Giovedì, 29 settembre 2022 - ore 20.33

Macché ''guerra civile'', sono russe le armi dei separatisti nel Donbass

Macché ''guerra civile'', sono russe le armi dei separatisti nel Donbass

| Scritto da Redazione
Macché ''guerra civile'', sono russe le armi dei separatisti nel Donbass

C’è ancora chi si ostina a definirla una guerra civile ma il conflitto in Donbass, nell’Ucraina orientale, è il risultato dell’aggressione russa. E ancora la Russia ha creato, sostenuto, alimentato le repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk. Basi militari al confine, a Kuzminsky e nell’area di Rostov, hanno fornito supporto logistico ammassando truppe e blindati, ovviamente privi di targhe di riconoscimento e insegne in modo da poter raccontare la favola dell’estraneità russa nel conflitto. Un recente studio, che ha tracciato in modo dettagliato la provenienza delle armi utilizzate nel Donbass, dimostra una volta di più il coinvolgimento russo.

Lo studio è stato realizzato dal Conflict Armament Research (CAR), organizzazione investigativa con sede nel Regno Unito che traccia la fornitura di armi convenzionali, munizioni e materiale militare correlato nelle aree colpite dal conflitto, e si avvale di iTrace, sistema di raccolta dati finanziato dall’UE e dal governo tedesco. “Le prove confermano che le fabbriche della Federazione Russa hanno prodotto la maggior parte delle munizioni delle milizie separatiste e quasi tutte le loro armi, fucili d’assalto e di precisione, lanciagranate, mine anti-carro e missili teleguidati”, hanno dichiarato i ricercatori del CAR.

Interessante soprattutto il caso dei kalashnikov, armi utilizzate da milizie di tutto il mondo, facili da reperire e assemblare con parti diverse, tanto che quasi nessun kalashnikov – dal Sudan alla Somalia, dalla Siria all’Afghanistan – presenta pezzi originali e numeri di serie corrispondenti tra le varie parti dell’arma. Invece i kalashnikov utilizzati dai separatisti filorussi sono “in larga parte” nuovi di fabbrica, con tutti gli elementi originali e i numeri di serie corrispondenti. Si legge nel rapporto che “la mancanza di componenti riassemblati indica che è trascorso poco tempo dal momento in cui le armi hanno lasciato l’impianto di produzione a quello in cui sono state utilizzate” nell’Ucraina orientale.

La sistematica cancellazione dei marchi di fabbrica non è bastata a occultare la reale provenienza delle armi usate dai separatisti. Droni e missili teleguidati presentano, secondo il rapporto, prova del fatto che sono stati assemblati in Russia. Ma non solo. Questi armamenti presentano anche parti prodotte in Europa, malgrado dal 2014 un embargo vieti di vendere armi e tecnologie militari alla Russia. Per aggirare l’embargo, i paesi dell’Unione Europea, la Gran  Bretagna e persino gli Stati Uniti – ufficialmente al fianco di Kiev – hanno venduto componenti militari spacciandoli per uso civile. La mancanza di controlli ha fatto il resto. E così, con la complicità dei produttori di armi occidentali, la Russia ha potuto continuare a fabbricare armamenti da destinare al Donbass. Armamenti che hanno ammazzato, ad oggi, circa 13mila persone in un conflitto che ancora non vede la fine e su cui la Russia – che continua a dichiararsi estranea – non intende negoziare.

(Matteo Zola, via East Journal cc by nc nd)

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