Mercoledì, 20 gennaio 2021 - ore 11.17

Cremona ai tempi dell’inquisizione con ‘La negromante’ il romanzo d’esordio di Laura Pegorini

Non ci si lasci ingannare da Suor Febe, seppur ai servigi del temuto Tribunale del Sant’Uffizio, l’investigazione e la ragione sono le sue armi per districarsi tra false credenze e soprusi

| Scritto da Redazione
Cremona ai tempi dell’inquisizione con ‘La negromante’  il romanzo d’esordio di Laura Pegorini

La Negromante’ dell’esordiente Laura Pegorini è un romanzo ambientato nel 1600 in territorio cremonese, la protagonista è Febe una giovane Suora orsolina di nobili origini, di grande cultura ed intelletto, razionale quanto testarda nel suo lavoro di ‘investigazione’ per conto del Tribunale del San’Uffizio’. Toccherà a lei confutare la veridicità delle accuse verso Annaluna e Vernante tacciati di stregoneria da parte degli abitanti di un piccolo borgo situato in territorio cremonese.



Una storia ben costruita che riesce fin da subito a proiettare il lettore in un mondo lontano; i temi trattati, la negromanzia, le streghe e l’inquisizione, sono molto lontani da noi in termini di tempo e cultura (fortunatamente) ma sarà il personaggio principale con il suo fare ed il suo investigare trainare la storia e non appesantire troppo con argomenti come esorcismi o fatti violenti, che potrebbero rivelarsi ostici. Sarà suo compito, attraverso la complicità dei personaggi comprimari, ricercare la verità a scanso di credenze distorte, che in questo periodo storico hanno portato sul rogo tante donne innocenti, accostate a poteri di soprannaturali ed oscuri. Il ‘cameo’ di questo lavoro lo si scopre nella parte finale del libro, in cui Laura invita ed accoglie il lettore nel suo ‘dietro le quinte’ nel quale racconta e si addentra nella storia e nei costumi della Cremona del secolo XVI e di come e dove si è documentata per portare a termine il suo lavoro.

Ora però, con la complicità e la disponibilità dell’autrice, sta a me curiosare con qualche domanda.

Visto il percorso di studi che hai intrapreso e portato a termine, non mi stupisce il fatto che tu sia arrivata all’arte ed al piacere della scrittura. Da lettrice a scrittrice, cos’è scattato?

"Sono nata lettrice, ma sono diventata scrittrice alle scuole medie, età in cui capii che potevo provare anch’io a mettere su carta storie, personaggi, avventure e perché no, anche ciò che pensavo. Negli anni, partendo dalla scuola, al liceo e all’università, e poi formandomi autonomamente e seguendo corsi, ho cercato di imparare come farlo al meglio e a migliorarmi sempre più, cosa che non smetto di fare. Di sicuro, per scrivere è imprescindibile leggere tanto e bene".

La Negromante’ è il titolo del tuo libro, breve e di grande impatto. Quale sono le motivazioni della scelta in proposito?

"Con i titoli sono sempre stata un disastro, per me è sempre la parte più difficile da scrivere: di solito, assegno il primo titolo che mi viene in mente fino a un’idea migliore, ma molto spesso non capita... Per questo, i miei titoli sono sempre molto brevi, formati da un sostantivo o al massimo da un nome accompagnato da un aggettivo. In realtà, una lettrice mi ha detto che il titolo, anche in questo caso il primo a venirmi in mente, è fin troppo d’impatto, ma non avrei altra alternativa su come intitolare questo libro!"

Io sono sempre molto incuriosito dal lavoro che c’è nel retro bottega di uno scrittore/artista. Come si è sviluppato il tuo lavoro nei modi e nei tempi?

"Dunque, dietro le quinte di questo libro si nasconde una storia molto particolare. Nell’inverno 2019 mi trovavo in Polonia per un ‘ESC’, un progetto europeo per i giovani desiderosi di migliorare le proprie competenze professionali ed a novembre, non solo c’è un freddo pungente da gelare le dita in dieci minuti, ma il buio scende verso le tre del pomeriggio. Era da luglio che prendevo appunti su una storia legata alla negromanzia e che parlasse di pregiudizi, ma continuavo a cambiare idea su quale punto di vista adottare, quale forma preferire, quando e dove ambientarlo e via dicendo. Uno di quei pomeriggi così freddi da non poter mettere il naso fuori dalla porta, mi misi al computer e scrissi di una giovane suora che andava in un villaggio per combattere la stregoneria: dopo due pomeriggi avevo la prima stesura, di sole 18 pagine. Per la prima volta nella mia breve vita da autrice, non avrei cambiato nulla di quel che avevo scritto, per cui salvai il testo e me ne dimenticai. Agli inizi di marzo 2020, mentre lavoravo in smart working a causa del primo lockdown, lessi di una casa editrice che mi piaceva, la Segreti in Giallo Edizioni, cercava manoscritti: esitai un giorno, non sentendomi all’altezza, poi inviai testo, biografia e sinossi, pensando che, nella peggiore delle ipotesi, mi avrebbero detto di ‘darmi all’ippica’. Una settimana dopo ricevetti una mail entusiasta con il contratto e poi una telefonata della mia futura editor, Maria Grazia, il cui messaggio era sostanzialmente: “Voglio 50 pagine per la fine di giugno con l’ambientazione più approfondita e Sorella Febe che fa Sherlock Holmes!”. Nei mesi successivi, ho studiato, raccolto le informazioni che mi servivano, inventato personaggi, creato dialoghi dal nulla e scritto ogni giorno qualche riga, fino a lavorare anche dopo cena, prima di andare a letto: il libro è stato pubblicato il 4 ottobre, ma abbiamo editato e lavorato sull’opera anche la settimana prima dell’uscita negli store online. Sottolineo che l’Italia era nel pieno dell’emergenza sanitaria, pertanto mi sono dovuta affidare a Internet e ai libri sulla materia che possiedo, che per fortuna sono tantissimi".

Per quanto riguarda la pubblicazione, in un tempo che offre molte possibilità più o meno affidabili, come ti sei mossa e come sei stata aiutata dell’editore?

"Il fatto di avere in tasca un diploma di Master in Professioni e prodotti dell’editoria mi ha aiutata molto: sapevo come muovermi, come presentarmi e come presentare un testo. Inoltre, ero a conoscenza della ‘piaga dell’editoria a pagamento’ e di come una casa editrice seria avrebbe dovuto comportarsi nei miei confronti. Non nego che sono stata fortunata nel ricevere una risposta positiva dalla prima casa editrice a cui ho proposto il manoscritto, ma si tratta anche di competenze professionali che ho acquisito studiando e lavorando nel settore: selezionare solo le case editrici adatte visionando il catalogo e presentarsi in modo serio e umile, con un testo pulito e accompagnato da tutto ciò che è richiesto dall’editore, aumenta di sicuro le possibilità di successo. La casa editrice -la mia casa editrice, con grande affetto- si è dimostrata da subito pronta ad accogliere i miei dubbi e a sostenermi quando ne avevo bisogno: Maria Grazia Porceddu è una editor severa, ma sa il fatto suo e al momento non ha mai sbagliato un colpo con me, mentre Rosa Caruso è stata bravissima a lavorare nella grafica, area di cui non so assolutamente nulla e anzi in cui potrei fare danni, come mi dicevano all’università. Dopo La Negromante, ho pubblicato due racconti nelle antologie di Halloween e Natale, ‘Halloween Stories’ e ‘Christmas Red’: con loro ho un rapporto praticamente quotidiano fatto di messaggi, suggerimenti e sostegno che non cambierei mai e che spero di poter continuare per molto tempo.

Hai lasciato ampio spazio nella postfazione dove ti sei rivolta in modo diretto al lettore con cenni storici, religiosi, culturali legati ai tempi, ai luoghi, ai modi ed alle genti del nostro territorio. Tutto frutto di uno studio appassionato legato a questo tuo lavoro. Cosa rappresenta per te questo libro a cui hai dedicato tanto?

"Vorrei precisare che la postfazione è nata quando il romanzo era quasi concluso, poiché mentre scrivevo tenevo in considerazione il potenziale lettore: se avessi lasciato i termini in cremonese senza traduzione e i riferimenti storico-culturali senza spiegazione, con ogni probabilità avrei escluso una grande fetta di pubblico che non avrebbe capito. Per questo, ho pensato fosse importante spiegare tutte le mie scelte, affinché il lettore non si sentisse abbandonato nella lettura.

Ecco, di certo questa è stata la prima volta in cui ho pensato a un lettore in carne e ossa e questo mi emoziona ancora adesso. Poter parlare ai lettori tutti i giorni è meraviglioso e ricevere tanti commenti positivi su ciò che ho scritto mi commuove e mi dà la spinta necessaria per continuare: quel che fino a marzo era la mia passione più grande, ora è anche il mio lavoro ed è un sogno che si realizza. Guardo a questo libro con enorme gratitudine e amore incondizionato, perché ho amato ogni momento in cui l’ho scritto così come amo i personaggi e la storia".

La Negromante’ è uno spaccato di usi e costumi di un tempo lontanissimo, parliamo del XVI secolo. Nell’era digitale come cambia andare a ritroso nel tempo?

"Storia è sempre stata una fra le mie materie preferite e sin da bambina ho il folle sogno di viaggiare nel tempo, un po’ come in Jurassic Park e in Doctor Who. La macchina del tempo, ahimè, non è ancora stata inventata, ma gli strumenti che possediamo oggi si avvicinano pericolosamente all’idea: ci sono archivi digitali, saggi, articoli e video di ogni sorta che online ci possono mostrare come poteva essere vivere in passato, addirittura fino alla preistoria, naturalmente con un margine di incertezza. Possiamo quindi studiare tutto lo scibile su una determinata epoca in un determinato luogo, discriminando fra studi accademici e fake news, ma di certo non potremo mai sapere cosa provavano le persone nel XVII secolo quando arrivavano le periodiche invasioni straniere o le malattie o come effettivamente si comportavano gli individui gli uni con gli altri. Il digitale può aiutarci a ricostruire molto del passato, ma per molto altro dobbiamo ancora affidarci all’immaginazione.

La storia è ambientata sul territorio cremonese, una scelta apprezzabile e sicuramente ponderata, ma si sa gli eventi di cui parli si sono sviscerati in mezza Europa. Hai mai pensato di scegliere un luogo diverso, dal nome e dai paesaggi più altisonanti?

In realtà, questa è la prima volta che ambiento una storia nel mio territorio. Di solito, preferisco essere generica nell’ambientazione, puntando di più sull’atmosfera, oppure invento nuovi mondi, fantastici o futuribili. Quando ho iniziato a strutturare la trama, ho pensato che quando si parla di stregoneria si parla spesso di Nord America puritano, Inghilterra, Germania, raramente di Spagna e Polonia. Poiché tenevo molto alla verosimiglianza e al realismo, ho pensato che per una volta sarebbe stato interessante parlare di ciò che conosco bene, ovvero il luogo in cui abito. Capisco però il gusto esterofilo di lettori e scrittori, anch’io ho la tendenza a scegliere un’ambientazione diversa da quella in cui vivo".

Attraverso il tuo scritto hai affrontato un periodo storico legato a fatti non semplici da trattare, ma che trasversalmente potrebbero anche essere attualizzati. Da lettore dico che ci sei riuscita benissimo, grazie anche ad alleggerire ed intrigare la trama con una ‘vena di giallo’ attraverso il personaggio principale, Sorella Febe. Come hai costruito questo personaggio?

"Grazie mille, vuol dire che ho raggiunto l’obiettivo! Faccio una rivelazione scioccante: non sono una giallista abituale, né come autrice né come lettrice (anche se adoro Poirot e Sherlock Holmes!) eppure ciò che di mio ha avuto più successo è il mio contributo al giallo!

Per la verità, all’inizio del lavoro in cui stavo buttando giù appunti e pensieri sul libro ancora prima della prima stesura, stavo pensando a un horror psicologico. Già, perché fino a quest’anno ero convinta che i miei generi fossero il fantasy, la fantascienza e l’horror. Poi, la mia parte iper -critica e super-razionale ha vinto e così anche il punto di vista è cambiato. Sorella Febe da subito ha spinto per essere un personaggio sopra le righe, imperfetto nell’essere una ragazza per cui tutto è già stato deciso e nel suo evidente turbamento interiore, forte e testardo, ma anche facile da apprezzare: va controcorrente senza problemi e usa la sua profonda cultura per mettere in discussione tutto, anche se stessa; ha sempre la risposta pronta, a volte risultando saccente, ma grazie alla sua educazione nobile sa bene come conquistare l’interlocutore. In parte ha attributi che mi appartengono, soprattutto il senso critico e la fame di conoscenza nata sui libri, altri che vorrei avere, come l’eloquenza e la leadership naturale nonostante un aspetto mediocre".


Sorella Febe, Anna Luna, Mafalda, sono le principali protagoniste di questa storia attraverso una complicità a volte apparente a volte appariscente. Magia, negromanzia e fede, cosa le unisce?

Credo che questi tre elementi siano facce diverse di uno stesso dado. Io non sono credente, ma conosco quel che è scritto nella Bibbia e cosa dicono gli uomini e per la maggior parte le parole sono molto diverse. Per scrivere questo libro ho letto più volte i Vangeli e l’Antico Testamento e ho pensato molto a quella che invece è una credenza basata su una personale lettura di quelle pagine. Non che ci sia niente di male, ho molto rispetto per ogni opinione e non mi permetterei mai di dire che io dico il giusto mentre gli altri sbagliano ad affidarsi a una religione. Il termine ‘fede’ viene dal latino ‘fides’, da cui ha origine anche la parola ‘fiducia’: comunemente, ‘fede’ ha un valore religioso, ma nei fatti significa avere fiducia in un altro che è divino, non umano, superiore. Magia e negromanzia sono il frutto della paura nata nel momento in cui accade qualcosa che sembra contrario a ciò a cui abbiamo dato la nostra fiducia: far parlare i morti, che spesso sono dannati all’inferno e sono in grado solo di procurare del male ai vivi, è contrario alla fede perché altrimenti lo avrebbe fatto chi di dovere; incantare e guarire per mano umana, allo stesso modo, è sbagliato, perché ci pone a un livello più in alto e potrebbe sembrare che stiamo sfidando l’oggetto della nostra fede.

Sorella Febe ha fede, ma non ha più fiducia negli altri. Annaluna è considerata una negromante, l’insulto più grave per i suoi accusatori, ma soltanto perché ha un rapporto irrisolto con la morte. Infine, Mafalda è considerata una maga, un po’ perché è straniera e questo la marchia come diversa, un po’ perché la sua conoscenza di erbe e unguenti è così approfondita da superare la dubbia medicina del tempo.

Spero vivamente che la storia di sorella Febe abbia una continuazione perché ha enormi potenzialità sia come personaggio sia come contenuti dei tempi che attraversa. Penso anche che per la struttura ed i contenuti, avresti potuto svilupparlo come un romanzo, non ci hai mai pensato?

"Questo è stato un appunto che molte persone mi hanno fatto, ma posso spiegare il motivo di questa scelta. Riprendendo il discorso dei titoli brevi, confesso di essere un’autrice molto poco prolissa e di preferire una descrizione fatta come una pennellata e un dialogo breve ma d’impatto, che presenti tutti gli elementi del caso, piuttosto che dilungarmi e annacquare la narrazione. Certo, a meno che non si tratti di Tolstoj o di Tolkien, per fare due esempi. Da lettrice, odio che l’autore impieghi delle pagine per ripetere qualcosa che mi ha detto in un paragrafo due pagine prima, presentando un personaggio o con uno scambio di battute! Si rischia la ripetizione di concetti già espressi e questo mi ha sempre infastidito molto, come se qualcuno mi stesse prendendo in giro. Ho inoltre il terrore, del tutto fondato essendo io agli esordi, di annoiare il lettore e faccio mio il motto dei poeti neoterici: ‘mega bibliòn’, ‘mega kakòn’, ovvero grande libro, grande danno.

Inoltre, la forma dell’epistola per sua natura è abbastanza breve e mi sembrava innaturale che una lettera fosse lunga trecento pagine. La brevità, al momento, mi sembra la soluzione migliore perché rende il libro godibile in poco tempo e lascia spazio per un’altra avventura di Sorella Febe come un buon aperitivo".

Quando rivedremo insieme Sorella Febe, Mafalda e Laura Pegorini?

"Attualmente sono al lavoro sulla prima stesura della seconda avventura, ho scritto qualche pagina ma sto ancora costruendo la struttura e studiando la base culturale, che in questo libro cambierà molto rispetto al primo. Infatti, posso anticipare solo due cose: ho riservato a Mafalda un destino che non avrei voluto, ma che era necessario per il prosieguo della storia, mentre Sorella Febe si troverà a risolvere un caso di etno-psichiatria ante litteram... e un problema di pubbliche relazioni, diciamo! Comunque, spero che la casa editrice approvi e che il secondo libro esca entro l’estate prossima".

A noi lettori non resta che incrociare le dita ed aspettare pazientemente il ritorno di Sorella Febe.

Laura Pegorini, classe ’92, nasce e vive a Cremona, cittadina che per i suoi colori, per la sua architettura e per il carattere delle persone si presta molto bene a racconti di folklore. Appassionata di letteratura e linguistica, dopo la maturità classica ha conseguito la laurea triennale in Lettere a Parma, la laurea magistrale in Filologia Moderna a Milano e il diploma di master in Professioni e prodotti dell’editoria a Pavia. Precaria da sempre come segretaria amministrativa, linguista computazionale, insegnante di italiano per stranieri, bibliotecaria e archivista, ora è editor freelance, blogger (Betta La Talpa) e scout letteraria e di nuovo insegnante. Ha lavorato in Polonia per quattro mesi per decidere che direzione prendere e in quel periodo ha scritto La Negromante. Il libro lo si trova sia in cartaceo che nei principali Store online in formato elettronico.

-Gazzaniga Daniele-

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