Voglio ricordare Francesco, il Papa ‘venuto dalla fine del mondo’ Daniela Negri
Egregio direttore, voglio ricordare un Papa ‘venuto dalla fine del mondo’... dall’America Latina, appunto. E da lì ha portato con sé la novità e la forza della Teologia del popolo, nata in Argentina come ramo autonomo della Teologia della liberazione.
Ha trasferito così in Vaticano l’affetto e la commozione del ‘pastore con l’odore delle pecore’, propri di monsignor Bergoglio, Arcivescovo di Buenos Aires, che viaggiava in autobus e celebrava nei barrios popolari, come pure la lucidità critica dell'analisi socio-economica e la radicalità evangelica alla base dei documenti dell'episcopato latinoamericano, da Medellín a Puebla, ad Aparecida. Elementi tutti che abbiamo imparato a ritrovare nei suoi scritti, lettere pastorali ed encicliche, da ll’Evangelii Gaudium alla Laudato sì, alla Fratelli Tutti.
Francesco è stato il Papa dei gesti semplici e affettuosi, degli auguri per il pranzo domenicale, della vicinanza con lettere e telefonate alle persone comuni, della benedizione per sé richiesta al popolo, del grazie per i fiori gialli portati per lui davanti all’osp edale. Ha definito ‘seminatori di cambiamento, credenti e non credenti’ i leader dei Movimenti Popolari di tutto il mondo e li ha voluti incontrare in Vaticano, perché ‘il clamore e le pressioni dei poveri sono di vitale importanza affinché i potenti del mondo comprendano che così non si può andare avanti...’, perché ‘compito della Chiesa è ascoltare questo grido ed unirsi ad esso’, perché ‘l’amore ai poveri è al centro del Vangelo’. E così tierra, techo, trabajo sono stati da lui presentati come ‘diritti sacri’.
Ha saputo con fermezza dire no ‘a vecchie e nuove forme di colonialis mo ’, no ‘a questa terza guerra mondiale a pezzi’, no ‘al saccheggio della casa comu ne’ e ad un ‘antropocentrismo dispot ico ’, no a ‘u n’economia di esclusione e ineq u it à ’,a‘u n’economia che uccide’. Ha sostenuto le campagne internazionali per il disarmo, dichiarando ‘immor ale’ il possesso di armi nucleari. Ha definito la solidarietà ‘un modo di fare storia’, ci ha sollecitato più volte all’accoglienza dei migranti e ne ha pianto la morte in mare.
Possiamo fare nostre oggi, nel giorno della sua scomparsa, le parole di Z. Bauman che nel 2016 definiva papa Francesco ‘la sola personalità contemporanea che affronta con realismo le questioni relative al dialogo per ricostruire la tessitura della società, dell’equa distribuzione dei frutti della terra e del lavoro che non rappresentano una pura carità, ma un obbligo mor ale’. È stato un Papa attivista contro le ‘tenebre delle guerre’ venute dall’Es t Europa, contre le mafie al fianco di Don Ciotti, contro l’‘ig n ob i l e’ massacro a Gaza, definendo ‘t er r or is mo ’l’operato dell’esercito israeliano. Ha attraversato la malattia, ma ‘tra le conseguenze della vecchiaia non ha posto il rammarico di essersi risparmiato’, rifletteva lo scrittore Erri De Luca, commentando la sua ultima degenza ospedaliera, e aggiungeva: ‘Immagino che non ne abbia. Il suo sorriso anche da dolente lo conferma. Si è speso per la sua comunità pure da infermo, la sua sedia a rotelle l’ha portato ovunque».
Anche la mattina di Pasqua, in Piazza San Pietro, in mezzo alla gente che ha amato tanto, per un ultimo saluto, dopo averci lasciato come testamento spirituale il suo ennesimo appello alla Pace: ‘Faccio appello a tutti quanti nel mondo hanno responsabilità politiche a non cedere alla logica della paura che chiude, ma a usare le risorse a disposizione per aiutare i bisognosi, combattere la fame e favorire lo sviluppo. Sono queste le armi della pace, quelle che costruiscono il futuro, invece di seminare morte!..
Davanti alla crudeltà di conflitti che coinvolgono civili inermi, attaccano scuole e ospedali e operatori umanitari, non possiamo permetterci di dimenticare che non vengono colpiti bersagli, ma persone con un’ani - ma e una dignità’. E per tutto questo, e molto altro, papa Francesco già ci manca.
Daniela Negri Docente di Lingua e Cultura Italiana presso l’Associazione latino americana Cremona



