in modo particolare i repubblicani americani che non trovano  miglior occasione se non quella di criticare Joe Biden battendosi perché sia impicciato e gettato giù dal trono che occupa da otto mesi.

I manutengoli dell'innominabile ex presidente nella loro amnesia non ricordano o fingono di non ricordare che questa disgraziata guerra in Afghanistan è stata iniziata da quel George W Bush, noto alcolista e autodichiaratosi in un incontro con la regina Elisabetta d'Inghilterra: "Sono la pecora nera della famiglia Bush."

A parte le lacrime versate a commento delle tragiche foto della fuga da Kabul, molti sottolineano una terribile caduta di immagine degli Stati Uniti e dell'Europa.

Ma pochi si chiedono come sia possibile che 79.000 talebani siano in grado di contrastare un esercito di 300mila unita', super preparato dai gestori americani, un esercito che non ha sparato un solo colpo, e siano stati capaci di emergere dal nulla conquistando un'intera nazione.

Il popolo afgano ha subito l'occupazione di 13 anni dei sovietici che sono ritornati in patria super drogati.

Il popolo afgano ha subito l'occupazione delle truppe occidentali, ma soprattutto degli americani che ci hanno speso un paio di triilioni di dollari per creare un esercito moderno, strutture sanitarie e scolastiche, tentando di far eleggere una classe politica che non fosse avviluppata dalla corruzione.

In questa dannata guerra afghana gli americani hanno perso più di 2200 soldati (noi Italiani 54 di cui nessuno si ricorda).

Senza parlare della falcidia alla quale è stata sottoposta la popolazione di questo paese martoriato.

Poi ci sono quelli che sono stati presi in contropiede dalle dichiarazioni dei supercapi talebani che hanno detto alla popolazione di stare tranquilla, ognuno deve tornare a fare il proprio lavoro, alle donne sarà garantito di poter uscire (purche' coperte) e svolgere le attività alle quali si dedicavano in precedenza e via citando tutta una serie di promesse che, parliamoci chiaro, confliggono con la loro storia recente e passata.

Una mossa astuta che non fermerà certamente i killer di professione che, secondo testimonianze attendibili, stanno facendo il loro lavoro andando a cercare coloro che hanno collaborato con gli odiati americani.

Allora sorge spontanea una domanda: è mai possibile che un popolo come quello afgano stia manifestando la sua imperturbabile accettazione di una retromarcia politica e sociale che ricondurrà la vita di questa nazione a quel livello medievale che è la massima aspirazione dei capi talebani?

Una probabile risposta ce la fornisce un amico disincantato.

"Non è corretto giudicare una situazione come quella che si sta creando in Afghanistan con il filtro della nostra cultura catto - luterana.", ci dice sorseggiando una limonata fredda nell'afa opprimente washingtoniana.

Di fronte alla nostra espressione interrogativa aggiunge: 

"La permanenza per 20 anni degli occidentali, ma soprattutto degli americani, in quel paese ha messo a dura prova le basi ideologiche religiose sulle quali è impostata da secoli la vita di questo popolo. 

Vorresti farmi credere che la maggioranza degli uomini afghani di qualsiasi età si dichiari soddisfatta per la emarginazione che ha mutato soprattutto le nuove generazioni femminili? 

L'uomo afgano non vede di buon occhio la eccessiva scolarizzazione delle donne che lo mette ulteriormente in difficoltà. 

L'uomo afgano vuole recuperare il proprio centralismo e mette nel conto la perdita delle libertà individuali (ammesso che in questi anni ne avesse potuto usufruire) pur di gestire quel ruolo che del resto è ampiamente confermato dalla religione che lui segue."

"Perciò, conclude il nostro amico, potrà sembrare un assurdo giudicare una situazione complessa come quella dell'Afghanistan sulla base di elementari concetti. 

Ma non si deve dimenticare che ogni società vive e si sostiene sulle proprie gambe (cultura e religione) anche se qualcuno ha cercato nel tempo di amputargliele…! 

Quanto alla donna per molti afgani e' bene che torni al guinzaglio. Vengano pure i talebani."

Oscar Bartoli  Washington, DC, United States

Letter from Washington DC

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