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Carissime democratiche, carissimi democratici,
ne ero certa, ma è stata comunque una gioia vedere la risposta di sabato scorso all’appello nostro, delle altre forze di centrosinistra, delle associazioni e dei sindacati per dire una volta di più che la salute è un diritto e non un affare e che un sistema sanitario che non è in grado di garantire a ben due milioni di lombardi il diritto a curarsi va cambiato radicalmente e in profondità.
Come? Anzitutto tornando al rispetto della Costituzione: erano diecimila le cittadine e i cittadini che hanno chiesto di nuovo a Fontana e ai suoi di leggersi bene l’Articolo 32 e di metterlo in pratica: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività”. Siamo scesi in piazza per ricordare a destra e Lega che si deve investire nella sanità pubblica, che la medicina di territorio va sostenuta e rafforzata, che il personale sanitario va valorizzato e messo nelle condizioni di operare al meglio, che le liste d’attesa devono essere le più brevi possibile. Non chissà quando: adesso!
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Non ci sono altri interessi da tutelare se non quelli delle lombarde e dei lombardi, eppure la Giunta Fontana finge che il problema non esista. Non si spiega altrimenti quanto avvenuto martedì in Consiglio regionale, quando le forze che governano la Lombardia da oltre trent’anni hanno detto no a una proposta del Gruppo PD i cui contenuti dovrebbero essere considerati ovvi prima ancora che sacrosanti: avevamo chiesto che non vengano rinnovati i contratti a quelle strutture private convenzionate che non garantiscono di ottemperare alle richieste entro i prossimi tre mesi, perché se ricevi soldi pubblici devi agire anzitutto in favore del pubblico! Semplice no? Evidentemente no, dato che questa nostra proposta è stata bocciata così che le strutture private potranno seguitare col rinvio alle calende greche (cosa che peraltro fanno da dieci anni) del loro ingresso nel Centro Unico di Prenotazione di Regione Lombardia.
Ditelo, diciamolo, diffondiamo questa notizia e questi materiali con tutti i nostri mezzi. E al primo che ribatterà che la nostra è propaganda, che insinuerà che i nostri dati non sarebbero reali, rispondiamo con la forza dei numeri spiegando che degli oltre quattrocento gruppi sanitari del privato convenzionati, solamente otto hanno reso pubbliche le loro agende: 400 a 8. A volte la brutalità della matematica supera di molto la capacità espressiva delle parole.
Questo hanno detto i diecimila di sabato scorso: il peso del sistema sanitario non può gravare sulle spalle dei professionisti della sanità pubblica, i quali sono rimasti i soli a reggerlo. Non possiamo tollerare una situazione diventata di fatto inaccettabile.
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È proprio la parola della settimana questa, “inaccettabile”: quante volte l’abbiamo sentita? Tanto per cambiare il merito è di Donald Trump, che quando non sa più come uscire da uno dei molteplici guai in cui infila sistematicamente il mondo… alza la voce, cambia obiettivi e si fa (credevo fosse impossibile e invece ci riesce!) ancora più volgare. Prima l’attacco sguaiato al papa, quasi con la pretesa che Leone XIV dica “bravo” a ogni missile (il vicepresidente Vance, per non essere da meno, intima al pontefice di pensare alle “questioni morali” ritenendo evidentemente che la guerra non lo sia) e poi, sempre all’insegna dell’inaccettabile, ecco il calcio rifilato alla Presidente Meloni, che si vede ripagata così per questi lunghi anni di accondiscendenza e di “speranze” che il Nobel per la Pace prendesse la via di Mar-a-Lago. Bravissima invece la nostra Segretaria Elly Schlein, che alla Camera ha anteposto le Istituzioni alla propaganda, mostrando a chi governa cosa vuol dire avere senso dello Stato.
Bisognerebbe ricordarla questa cosa a Salvini e al suo “Remigration Summit” di sabato a Milano, nel capoluogo di una Regione che senza i 600mila e più lavoratrici e lavoratori migranti vedrebbe bloccato il settore edilizio, oltre a buona parte di quelli della cura e della logistica (piuttosto patetici i tentativi di travestire in extremis questo “raduno dei patrioti” in manifestazione per la pace, vero Presidente Fontana?). Salvini e chi la pensa come lui sappiano che noi non ci facciamo incantare da questa presa in giro che odora da lontano di xenofobia e di razzismo, oltretutto organizzata da chi - senza vergogna - si finge all’opposizione ma da quattro anni è sia Vicepresidente del Consiglio sia il più inefficiente Ministro dei Trasporti della storia repubblicana (e sogna pure il Viminale).
Tanto più che basta trovarsi dall’altra parte del confine per accorgersi di come le prospettive cambino, no? Sono ben 80mila le lombarde e i lombardi che lavorano oltreconfine, in Svizzera, ma l’Ordine del Giorno presentato dal Gruppo PD a proposito della “tassa sulla salute” imposta ai lavoratori frontalieri, siccome mette in imbarazzo la combriccola di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, viene infilato all’ultimo posto dei lavori della seduta d’Aula, così il tempo finisce prima che si possa discuterla… e pensano pure di essere furbi.
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Ma permettetemi di chiudere con alcuni temi ancora, tutti importanti: il primo è la bellissima notte in cui l’Ungheria ha detto stop a Viktor Orbán e al suo carrozzone razzista e populista: grazie ad Alessandro Alfieri che c’era e ce l’ha raccontato.
Poi ci sono i magnifici quattro giovani lombardi - due ragazze e due ragazzi - insigniti dal Presidente Mattarella del titolo di Alfieri della Repubblica: le loro storie sono tanto belle ed esemplari che vi invito ad andare a conoscerle una a una.
Un altro è il memo dell’iniziativa sulla sicurezza di domani, venerdì 17, con Stefano Bonaccini, dalle 17 alla Sala Zanoni a Cremona in Via del Vecchio Passeggio 1.
E un altro ancora è l’incontro che si terrà a Palazzo Pirelli, mercoledì 22 aprile, alle 15, sulla lotta ai disturbi del comportamento alimentare (qui il programma).
L’ultimo infine, anche se certo non per importanza, è un pensiero per Carlo Monguzzi, che ci ha lasciato nei giorni scorsi; con lui abbiamo lavorato fianco a fianco e anche discusso duramente, sempre però nella reciproca certezza di lavorare per il bene di tutti, per una Milano e una Lombardia più belle, più a misura d’uomo, più pulite, migliori. Un compagno di strada che ci mancherà: non lo dimenticheremo.
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Un caro saluto, Silvia Roggiani Segretaria regionale PD lombardo
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