Lunedì, 20 aprile 2026 - ore 18.03

SANITÀ, REPORT NURSING UP: “ALLARME DISTRESS MORALE TRA GLI INFERMIERI DEL PRONTO SOCCORSO

IL SISTEMA LI COSTRINGE A LAVORARE CONTRO LA PROPRIA COSCIENZA”.

| Scritto da Redazione
SANITÀ, REPORT NURSING UP: “ALLARME DISTRESS MORALE TRA GLI INFERMIERI DEL PRONTO SOCCORSO

SANITÀ, REPORT NURSING UP: “ALLARME DISTRESS MORALE TRA GLI INFERMIERI DEL PRONTO SOCCORSO E DELLE AREE DI EMERGENZA-URGENZA. IL SISTEMA LI COSTRINGE A LAVORARE CONTRO LA PROPRIA COSCIENZA”.

 

De Palma: «Nei reparti critici si lavora dentro disorganizzazione, sovraffollamento e carenze strutturali che impediscono di garantire cure adeguate e dignità ai pazienti. In queste condizioni l’infermiere non riesce a esprimere il proprio ruolo fino in fondo e paga un prezzo umano altissimo».

 

ROMA, 20 APR 2026 – Non è più solo una questione di carichi di lavoro o stipendi inadeguati. Il Nursing Up denuncia un drammatico salto di gravità: il sistema sanitario, così com’è strutturato, sta progressivamente erodendo la tenuta morale degli infermieri dei pronto soccorsi e delle altre aree critiche, trasformando il disagio professionale in una vera emergenza etica e organizzativa.

Le evidenze scientifiche internazionali 2025-2026 parlano chiaro. Uno studio della Johns Hopkins University, pubblicato nel novembre 2025 su PubMed Central, evidenzia che il 71% degli infermieri di Pronto Soccorso sperimenta la condizione di “distress morale” frequente. Non si tratta solo di carico di lavoro, ma della sofferenza che nasce dall’impossibilità di agire secondo i propri valori professionali.

Il fenomeno si intreccia con la cosiddetta “compassion fatigue”. Studi del National Institutes of Health (NIH) in collaborazione con l’Università di Yale (2025) indicano che circa il 60% degli infermieri di area critica presenta livelli elevati di esaurimento emotivo, con un 39,6% che manifesta forme severe di distacco. La letteratura internazionale parla anche di “grieving etiquette”, documentata dal King’s College London su Europe PMC (2025): la necessità di reprimere le emozioni durante eventi critici, con un impatto psicologico profondo e cumulativo.

«Quando un infermiere sa cosa sarebbe giusto fare ma non può farlo per limiti organizzativi – spiega Antonio De Palma – siamo davanti a una frattura strutturale tra etica e lavoro. Non è più un problema individuale: è il sistema che produce sofferenza e la scarica sui professionisti».

Il quadro italiano appare tra i più critici. Il rapporto OMS Europa MeND 2025 e le analisi dell’Università di Stoccolma, pubblicate su Nature, indicano che il 59% degli infermieri è privo di energia vitale. Parallelamente, le analisi della Harvard Medical School su ScienceDirect segnalano che fino al 32% del personale sanitario presenta sintomi compatibili con depressione clinica.

«In Italia – aggiunge Antonio De Palma – questo quadro è aggravato dalla cosiddetta “medicina di corridoio”: l’infermiere si trova sempre più spesso nell’impossibilità di garantire privacy e dignità ai pazienti, con barelle ammassate nei corridoi, spazi di cura insufficienti e tempi assistenziali compressi. In queste condizioni si supera di fatto anche quel limite operativo che le stesse norme indicano in sei pazienti per professionista. È qui che il distress morale diventa senso di colpa professionale e si trasforma in sofferenza clinica».

 

Le conseguenze sono dirette sull’organizzazione sanitaria. Studi dell’Università della Pennsylvania pubblicati sul Journal of Clinical Nursing e sull’International Journal of Nursing Studies evidenziano che il distress morale è associato a un aumento del rischio di errori clinici fino al 23% e a una riduzione della qualità assistenziale superiore al 30% nei contesti ad alta intensità.

A questo si aggiunge il rischio di abbandono della professione. Le ricerche della Erasmus University di Rotterdam, pubblicate su Nursing Ethics e BMC Nursing, indicano che tra il 41% e il 49% dei professionisti sanitari valuta di lasciare il proprio ruolo entro un anno, mentre oltre il 67% segnala un peggioramento della capacità decisionale sotto stress. I report dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e gli studi del Karolinska Institutet pubblicati su The Lancet confermano l’impatto diretto del deterioramento psicologico sulla sicurezza delle cure.

Si configura così un circolo vizioso ormai evidente: carenza di personale cronica, pressione crescente, erosione morale, ulteriore fuga dal sistema sanitario.

«Il punto – conclude De Palma – è che il sistema non si limita più a mettere sotto pressione gli infermieri: li costringe progressivamente a lavorare contro i propri valori, svuotando di senso la professione. Quando questo accade, non si rompe solo l’equilibrio di chi cura: si incrina la tenuta stessa del sistema sanitario, e con essa la sicurezza dei cittadini».

UFFICIO STAMPA SINDACATO NURSING UP

 

162 visite

Articoli correlati

Petizioni online
Sondaggi online