Venerdì, 12 agosto 2022 - ore 22.33

Compromesso al ribasso dell’Eurogruppo: l’Europa che stenta a nascere

Qui si fa l’Italia o si muore” è la famosa frase attribuita a Giuseppe Garibaldi. Ora in Italia stanno morendo a migliaia contro un nemico

| Scritto da Redazione
Compromesso al ribasso dell’Eurogruppo: l’Europa che stenta a nascere

“Qui si fa l’Italia o si muore” è la famosa frase attribuita a Giuseppe Garibaldi. Ora in Italia stanno morendo a migliaia contro un nemico invisibile, ma anche in Spagna, in Francia, in molti altri paesi europei. Però mentre si muore si stenta a “fare l’Europa”. Una volta si diceva che l’Unione europea riesce a fare salti in avanti nell’integrazione nei momenti di difficoltà; ma una volta c’erano veri statisti, oggi purtroppo non è più così.

Il compromesso raggiunto nella notte del 9 aprile all’Eurogruppo ne è un esempio. Mentre schiere di economisti sostengono che una vera unione e una moneta comune possono reggere solo in presenza di un bilancio comunitario significativo (quello dell’Ue è solo l’1% del Pil comunitario) e/o qualche forma di debito comune, la parola eurobond fa ancora paura. Non si tratta di mettere in comune i debiti passati dei singoli Stati, ma solamente di far fronte in modo congiunto alle spese ingenti causate da un’emergenza sanitaria ed economica senza precedenti.

Nord vs Sud

Perché noi, cittadini europei, dovremmo stare assieme se non siamo persino capaci di dare una risposta comune ad una minaccia comune?“: è scritto in uno dei molti appelli usciti nei giorni scorsi (questo, che riguarda la proposta di “European Renaissance Bonds“, ha avuto quasi 2000 adesioni in tutta Europa).

Certo, considerate le posizioni dei Paesi “rigoristi”, a cominciare da Germania e Olanda, il vertice sarebbe potuto finire anche peggio. Peraltro, pare difficile sostenere che “l’Italia ha vinto”. Nella soluzione di compromesso restano margini di ambiguità, che solo ulteriori trattative riusciranno a eliminare – a cominciare dal summit dei capi di Stato e di governo di settimana prossima.

Sure, Bei e Mes

Quali sono, più in dettaglio, le misure concordate? C’è innanzi tutto il Sure (Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency), che è in sostanza un sistema di riassicurazione in aiuto dei sistemi di ammortizzatori sociali nazionali, inclusa la Cassa integrazione guadagni italiana; si prevede di raccogliere sul mercato 100 miliardi di euro, partendo da garanzie di 25 miliardi da parte degli Stati partecipanti. Poi ci sono i 200 miliardi di prestiti alle imprese da parte della Banca europea per gli investimenti. Ed infine gli aiuti del Meccanismo europeo di stabilità (Mes), su cui si è incentrato da tempo il dibattito in Italia.

Come è noto, il Mes, un fondo salva-Stati istituito nel 2012 all’epoca della crisi dei debiti sovrani, fornisce assistenza finanziaria agli Stati in difficoltà, come all’epoca la Grecia, con una stretta condizionalità: ci fu allora l’intervento della “troika”, che supervisionava i piani di consolidamento dei conti pubblici.

Ebbene, la novità emersa dall’ultimo Eurogruppo è che 200 miliardi di questo fondo saranno a disposizione degli Stati “per sostenere il finanziamento di spese sanitarie dirette o indirette, cura e costi della prevenzione collegata al Covid-19”. Il solo requisito per accedere a questa linea di credito è la finalizzazione delle spese per gli scopi citati. Quindi la linea di credito, che comunque non può superare il 2% del Pil (per l’Italia circa 35 miliardi), non è utilizzabile per le spese legate all’emergenza economica. Anzi, si aggiunge che, finita l’emergenza, “gli Stati restano impegnati a rafforzare i fondamentali economici, coerentemente con il quadro di sorveglianza fiscale europeo, inclusa la flessibilità”, per quanto naturalmente non ci sia l’obbligo di ricorrere a questo tipo di aiuto.

Recovery Fund

Infine, i paesi del Sud e la Francia sono riusciti a far inserire nelle conclusioni la proposta di un fondo di solidarietà da 500 miliardi, un fondo temporaneo e commisurato ai costi straordinari della crisi, chiamato “Recovery Fund“, da finanziare anche con strumenti finanziari innovativi.

I paesi del Sud pensano ovviamente agli eurobond, quelli del Nord lo escludono: come finirà questo tira-e-molla al vertice dei capi di Stato e di governo?

 

 

FONTE BUONGIORNOSLOVACCHIA.IT

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