Lunedì, 29 giugno 2026 - ore 09.09

LAVORO E LIBERTA’| M.Superti

| Scritto da Redazione
LAVORO E LIBERTA’| M.Superti

Che cosa possono comunicare le parole scritte, parlate,o sottintese.
La parola è la significazione di un oggetto ,di un simbolo o segno,o atteggiamento, o costume diffuso.
Non c’è bisogno di ricorrere agli studi di filosofia o semiologia che anche in Italia hanno grandi studiosi, ormai noti a tutti.
Il significato intrinseco è sempre lo stesso.
Ma assume  anche valori  diversi da come , dove e perché  le parole vengono esposte o pronunciate.
La parola “lavoro” e la parola “libertà” le troviamo scritte sull’entrata del campo di sterminio di Auschwitz e la troviamo scritte o citate o sottintese in varie costituzioni, nel mondo.
Le stesse parole vengono usate milioni di volte in milioni di occasioni nel mondo politico, del lavoro, della filosofia, della religione.
E evidente che il valore che si attribuisce  alle parole trova sostanza peculiare nel modo, nel luogo e da chi vengono pronunciate o scritte.
E solo da qui possiamo cominciare a ragionare e a fare le considerazioni del caso.
Quando si pronuncia o si scrive la  parola “lavoro”  si deve fare subito la connessione all’uomo che lavora, e che lavora in libertà.
Ma il lavoro non si trova per caso: deve essere offerto da terzi o deve essere trovato o “inventato” dal singolo che si da da fare e occupa una nicchia  di attività ritenuta interessante e proficua.
Il privato può quindi anche , per il tramite di una  impresa, creare condizioni di lavoro anche per altre persone : cioè si crea offerta di lavoro.
L’impresa deve essere anche produttiva ed è lecito operare per produrre utili : l’impresa deve  anche essere sana economicamente.
Tutti i regolamenti esistenti in materia non possono esimersi dal rispettare la sana conduzione dell’impresa.
Anche il sindacato, nella sua utile attività, deve tenerne conto: la negoziazione è legittima ma deve essere costruttiva e volta al fine del conseguimento del programma aziendale.
L’imprenditore deve essere libero di offrire ed il lavoratore deve essere libero di accettare.
Ed ecco che finalmente le due parole acquistano significato ed applicazione pratica: si fa sostanza, materia.
Ogni forzatura in proposito fa decadere sia  il significato che il valore delle parole.
Se le parole sono rispettate la società vive in armonia e produce valori anche tangibili: si crea una economia sana.
E’ evidente che, se  alle spalle  del lavoro produttivo vengono impiantate manovre speculative di natura finanziaria, si creano condizioni potenzialmente pericolose  per la società  che lavora e vive in libertà.
In altre parole il lavoro non direttamente volto alla produzione ma dedito alla speculazione pura , non  può definirsi per intero rivolto alla libertà delle persone.
La finanza quindi deve essere volta alla sola assistenza delle transazioni strettamente legate al passaggio di proprietà del prodotto.
La speculazione pura è solo uno dei modi di limitare la libertà altrui: chi esercita la speculazione pura è un parassita e come tale va trattato.
Come si sa la speculazione pura trova spesso applicazione nei contratti derivati, detti anche “swap”, ma non solo: anche i finanziamenti illeciti o fuori mercato sono assimilabili alla speculazione.
Tuttavia lo stato che funziona emana le  leggi  che  possono e devono fornire regolamenti e decreti di attuazione severi.
Ne va della libertà di lavorare e di lavorare per la libertà.
E chiedo scusa per l’inevitabile ripetizione delle parole del titolo,francamente insostituibili. 
Cordialità e buon lavoro.
MARIO SUPERTI
CREMONA 

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