Mercoledì, 08 luglio 2020 - ore 01.01

Nel Decreto Rilancio per i migranti si poteva fare di più |Segreteria Art. Uno Cremona

Dopo varie schermaglie politiche parlamentari e, purtroppo, anche nella compagine governativa, nel “decreto rinascita” sono state inserite alcune norme per la regolarizzazione di lavoratori stranieri già in Italia nei settori dei lavori agricoli e della assistenza domiciliare (badanti).

| Scritto da Redazione
Nel Decreto Rilancio  per i migranti si poteva fare di più |Segreteria Art. Uno Cremona

Nel Decreto Rilancio  per i migranti si poteva fare di più |Segreteria Art. Uno Cremona

Dopo varie schermaglie politiche parlamentari e, purtroppo, anche nella compagine governativa, nel “decreto rinascita” sono state inserite alcune norme per la regolarizzazione di lavoratori stranieri già in Italia nei settori dei lavori agricoli e della assistenza domiciliare (badanti).

Molti di noi hanno vista la Ministra Bellanova commuoversi all’annuncio che era riuscita nella sua battaglia di inserire queste norme nel nuovo decreto.  La comprendiamo e le siamo grati anche per aver espresso e sostenuto con coraggio le sue condivisibili opinioni sulla situazione degli stranieri residenti in Italia.  Purtroppo l’opposizione interna di una parte dei Cinque Stelle e le minacce delle opposizioni hanno tarpato le buone intenzioni degli estensori del provvedimento.

Il problema è che alla lettura di queste norme, che interessano secondo stime attendibili circa 100.000 persone su 500.000 (ma probabilmente di più) e quindi un numero decisamente esiguo, non si può non rimanere profondamente delusi dalla pochezza del provvedimento.

“Pütost che nient…” si dice in cremonese, ma questa volta il “pütost” è veramente indigesto.  Ancora una volta è mancato il coraggio di fare un atto di giustizia nei confronti dei nuovi schiavi del terzo millennio.

La regolarizzazione di persone che lavorano in nero (come già nelle precedenti norme sulla “Emersione dei rapporti di lavoro”) è ancora una volta lasciata in mano ai datori di lavoro, che quindi hanno di nuovo il coltello in mano dalla parte del manico per imporre condizioni sfavorevoli o veri e propri ricatti ai lavoratori, che sono in totale posizione di debolezza.

Dall’altro canto è possibile per il lavoratore fare domanda ma questa, burocraticamente difficile da portare avanti e gravata da molte condizionalità, è un vero percorso ad ostacoli per un risultato modesto di soli 6 mesi di “regolarizzazione”.

Il decreto ha quindi una valenza puramente economicista a favore dei datori di lavoro e non tiene in alcun conto i diritti umani e civili dei migranti.  Giustamente l’Unione Sindacato di base ha dichiarato che il Decreto Rilancio ha dato luogo “con uno strettissimo spiraglio irto di sbarramenti e condizionalità, alla regolarizzazione per mera utilità di mercato anziché garantire il diritto alla vita”.

C’è poi da chiedersi perché siano stati esclusi settori quali l’edilizia, la logistica o l’artigianato, settori nei quali, soprattutto nei primi due, è grande la presenza di lavoro nero.

Questa ostinazione nazionale di voler considerare gli immigrati un pericolo anziché una risorsa, peraltro necessaria, per la nostra economia e la nostra crescita va superata con un atto di coraggio politico.

E’ ora di mettere mano ad una revisione profonda della legislazione sulla immigrazione, ripartendo dalla legge Turco-Napolitano del 1998 (che pure aveva notevoli limiti concettuali), abolendo la Bossi-Fini e i Decreti Sicurezza voluti da Salvini, per arrivare ad una legislazione moderna e coordinata con l’Europa, che crei flussi di immigrazione regolari stroncando così i traffici clandestini di esseri umani, crei veri corridoi umanitari laddove necessario, che abolisca il trattato di Dublino e che riporti l’Italia e l’Europa ad essere patria di diritti civili e umanitari, secondo le migliori tradizioni che si ispirano ai criteri di uguaglianza tra tutti gli essere umani, di libertà e solidarietà.

E’ ora di promulgare la legge sullo jus soli o jus culturae che dir si voglia e rendere così ufficialmente italiani coloro che già lo sono per nascita e per scelta, dando loro tutti i diritti di cittadinanza.

E’ ora, in una parola, di essere giusti

Francesco Ghelfi, Segreteria Provinciale di Articolo Uno

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