Lunedì, 05 dicembre 2022 - ore 01.23

Nuovo golpe militare in Burkina Faso

Festeggiamenti con bandiere nazionali e della Russia, accuse alla Francia

| Scritto da Redazione
Nuovo golpe militare in Burkina Faso

Alle ore 20:00 del 30 settembre le trasmissioni di Radiodiffusion Télévision du Burkina (RTB) sono state interrotte e, circondato da uomini incappucciati, ha fatto la sua comparsa sugli schermi televisivi un soldato in uniforme, giubbotto antiproiettile e berretto rosso. E’ Ibrahim Traoré, che ha annunciato di aver assunto la guida del Mouvement patriotique pour la sauvegarde et la restauration (MPSR), rovesciando così il tenente colonnello Paul-Henri Sandaogo Damiba che aveva preso il potere con un golpe militare a gennaio- Sandaogo Damiba che inizialmente sembrava essere stato catturato dai nuovi golpisti e confinato a Camp Kamboinsin, la sede le forces spéciales burkinabè. Poi, i nuovi golpisti hanno cambiato versione e hanno detto che il deposto Damiba stava pianificando una controffensiva da una base francese: «Si ritiene che il leader estromesso, Paul-Henri Damiba, si sia rifugiato nella base francese di Kamboinsin per pianificare una controffensiva per creare problemi alle nostre forze di difesa e di sicurezza». La Francia, ex potenza coloniale del Burkina Faso, che ha una presenza militare in Burkina Faso con un contingente di forze speciali con base a Kamboinsin, a circa 30 chilometri da Ouagadougou ha negato «Qualsiasi coinvolgimento dell’esercito francese negli eventi delle ultime ore» e ha anche smentito «Le voci secondo cui le autorità del Burkinabe sono state accolte o sono sotto la protezione dell’esercito francese».

Traoré ha annunciato che «Il governo, la Charte de transition e l’Assemblée nationale sono dissolti». Poi ha chiuso le frontiere del Burkina Faso e ha dichiarato il coprifuoco dalle 21:00 alle 5:00.

Il nuovo presidente golpista ha avvertito che «Ogni attività politica e della società civile è sospesa: Le forze vive della nazione saranno presto chiamate a redigere una nuova carta di transizione al fine di nominare un nuovo presidente, civile o militare. Vogliamo perseguire l’ideale comune del popolo burkinabè, ovvero ripristinare la sicurezza e l’integrità territoriale».

Già a partire dalle 4:30 del 30 settembre nella capitale Ouagadougou  erano stati sentite raffiche di mitra ed esplosioni nell’area del campo militare di Baba Sy, uno dei principali della città, nel distretto di Ouaga 2000 e vicino al palazzo presidenziale di Kosyamti, poi le principali arterie stradali sono state occupate da veicoli militari  con a bordo soldati delle forze speciali “Cobra” che hanno occupato la RTB interrompendo i programmi televisivi.

Quando i nuovi golpisti hanno occupato il palazzo presidenziale, i soldati del Groupement de sécurité et de protection républicaine (GSPR) che avrebbero dovuto difendere il presidente deposto si sarebbero limitati a sparare qualche colpo di avvertimento.

Il nuovo padrone del Burkina Faso, Ibrahim Traoré, non fa però parte dei “Cobra”: era il comandante del reggimento di artiglieria di Kaya, la prima regione militare, a un centinaio di chilometri dalla capitale. E’ uno dei giovani ufficiali che avevano rovesciato il presidente eletto Roch Marc Christian Kaboré e portato al potere  Damiba, ma che poi hanno criticato le scelte del presidente di transizione.

Da mesi la tensione tra Damiba e questi giovani ufficiali – la la maggior parte dei quali impegnati al fronte contro i gruppi armati jihadisti – stava salendo. I golpisti accusavano il presidente defenestrato di non essere in grado di risolvere la crisi di sicurezza che sta affliggendo il Burkina Faso: «Non ci sono stati risultati in termini di sicurezza. Abbiamo assistito a un continuo e accelerato deterioramento della situazione della sicurezza su vaste parti del territorio che a gennaio erano sotto il nostro controllo sono passate sotto il controllo jihadista»..

La goccia che sembra aver fatto traboccare il vaso della rabbia dei militari è l’imboscata subita il 26 settembre da un convoglio di rifornimenti a Djibo, nella quale sono rimasti uccisi diversi uomini del 14e régiment interarmes. Il 5 settembre, sempre sulla stessa strada, un altro convoglio militare era saltato su delle mine  comandate a distanza che avevano causato la morte di 35 persone e numerosi feriti.

Molti giovani ufficiali erano anche molto scontenti anche per il ritorno dell’ex presidente Blaise Compaoré, l’assassino di Thomas Sankara il presidente socialista che cambiò il nome dell’Allora Alto Volta in Burkina Faso e che per una breve stagiobe restituì speranza e fierezza al suo popolo. Ma il nuovo golpe non è stato contrastato anche perché molti militari lamentavano ritardi nel pagamento dei loro stipendi.

Il Burkina Faso continua ad affrontare una crisi umanitaria, con quasi un quinto della popolazione bisognosa di aiuti.  Secondo l’United Nations Office for the Coordination of Humanitarian Affairs (OCHA), a giugno di quest’anno oltre 1,5 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le loro case a causa della crescente insicurezza nel Paese. Quasi due quarti degli sfollati sono bambini.

In Burkina Faso, dove prima convivevano tranquillamente musulmani e cristiani, dal 2015 si sono moltiplicati gli attacchi dei movimenti armati affiliati ai jihadisti di Al-Qaeda e dello Stato Islamico, soprattutto  nel nord e nell’est del Paese, che hanno causato migliaia di vittime e lo sfollamento di circa due milioni di persone.

Secondo l’ONG Acled, dal 2021, il Burkina è diventato l’epicentro della violenza nel Sahel, con attacchi più mortali che in Mali o Niger nel 202, Più del 40% del territorio è controllato da milizie non statali che puntano al controllo dell scarse risorse e delle rotte energetiche verso l’Europa.

Il nuovo colpo di stato militare non sembra aver scosso molto i burkinabé: già sabato il grande mercato Il grande mercato di Ouagadougou era riaperto e nelle strade della capitale era ripreso il solito caotico traffico di auto, moto e persone.  Come scrive Radio France International (Rfi), «Tra la popolazione, i sentimenti sono relativamente contrastanti su questo secondo colpo di stato in otto mesi. Ma c’è un punto su cui molti sono d’accordo, ed è il sentimento di delusione nei confronti del tenente colonnello Damiba, destituito dopo quasi un anno al potere. Intorno allo stadio municipale di Ouagadougou, una trentina di persone si sono persino radunate per mostrare il loro sostegno alle nuove autorità. I manifestanti hanno sventolato bandiere con i colori del Burkina Faso, ma anche con i colori della Russia (che fornisce al Paese mercenari e armi per combattere le milizie jihadiste, ndr). Chiedono al nuovo potere di rivedere la sua collaborazione con la Francia e di fare di tutto per ripristinare finalmente la sicurezza sul territorio nazionale».

Il presidente della Commissione dell’Unione Africana (Ua), Moussa Faki Mahamat, ha condannato «Inequivocabilmente» il colpo di stato in Burkina Faso e ha espresso «Profonda preoccupazione per la ripresa di cambiamenti incostituzionali di governo in Burkina Faso e altrove nel continente africano».

Mahamat ha invitato le forze armate del Burkina Faso ad «Astenersi immediatamente e completamente da qualsiasi atto di violenza o minaccia nei confronti della popolazione, delle libertà civili e dei diritti umani.

L’Unione Africana condanna il colpo di stato» e ha ribadito il «Continuo sostegno dell’Unione Africana al popolo del Burkina Faso, per garantire pace, stabilità e sviluppo nel Paese».

L’Onu ha anche chiesto “calma” e di evitare l’escalation delle violenze nel Paese.

Il Segretario generale dell’Onu, António Guterres, ha espresso a sua profonda preoccupazione per gli sviluppi in corso in Burkina Faso e ha condannato fermamente «Ogni tentativo di prendere il potere con la forza delle armi», invitando tutti ad «Astenersi dalla violenza e cercare il dialogo».

Il capo delle Nazioni Unite ha anche espresso il suo pieno sostegno agli sforzi regionali volti a un rapido ritorno all’ordine costituzionale nel Paese: «Il Burkina Faso ha bisogno di pace, stabilità e unità per combattere i gruppi terroristici e le reti criminali che operano in alcune parti del Paese». Poi ha riaffermato «L’impegno delle Nazioni Unite ad accompagnare il popolo del Burkina Faso nei suoi sforzi verso una pace e una stabilità durature».

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