Martedì, 09 agosto 2022 - ore 12.27

Oltre 200 persone alla presentazione del libro 'Il pensiero bianco' di Lilian Thuram

Campione di calcio, ambasciatore Unicef dal 2010 ed attivista contro il razzismo. Lilian Thuram ieri sera alla Sported Maris ha incontrato più di 200 persone.

| Scritto da Redazione
Oltre 200 persone alla presentazione del libro 'Il pensiero bianco' di Lilian Thuram

Un caldo sole e grandi applausi hanno accolto il campione ed attivista Lilian Thuram nel centro sportivo ASD Sported Maris a Cremona.

Nel campetto antistante i campi da calcio erano almeno 250 le persone presenti tra giovani atleti della Sported, della Sansebasket, del Sant’Ilario, della Marini Pro Cremona, dirigenti, allenatori, tanti genitori, tra cui si possono immaginare tanti estimatori del campione quando negli anni 2000 ha militato nel Parma di Ancelotti e nella Juventus. Tanti i trofei conquistati, in italia e nel mondo, ma da quando ha appeso le scarpette al chiodo è 'sceso in campo' per conquistare il più importante ed anche il più difficile e lo fa da ambasciatore dell’Unicef dal 2010 ed attraverso la sua Fondazione Lilian Thuram, attraverso la quale combatte il razzismo di ogni genere. 

 

L’evento è stato organizzato dal Porte Aperte Festival con la collaborazione dell’ASD Sported e con il patrocinio dell’amministrazione comunale di Cremona.

Sul palco a presentare l’evento Andrea Cisi, scrittore e calciofilo cremonese, una delle anime del PAF che dal 2016 anima splendidi gli spazi storici della nostra Cremona con un importante kermesse culturale che di anno in anno porta sul palco artisti italiani e stranieri di assoluto valore e che anche quest'anno che quest’anno verrà riproposta nel weekend del 10/11/12 giugno 2022,

A fare gli onori di casa, dopo gli interventi dell’assessore dello sport di Cremona Luca Zanacchi e della Cultura Luca Burgazzi, che regaleranno a Lilian una targa ricordo, Mauro Bonali fondatore del sodalizio sportivo cremonese e docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, tra il pubblico presenti anche Giovanni Radi in rappresentanza del Coni di CremonaRoberto Rigoli del Panathlon CremonaClaudio Ardigò del CSI Cremona ed Andrea De Nicoli della FIGC di Cremona.

A moderare l’incontro con il campione francese, il giornalista sportivo, collaboratore di testate giornalistiche locali e nazionali, Giorgio Barbieri e Roberto Lana, docente di lettere, musicologia e collaboratore con diverse case editrici per la traduzione dal francese.

 

E’ proprio Lana che introduce ‘Il pensiero bianco’ l’ultimo saggio di Thuram edito da Ed. Add, attraverso il quale cerca di sensibilizzare i lettori rispetto al problema del razzismo.

‘Raccontare la storia dell’identità che portiamo, sull’idea pre-costituita che ci sono razze diverse tra cui la bianca, quella naturale. Il razzismo non è un’idea naturale,  ma un'idea politica, una costrizione per legittimare una violenza economica e sociale, tante persone pensano che basta vivere insieme per cancellare il problema, ma dietro il razzismo c’è una storia, che bisogna capire e studiare per superarlo’.

 

Lilian parla al pubblico con trasporto, in un’italiano fluente, attraverso aneddoti personali raccontati con ironia che hanno segnato la sua vita dentro e fuori dal campo. Si presenta con una piccola cartina del mondo, la volge al pubblico, volutamente al contrario, ed è proprio un giovane atleta a farglielo notare.

‘Siamo abituati a vedere il mondo da un nostro punto di vista, ma come dico ai bambini il mondo è come un pallone da calcio, è rotondo e possiamo avere diversi punti di vista rispetto ad esso, ma spesso siamo educati a vedere le cose da uno solo. Il mio libro è un invito a cambiarlo, e questo rende la cosa difficile ed a volte la gente non capisce o non lo accetta. Ma il razzismo è legato ad un punto di vista perchè ti hanno raccontato delle cose e tu hai creduto a questa storia, ma il razzismo ha una storia diversa e radicata in un’idea politica ben precisa. Per questo dobbiamo ricordare ai nostri figli che ci sono tanti punti di vista per riflettere e crescere in una maniera più intelligente’.

 

Racconta di quando era un ragazzino nella Guadalupa francese, il suo paese di origine, della sua famiglia di umili origini e della sua vocazione al sacerdozio.

‘Fino a quando sono rimasto in Guadalupa volevo diventare prete, ma dopo ho cambiato idea ed ho fatto bene secondo me (ride). Ai miei figli dicevo, come vedi Dio e loro rispondevano che era un uomo bianco con la barba, strano dicevo io, perché Dio ha fatto tutti gli uomini a sua immagine e somiglianza, e tu sei nero e vedi il Dio bianco. Non è una donna perché sono i maschi che hanno deciso questa percezione di Dio’.  

 

Razzismo, sessismo, omofobia, sono problematiche di cui Thuram invita a prendere coscienza anche attraverso una retorica diretta ed a volte scomoda.

‘Razzismo, omofobia e sessismo sono paragonabili, ci sono delle leggi di fatto che rendono la donna inferiore all’uomo, ma non per un volontà naturale o divina ,per questo è un problema legato anche alle religioni. Ad esempio  il fatto che siamo tre uomini a parlare qui non è un caso, racconta  una storia che poteva essere diversa, dobbiamo capire e riflettere. Noi siamo il frutto della storia,di quelli che abbiamo sentito a scuola, a casa, dagli amici, dobbiamo farci delle domande intelligenti per uscire da queste credenze sbagliate. l’ultima cosa che una persona vuole è essere toccato dal razzismo e quando accade si domanda cosa non va nella sua persona e non pensa al colore della sua pelle perchè fa male, non fa piacere a nessuno essere trattati con una persona negativa, se fosse il  vestito vai  a casa e lo cambi, ma per il colore della tua pelle è molto difficile cambiare le cose’.

 

Il libro ‘Il pensiero bianco’ dice Lilian, non vuole giudicare, ma vuole essere un invito a riflettere.

‘Nel mio libro parlo di sessismo e razzismo, ma non voglio giudicare, voglio solo dire che se vogliamo cambiare le cose, dobbiamo riflettere, non solo dal punto di vista di chi compie l’atto, ma anche da chi lo subisce. Le persone che hanno il potere non hanno l’abitudine di essere guardate, non hanno l’abitudine ad essere giudicate’.

 

Non poteva mancare una riflessione del razzismo nello sport, qualcosa che ha toccato con mano nella sua carriera, attraverso le  sue esperienze e quelle di compagni ed amici di squadra.

‘In italia, quando sono arrivato , c’era  già il razzismo, come c'era già nel calcio francese, ma anche fuori dall’Italia c’era, come mai? Succede perchè non da fastidio alla gente, perchè se sei oggetto di atti razzisti, tanti, tra cui calciatori, dirigenti e politici ti invitano a fare finta di niente, e se tu ti ‘incazzi’ allora per loro sei tu nel torto. Se una cosa da fastidio la si fa smettere, invece non bisogna accettarlo, bisogna partecipare a cambiare la società, educare la gente a dire di no. Nel mondo del calcio è molto difficile cambiare queste cose perché tende a legittimare un sistema economico nel  quale la  cosa più importante è che il gioco continui per fare business. Per questo per me solo i giocatori  possono cambiare le cose da dentro il sistema’. 

Sono tantissimi i ragazzi presenti, insieme ad educatori, allenatori, dirigenti, ma anche tanti genitori ed è a loro che Thuram vuole lanciare un messaggio sullo sport, oltre lo sport.

‘Io credo che la cosa più importante è il piacere che si prova quando si fa sport e questo non bisogna mai dimenticarlo, gli allenatori e gli adulti devono capirlo. Vedo addosso a questi giovani sempre più pressione per vincere, per diventare professionisti ed io credo che la cosa più importante è divertirsi con gli amici. Lo sport deve insegnare ad ascoltare per crescere e per imparare a vivere dentro il mondo del calcio e fuori. Il genitore che accompagna il proprio figlio crea un legame e dei ricordi che sono la cosa più bella,  perché alla fine quando qualcuno non c’è più, lo ricordi anche attraverso questi momenti. Per i bambini e quando hai una famiglia che ti segue, è molto più facile diventare una persona equilibrata.’

 

‘Avere pregiudizi è normale’, una affermazione che lascia un po' sbigottiti, ma è la realtà ed anche il punto di partenza per accettare i nostri limiti umani e cambiare le nostre credenze.  

‘Avere dei pregiudizi è normale, la gente che dice che non ne ha è bugiarda, bisogna solo essere molto attenti ai pregiudizi, perché fanno parte della natura umana, ma ti ingannano facendoci riflettere più velocemente e non sempre in modo giusto. Il razzismo è il non volersi rapportare all’altra persona, c’è chi dice che il razzismo è  dovuto alla presenza di una minoranza, ma è una sciocchezza, il numero di bianchi è nettamente inferiore alle altre razze,  anche per le donne lo dicono, ma il numero di donne al mondo è superiore al numero dei uomini. Il colore della pelle non fa la nazionalità, se un ragazzo nato in italia va nel paese di origine è visto come un italiano due persone con lo stesso colore della pelle possono essere di nazionalità diversa’.

 

Lilian punta il dito sulle famiglie, ma lo fa non per accusare, ma per responsabilizzarsi verso i loro figli, perché le future generazioni possano cambiare la storia.

‘Io credo che per crescere ogni bambino ha bisogno di tanta autostima perché solo così può dare il massimo, non avrà paura di sbagliare e  capirà che sbagliare non è grave. Il razzismo ti toglie questa autostima la violenta. Purtroppo tante volte il razzismo è legato all'immaginario, per come tu immagini agli altri, dobbiamo aiutare i nostri figli a riflettere ed a studiare la storia dei popoli, della schiavitù. Studiare l'essere umano e non da italiano, francese o senegalese’.

 

Cultura e sport, un binomio inscindibile, soprattutto in un momento dove tanti ragazzi abbandonano la scuola e le attività sportive per mancanza di stimoli.

‘La cultura è una cosa importantissima e se i più poveri non hanno accesso alla cultura noi dobbiamo fare in modo di risolvere questo problema, perché la cultura ti da modo di riflettere in un modo diverso, offrendo punti di vista diversi. Sport e cultura vanno vicini perché lo sport ha un potere incredibile di aggregazione ed unione, per questo è  importante dare la possibilità a tutti i giovani a fare sport e di accedere alla cultura’. 

 

Sarebbero ancora tante le domande, ma una si fa largo per affrontare il problema dell’omofobia, un vero e proprio atto di razzismo.

‘Il problema dell'omofobia è anche legato alle religioni, non accettano facendo passare messaggi omofobi. Il condizionamento religioso, oltre a quello politico, è una cosa molto forte, bisogna insegnare ai giovani che quando scherzano su questa cosa, tra di loro potrebbero esserci degli omosessuali, e che per colpa nostra possono arrivare a gesti estremi, per razzismo, sessismo ed omofobia si muore. Dobbiamo educare i nostri figli per combatterla’.

E’ passata più di un’ora, il tempo è volato, il sole sta tramontando e l'umidità si fa sentire. Ciò che ha colpito di più è stata la sacralità con la quale i presenti hanno ascoltato silenziosi quest’uomo che con grande ironia, anche verso se stesso, con grande determinazione e rispetto, ha saputo dare un punto di vista diverso, un motivo di riflessione ai presenti. Lilian ci insegna che non si nasce né campioni, ne razzisti, lo si diventa, ed è da questa consapevolezza che possiamo decidere da che parte stare e con chi lottare per vincere.

 

Forse non è stato un caso che abbia scelto, per fortuna, di abbandonare l'idea della tonaca, per infilarsi un paio di pantaloncini corti e deliziarci con le sue giocate, forse, e quasi certamente, era l’unico modo per vivere sulla propria pelle, capire, studiare per combattere il razzismo. 

 

Grazie Lilian

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