Domenica, 29 novembre 2020 - ore 22.49

Agroecologia circolare: coltivare biodiversità e innovazione per far crescere il Green Deal europeo

Il Decalogo dell’agroecologia per il Piano di rilancio e resilienza del made in Italy di qualità

| Scritto da Redazione
Agroecologia circolare: coltivare biodiversità e innovazione per far crescere il Green Deal europeo

Il messaggio del Forum Agroecologia Circolare “Dal campo alla tavola, coltivare biodiversità e innovazione per far crescere il Green Deal europeo”, organizzato oggi da Legambiente con il patrocinio dei ministeri dell’ambiente e delle politiche agricole alimentari e forestali e della Regione Lazio è chiaro: «Non c’è Green Deal senza il settore agricolo».  Per gli ambientalisti bisogna «Mettere in campo sinergie con le eccellenze in ambito agroalimentare, con le istituzioni, le università, i centri di ricerca e le imprese di qualità allo scopo di cambiare in meglio l’attuale modello agricolo» così «Si rinnova l’alleanza con le migliori esperienze italiane del settore per chiedere con determinazione un modello agricolo che guardi alla sostenibilità ambientale delle filiere, all’utilizzo delle rinnovabili – dal solare termico al fotovoltaico fino alla produzione di biogas e biometano – alla lotta agli sprechi idrici ed energetici, all’innovazione tecnologica delle macchine e delle attrezzature agricole in chiave sostenibile».

Chiamando a raccolta le esperienze italiane più avanzate, Legambiente vuole proporre «un patto che solleciti il governo e le istituzioni verso un impegno concreto per un Green Deal che si dimostri in grado di coinvolgere pienamente il sistema agricolo. Al primo posto anche il profilo etico del lavoro in agricoltura e la lotta all’uso di fitofarmaci illegali. È necessario, inoltre, porre un freno al largo consumo di plastica, evidenziando pratiche virtuose in merito a riciclo di imballaggi, sperimentazioni su bio-materiali ed eco-packaging e puntare insieme su un modello che guardi alla valorizzazione del biologico e alla qualificazione di un’agricoltura integrata, promuovendo l’economia circolare».

Il forum ha presentato anche “gli ambasciatori del territorio”: realtà piccole della filiera agroalimentare che producono nel rispetto del patrimonio ambientale, sociale e culturale dei territori, mettendo al centro sostenibilità e salute consumatori. Focus specifici anche su dieta mediterranea patrimonio dell’Unesco e sulla tutela delle api e degli insetti impollinatori, preziosi alleati dell’agroecologia e della conservazione della biodiversità che come associazione stiamo sostenendo con forza attraverso raccolta firme “Save bees and farmers”. Inoltre, il Forum è l’occasione per raccontare il progetto “Evoluzione Terra”, per adottare un approccio innovativo per pratiche di agricoltura sostenibile e sociale, che vede insieme CNH Industrial, con il suo marchio agricolo New Holland Agriculture, e Legambiente. Il progetto inizierà con una prima collaborazione con le cooperative agricole del consorzio Libera Terra Mediterraneo per sostenere il rilancio di prodotti italiani attraverso lo sviluppo di agricoltura biologica di qualità e sociale nel Sud Italia.

Il presidente di Legambiente Stefano Ciafani  ha sottolineato che «Occorre colmare il divario tra le due velocità del nostro Paese  da una parte i consumatori che chiedono sempre più cibo sano e sostenibile per fare fronte alla crisi climatica e le realtà aziendali più avanzate che già da tempo rispondono concretamente a questa esigenza, dall’altra i decisori politici che sembrano non voler scegliere con decisione la strada della svolta radicale necessaria verso un modello agricolo che accompagni il cambiamento. Ci auguriamo che nell’iter conclusivo di approvazione della Pac, dopo il voto tristemente deludente del Parlamento europeo, si trovi spazio per recuperare almeno una parte degli sforzi fatti dalla Commissione Von Der Leyen per garantire la transizione ecologica. Chiediamo con forza che il negoziato tra Commissione, Consiglio e Parlamento, che dovrà portare al perfezionamento della riforma, rimetta in primo piano la svolta ecologica del settore produttivo primario».

Legambiengte ha ribadito che «E’ necessaria una profonda e radicale riforma della politica agricola comune, non un compromesso al ribasso come quello approvato, con misure ambientali che non verranno adeguatamente sostenute. Per ottenere quel taglio del 60% delle emissioni climalteranti entro il 2030 che l’Europa si è data come obiettivo, serve il pieno coinvolgimento dell’intero sistema agricolo. La nuova Pac, che ammonterà a circa 400 miliardi di euro, deve favorire la transizione verso l’agroecologia, e i fondi del Recovery Fund che le si aggiungeranno, essere destinati a un reale cambio di passo in chiave ambientale. A tal fine, occorre mettere da parte i sussidi a pioggia che hanno caratterizzato negativamente la precedente pianificazione e che rischiano di compromettere il futuro dell’intero settore. Quasi 60 miliardi di euro dei contribuenti dell’UE vengono, infatti, spesi ogni anno per finanziare per lo più l’agricoltura e la zootecnia intensive. Serve, invece, scommettere, su un sistema che aiuti gli agricoltori nella transizione verso un modello sostenibile a lungo termine, trasformando quei sussidi in incentivi volti a favorire la riduzione degli impatti su acqua e aria e la conservazione della fertilità del suolo e degli ecosistemi, come stabilito nelle strategie dell’Unione europea Farm to fork e Biodiversità. Queste sono la riduzione del 50% dell’uso dei fitofarmaci e del 20% dei fertilizzanti entro il 2030, il taglio del 50% dei consumi di antibiotici per gli allevamenti, il 40% di superfici agricole convertite a biologico e la trasformazione del 10% delle superfici agricole in aree ad alta biodiversità e habitat naturali» e Legambiente chiede che siano incorporate nella PAC in maniera vincolante.

Angelo Gentili, responsabile agricoltura di Legambiente, aggiunge: «L’Italia deve avere un ruolo centrale in ambito europeo per consentire una svolta chiara e determinata a tutto il sistema agroalimentare a favore del Green Deal. Il governo lavori affinché le strategie Farm to fork Biodiversità siano vincolate alla Pac e a favore della realizzazione di un piano strategico nazionale capace di porre l’agroecologia al centro del dibattito, non favorendo modelli agricoli e zootecnici intensivi ma premiando senza esitazione le aziende che compiono scelte virtuose in chiave sostenibile. Né sono più rimandabili l’approvazione del nuovo Piano nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, che dovrà normare e limitare l’utilizzo delle molecole pericolose di sintesi, e la legge sull’agricoltura biologica ancora ferma al Senato, fondamentale strumento per sostenere e supportare un comparto che ci vede leader in Europa e che rappresenta una leva strategica per favorire la transizione ecologica di tutto il sistema agricolo, che deve essere uno dei pilastri su cui costruire il Piano nazionale di ripresa e resilienza da parte del governo italiano».

La legge sul biologico prevede un sostegno alla ricerca e alla formazione nel settore, favorendo la conversione delle aziende agricole e l’implementazione dei bio distretti. Secondo Legambiente, «I parchi e le aree protette, inoltre, possono rappresentare un vero e proprio laboratorio in cui realizzare un modello che veda nel 100% biologico l’unica strategia possibile in sinergia con territorio e comunità locali. Le aree marginali, montane e collinari, spesso colpite dal fenomeno dell’abbandono, possono divenire aree in cui l’agricoltura si trasforma in collante sociale e presidio territoriale per arginare dissesto idrogeologico».

Infine, il Cigno Verde chiede di «promuovere con appositi dispositivi l’agrivoltaico come strumento capace di favorire in maniera significativa lo sviluppo del fotovoltaico nei terreni agricoli, abbinato alle tecniche colturali, senza consumare suolo. Ciò unendo l’innovazione tecnologica sostenibile alla coltivazione agricola attraverso una sinergia positiva che, nell’ottica della multifunzionalità, potrà contribuire in modo significativo a contrastare la crisi climatica, abbattere le emissioni e incentivare l’uso delle rinnovabili».

Al Forum Agroecologia Circolare è stato presentato il Decalogo dell’agroecologia per il Piano di rilancio e resilienza del made in Italy di qualità: 

  1. Puntare con decisione allo sviluppo del comparto biologico a partire dall’approvazione della proposta di legge ancora ferma al Senato
  2. Alzare l’asticella dell’agricoltura integrata attraverso innovazione e ricerca secondo il modello agroecologico, riducendo fortemente input negativi
  3. Incrementare la sostanza organica ed aumentare la fertilità dei suoli, contribuendo allo stoccaggio di carbonio attraverso buone pratiche agricole e rotazione di colture
  4. Proteggere habitat naturali e tutelare insetti impollinatori indispensabili per biodiversità agricola e naturale
  5. Ridurre carichi zootecnici e allevamenti intensivi responsabili di due terzi emissioni settore, favorendo modello sostenibile di allevamento, migliorando benessere animale e riducendo importazione mangimi e foraggi causa di deforestazione
  6. Ridurre fortemente i consumi idrici ed energetici del comparto e abbattere l’utilizzo di molecole di sintesi dal campo alla tavola, unendo pratiche tradizionali a sperimentazione agronomica e innovazione digitale, per rendere sostenibile l’intera filiera agroalimentare
  7. Incentivare l’utilizzo delle rinnovabili in agricoltura in ottica di multifunzionalità: dal solare termico al biogas al biometano, passando dalla promozione dell’agrivoltaico –  che unisce produzione energetica del fotovoltaico con la coltivazione agricola – e dalla riconversione del parco macchine agricolo per renderlo più efficiente e meno inquinante
  8. Porre un freno al consumo di plastica in agricoltura, favorendo il riciclo di imballaggi, l’utilizzo di bio-materiali e l’eco-packaging
  9. Promuovere l’agricoltura come collante sociale, presidio territoriale e antidoto al dissesto idrogeologico nelle aree interne, marginali, collinari e montane particolarmente colpite dal fenomeno dell’abbandono
  10. Rispettare e difendere i diritti dei lavoratori del comparto agricolo, contrastando le agromafie e il fenomeno del caporalato.
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