Domenica, 28 giugno 2026 - ore 21.15

Expo: Condiretti, prima mostra gioielli made in Italy

Dal formaggio Imbriago al vino Amarone, dal brodo di giuggiole al Gorgonzola

| Scritto da Redazione
Expo: Condiretti, prima mostra gioielli made in Italy

La storia umana è piena di invenzioni nate per caso anche nel cibo con molti dei prodotti alimentari italiani più famosi frutto della casualità o addirittura nati da errori grossolani, che hanno prodotto specialità uniche apprezzate in tutto il mondo. E’ quanto afferma la Coldiretti che all’Expo nel Padiglione “No farmers no party”, ingresso sud, inizio del Cardo sul lato opposto all’albero della vita ha inaugurato la prima mostra dei gioielli del Made in Italy “Nati per caso” con le curiose ricostruzioni storiche. Dal Gorgonzola all’Amarone, dal vino cotto al brodo di giuggiole, dalle peschiole al vino muffato, dal formaggio Imbriago al grano arso sono - sottolinea la Coldiretti - solo alcuni dei prodotti Made in Italy frutto della casualità che l’abilità dell’uomo ha pero’ saputo riconoscere e valorizzare sulle tavole.

 L’origine del Gorgonzola – spiega la Coldiretti - sembra risalire all’879 d.C., quando, presso un caseificio di Milano un mandriano lasciò per una notte in un contenitore del latte cagliato, per poi aggiungervi per sbaglio dell’altro latte cagliato ed accorgersi qualche giorno dopo di aver creato un formaggio dalle venature verdi che risultava molto appetitoso per la mescolanza delle due cagliate. Secondo un’altra leggenda, il gorgonzola – continua la Coldiretti - sarebbe nato da un errore di valutazione di un oste della cittadina di Gorgonzola (in provincia di Milano) che sbagliò la modalità di conservazione di alcune forme di stracchino fresco regalategli da alcuni pastori con lo sviluppo delle caratteristiche muffe verdi.

 Anche l’origine dell’Amarone – sottolinea la Coldiretti - si deve ad un errore: le uve vennero lasciate appassire e poi pigiate in inverno e fatte fermentare a basse temperature, creando uno dei vini più famosi al mondo. Circa settanta anni fa, i lieviti naturali presenti nel vino di una botte di Recioto dimenticata nella cantina sociale Valpolicella, hanno iniziato a fermentare e a trasformare tutto lo zucchero in alcool. Alla fine, il capo cantina, ha pensato che il Recioto fosse ormai perduto e diventato molto più che amaro, “Amarone”.

 L’ipotesi più accreditata fa invece risalire l’origine del formaggio Imbriago alla prima guerra mondiale, grazie – sostiene la Coldiretti - all’ingegnosità dei produttori agricoli che per nascondere i formaggi fatti in casa agli affamati soldati austro ungarici, li coprivano con le vinacce di scarto per attirare attenzione.

 Il leggendario brodo di giuggiole sembra aver origine da una scoperta casuale dovuta alla tradizione di utilizzare la frutta in abbinamento alla grappa. La pianta importata dalla Siria dai Romani è ancora coltivata nel Basso Garda (Desenzano, Maderno), nel vicentino e lungo i pendii collinari di in un piccolo comune di Padova, Arqua’ Petrarca. Qui il poeta ha vissuto dedicando versi ed è tuttora sepolto. Si narra di questo sapore dolce talmente gradevole che fece innamorare anche la sua musa Laura che quando gustava il liquore “andava in brodo di giuggiole” una espressione proverbiale dovuta al successo e alla fama del liquore, tale da fare uscire quasi di sé dalla contentezza.

Oggi, il metodo di produzione è cambiato, anche per evitare residui nocivi conseguenti alla bruciatura: la farina di grano arso è ottenuta attraverso la tostatura (quindi non più la bruciatura) del grano, ma il colore, aromi e gusto restano particolarissimi, vicini a quelli della nocciola tostata, con un vago sentore di caffè. Un prodotto raro e prezioso, che merita un sicuramente un assaggio e che si presta sia alla preparazione della focaccia classica o a un bel piatto di tradizionali orecchiette, sia nella formulazione di ricette alternative.

 Rientrano a pieno titolo nella categoria dei nati per caso anche i vini muffati che contrariamente a quanto induce a pensare il loro nome, non sono prodotti andati a male, ma vini dolci di particolare valore, nati per caso dall’utilizzo di uve sulle quali si sviluppa una “muffa nobile”, la Botrytis cinerea che perforando la buccia dei chicchi, fa sì che quasi il 50% dell’umidità dell’uva evapori, permettendo al succo dell’uva di concentrarsi e aumentare il grado zuccherino, trasformandosi in glicerina che poi darà rotondità al vino. Il vino muffato ha avuto uno sviluppo particolare nei Castelli romani, che a due passi da Roma sono uno dei pochi posti al mondo dove si sviluppa la tanto desiderata muffa nobile, mentre la tendenza a ritardare la vendemmia è testimoniata da alcuni atti agrari risalenti al 1833, nei quali si legge la consuetudine "..di lasciare quasi appassire l'uva sulla pianta per ottenere – conclude la Coldiretti - quel vino dolce e d'intenso colore tanto ricercato dagli osti romani", che poi va sotto il nome di Cannellino di Frascati.

 

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