Quali le ambizioni del “Campo largo”? | Benito Fiori (Cremona)
Qualche giorno fa al Parco Nomentano di Roma è avvenuto un incontro tra i segretari del PD, del M5S, di Sinistra Italiana, dei Verdi e di “+ Europa” che può essere ritenuto come il momento della nascita di quell’alleanza nell’area politica del centrosinistra italiano che oggi va sotto il nome di “Campo largo”. Si tratta di una novità rivendicata da questa affermazione: «siamo noi il nucleo politico della coalizione alternativa alla destra». A commento di questa orgogliosa dichiarazione è però interessante citare il pensiero di Romano Prodi: «Prima di valutare chi ci sta, si discuta concretamente su cosa stare insieme.».
Ma cos’è questo “Campo largo”? Mentre in Inghilterra il Labor Party ha deciso di rilanciarsi affrontando con determinazione le pesanti problematiche che porta con sé la crisi climatica, sulle rive dell’Aniene è stato deciso solo di prenotare il bacino di carenaggio per la costruzione di un nuovo soggetto politico, ma non è chiaro con quali ambizioni: natante, barca? nave? Intanto, il segretario Riccardo Magi ha avanzato questa proposta: dovrà essere il «tavolo permanente di consultazione» di questo schieramento, il luogo dove trovare le mediazioni «sui disaccordi per la costruzione di una piattaforma programmatica», perché, egli ha aggiunto, «… ancora restano differenze tra i cinque partiti». Allora sorge spontanea una domanda: ciò di cui si sta parlando sarà soltanto il luogo delle “mediazioni”, di un “ufficio reclami” per quegli “alleati” che non si sentiranno abbastanza valorizzati? Quindi, un “Campo largo” non interessato ad una nuova pagina della storia italiana imposta dalle leggi della Natura e dalle distorsioni prodotte dalla ingordigia umana? Un “Campo largo” disinteressato ad aprire un laboratorio dove i mondi dei saperi e delle conoscenze s’incontrino con quello della politica per scrivere intelligenti e sagge nuove modalità di difesa dalle imprevedibilità che i cambiamenti del clima riservano per il futuro dell’umanità?
Ed ecco calare un altro temuto dubbio, quello della persistenza dell’idea di una possibile coesistenza di vecchie dottrine del secolo scorso, ispiratrici degli errori delle vecchie generazioni, con l’assoluta novità degli orizzonti che oggi si profilano. In tutto questo, nonostante la portata storica del momento, si intravede la debolezza umana che s’illude di potere mantenere rugosi equilibri di potere risolvendo ogni problema con una operazione di lifting: la riesumazione di quella antica formula degli anni ’80, passata alla storia con il nome di “pentapartito”. Formula nata non “per avviare un nuovo percorso”, ma soltanto “contro un avversario politico”.
Benito Fiori per l’associazione “ABC-Alleanza Bene Comune”



