Giovedì, 15 aprile 2021 - ore 03.42

Solo 6 Paesi Ue riescono a presentare in tempo i piani per la gestione sostenibile del mare. L’Italia non c’è

Wwf: l’Italia è tra i Paesi Ue più in ritardo, ma dovrà proteggere il 30% del suo mare entro il 2030

| Scritto da Redazione
Solo 6 Paesi Ue riescono a presentare in tempo i piani per la gestione sostenibile del mare. L’Italia non c’è

Il 31 marzo 2021 solo 6 Paesi dell’Unione europea hanno rispettato la scadenza entro la quale ogni Stato membro doveva presentare il suo Piano di gestione dello spazio marittimo e l’Italia purtroppo – e ancora una volta – non solo non è tra i più bravi, ma è tra i peggiori. «Magra consolazione sapere che non siamo i soli – dicono al Wwf – Purtroppo, tra quelli che non ce l’hanno fatta, risultiamo tra gli ultimi e ben lontani da svilupparlo e implementarlo».

Il Wwf ricorda che «La Pianificazione dello Spazio Marittimo (PSM) non è solo indispensabile come strumento per raggiungere gli obbiettivi di sostenibilità richiesti dalla Marine Strategy Framework Directive (MSFD) e dalla nuova Strategia per la biodiversità 2030 dell’Ue, ma lo è anche per raggiungere una sostenibilità sociale ed economica nel pieno rispetto dell’ecosistema marino. Grave quindi che l’Italia, una penisola in mezzo a un mare ricco di tradizioni e valori millenari e con oltre 8000 km di coste, non si sia organizzata in tempo e conformemente alle tempistiche stabilite dalla Direttiva PSM (ratificata dall’Italia il 17 ottobre 2016 con decreto legislativo n.201)».

Gli ambientalisti del Panda  evidenziano che «La PSM con approccio ecosistemico è vitale per assicurare nel lungo termine un equilibrio sostenibile tra la natura e le attività umane come la pesca, l’acquacoltura, il trasporto marittimo così come quelle attività che stanno crescendo rapidamente come l’eolico offshore e che pertanto chiedono spazio. Di conseguenza la PSM è chiamata anche nello strategico ruolo di risolvere i conflitti d’uso per lo spazio marittimo e, ove possibile, creare sinergie compatibili tra differenti settori. Quest’ultimo aspetto evidenzia l’importanza di coinvolgere sin dall’inizio del processo di pianificazione tutti gli stakeholders, dai grandi ai piccoli, e attraverso un approccio partecipativo, inclusivo e trasparente, raggiungere un piano di gestione che sia supportato dal basso. Partecipazione che, oltre ad essere richiesta dalla Direttiva PSM e MSFD, è indispensabile per poter pianificare una vision sia di protezione della biodiversità, sia di sostenibilità socioeconomica nel breve (2030) e nel lungo termine (2050) che gioverebbe anche dal punto di vista della solidità del nostro paese per quanto riguarda determinati investimenti economici (come per esempio l’eolico offshore)».

Tutti gli Stati membri costieri dell’Unione europea  devono tenere in debita considerazione il modo in cui il proprio piano contribuisce a raggiungere obbiettivi politici chiave dell’Ue,  come il raggiungimento di un buono stato ambientale delle acque (anche per questo la scadenza è già passata) e la protezione di almeno il 30% del mare entro il 2030, di cui il 10% rigorosamente protetto, come stabilito nella strategia europea sulla biodiversità.

La Commissione europea ha tempo fino al 31 marzo 2022 per consegnare un rapporto al Parlamento Europeo e al Consiglio che valuti i progressi fatti nell’attuazione della direttiva PSM.

Il Wwf chiede alla Commissione Ue  di «Reagire di conseguenza quando si accerta che gli Stati membri non rispettano i requisiti della PSM e non raggiungono gli obbiettivi fissati». Per aiutare a guidare questo processo, il Wwf European Policy Office ha appena pubblicato il Guidance Paper “Ecosistem-based Maritime Spatial Planing in Europe and how to assess it”  che rafforza le basi di un approccio ecosistemico alla PSM, offrendo una serie di indicatori precisi per una PSM ecosistemica di successo in tutte le acque europee.

Il Wwf chiede quindi all’Italia di «Non perdere ulteriore tempo predisponendo urgentemente un serio Piano di gestione dello spazio marittimo e chiede che tale processo avvenga con il coinvolgimento delle stesse associazioni ambientaliste».

Intanto Marevivo annuncia, con grande disappunto e rammarico, che la sua proposta di inserire una Cabina di Regia per il mare all’interno del Comitato interministeriale alla Presidenza del Consiglio per la transizione ecologica (CITE), presentata grazie a un emendamento a firma Paola Deiana (Movimento 5 Stelle) «E’ stata ritirata per parere contrario del Governo».

Per l’associazione ambientalista, «Tutto questo rappresenta un’occasione sprecata, e risulta comunque inaccettabile se si pensa che stiamo parlando di un bene comune di valore inestimabile come il mare, che svolge un ruolo centrale non solo dal punto di vista ambientale, producendo il 50% dell’ossigeno che respiriamo e assorbendo il 30% dell’anidride carbonica, ma anche economico, poiché contribuisce per il 3% al Pil del Paese».

La presidente di Marevivo, Rosalba Giugni, conclude: «Siamo estremamente rammaricati e delusi ma non ci fermeremo” “Lo dobbiamo a tutti i nostri sostenitori e amanti del Mare, che nel mare non vedono solo una mera forma di approvvigionamento, sostentamento o turismo, ma che sono consapevoli che senza un mare in buona salute non esiste possibilità di vita né per gli animali che lo abitano né (soprattutto) per la stessa specie umana sul Pianeta».

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