Giovedì, 19 maggio 2022 - ore 04.41

Giorno della Memoria, posate sei nuove pietre d'inciampo in città a BERGAMO

Il discorso del Sindaco Gori

| Scritto da Redazione
Giorno della Memoria, posate sei nuove pietre d'inciampo in città a BERGAMO

Mattinata intensa quella di oggi, nonostante le temperature rigide, in diversi luoghi della città per la celebrazione delle iniziative volute dall’Amministrazione comunale in occasione del  Giorno della Memoria, la giornata che commemora le vittime della Shoah e delle atrocità dei campi di sterminio.

Oltre alle cerimonie istituzionali - avvenute nel parco delle Rimembranze e alla chiesetta di Sant’Eufemia alla Rocca di Bergamo, alla stazione ferroviaria di piazzale Marconi e nei giardini di Palazzo Frizzoni, l'Amministrazione comunale, - e alle tante iniziative culturali, il Comune di Bergamo ha proseguito la propria partecipazione al progetto internazionale delle Pietre d’inciampo (Stolpersteine), con la posa di sei pietre (una settima, quella dedicata a Pilade Sonnino, sarà posata a breve, nelle prossime settimane), cariche della memoria di altrettante vite e cinque nuclei familiari.

La prima pietra d’inciampo, donata dal Comitato di Milano e dedicata ad Alessandro Zappata, ha sancito il 27 gennaio 2021 l’ingresso di Bergamo nel circuito europeo della Memoria. Teresa Savio, Giuseppe Stella, Aldo Ghezzi, Roberto Bruni, Ilda e Bella Marianna Sonnino sono i nomi commemorati questa mattina dalle pietre d’inciampo posate nell’ambito delle iniziative pensate per il Giorno della Memoria 2022.

Il Sindaco Giorgio Gori è intervenuto, alla presenza delle autorità e di alcuni cittadini, con un breve discorso al Parco delle Rimembranze della Rocca di Bergamo. Ecco il testo del suo intervento:

“Buongiorno a tutti. Saluto le autorità e i cittadini presenti. 

Come sapete il 27 gennaio è stato proclamato, per legge della Repubblica italiana, “Giorno della Memoria”, con lo scopo di ricordare lo sterminio degli ebrei avvenuto negli anni Trenta e Quaranta del Novecento e in particolare la fine della Shoah. La data è infatti quella in cui, nel 1945, le truppe dell’Armata Rossa entrarono ad Auschwitz e il campo di concentramento si mostrò agli occhi del mondo con il suo carico di orrori e violenza.

Il Comune di Bergamo celebra ogni anno la ricorrenza, perché fare memoria, ricordare e riflettere sulla nostra storia più recente è parte del nostro dovere civile, un impegno che dobbiamo alle vittime di quelle atrocità, alle loro famiglie, e al quale siamo tenuti anche per responsabilità formativa nei confronti delle giovani generazioni.

Come ogni anno musei, biblioteche e associazioni culturali hanno contribuito alla composizione del programma di questa giornata. Ciascuno, secondo il proprio spirito e metodo, ha collaborato ha collaborato alla costruzione di una rete che, attraverso la cultura, coinvolge l’intera cittadinanza nella necessità di ricordare, approfondire e riflettere.

Accanto alle cerimonie commemorative e alle iniziative culturali, l’appuntamento forse più rilevante è quello vede la città di Bergamo proseguire la sua partecipazione al progetto internazionale delle Pietre d’Inciampo.

Come molti di voi sapranno, questo progetto è stato concepito, avviato e realizzato dall’artista tedesco Gunter Demnig – il nome originale dell’iniziativa, in lingua tedesca, è Stolpensteine – proprio al fine di tenere viva la Memoria delle vite dei deportati nei campi di sterminio o degli internati militari uccisi dalla violenza nazifascista.

Una Pietra d’Inciampo è un sampietrino, come i tanti che pavimentano le strade della nostra città, un lato del quale è ricoperto da una lastra di ottone, realizzata e incisa a mano da Gunter Demnig.

Un semplice sampietrino, ma con una straordinaria forza evocativa, perché collocato davanti all’abitazione del deportato (o della deportata) cui è dedicata: lì dove è stato prelevato, strappato ai suoi affetti e alle sue occupazioni, per essere ucciso senza ragione - chi per finire in cenere, chi in una fossa comune - privando così i famigliari e i discendenti persino di un luogo dove ricordarlo.

Per questo ogni pietra reca la scritta “Qui abitava”, seguita dal nome e cognome della persona cui è dedicata, dall’anno di nascita e dalla data di morte, se conosciuta, ed eventualmente da data e luogo di deportazione.

La caratteristica distintiva di Stolpersteine, rispetto a qualunque altro monumento dedicato all’Olocausto, è quella di creare – esattamente nello stesso luogo in cui abitò la vittima dello sterminio dei nazisti e dei loro alleati – una commemorazione personale e al tempo stesso un invito alla riflessione.

La piccola pietra di ottone chiama ciascuno di noi - che parafrasando Primo Levi “viviamo sicuri nelle nostre tiepide case e tornando a casa a sera troviamo cibo caldo e visi amici” - a riflettere su quanto sia importante “ricordarsi di ricordare” e vigilare perché ciò che è accaduto non si ripeta.

La prima Pietra d’Inciampo fu posizionata nel 1992, il 16 dicembre, davanti al municipio di Colonia, in Germania, a 50 anni dal cosiddetto “decreto Auschwitz” che ordinava la deportazione di tutte le persone rom e sinti nel campo di concentramento di Birkenau, in Polonia.

Da allora Gustav Demnig ha collocato 70mila pietre in tutta Europa. In Italia le prime 30 vennero posate il 27 gennaio del 2010 e oggi se ne contano diverse centinaia in tutto il paese.

Una, come accennavo, anche a Bergamo, posata lo scorso 27 gennaio nel corso di una cerimonia purtroppo costretta ad una forma quasi privata della pandemia, e dedicata ad Alessandro Zappata. Donata dal Comitato per le Pietre d’Inciampo di Milano, ha sancito l’ingresso della nostra città nel circuito europeo della Memoria.

La partecipazione di Bergamo alla crescita di quello che è il più grande monumento diffuso d’Europa prosegue quest’anno con la posa di sette Pietre, cariche della memoria di sette vite: quelle di Teresa Savio, di Giuseppe Stella, di Aldo Ghezzi, di Roberto Bruni e le tre dedicate ai membri della famiglia Sonnino – di queste, una, ovvero quella dedicata a Pilade, sarà posata a breve.

Il progetto è il risultato di un impegno assunto dal Consiglio comunale e condiviso con la Provincia di Bergamo, che ogni anno sarà rinnovato in occasione del Giorno della Memoria.

Il dialogo con le associazioni che compongono il tavolo per le Pietre d’Inciampo è stato occasione di crescita della comunità, nella consapevolezza del bisogno di ritrovare la grande Storia, con la S maiuscola, nelle storie personali vissute nella nostra città. Con questo spirito il Comune di Bergamo ha incaricato Isrec e ANED di coinvolgere nel progetto le nuove generazioni per renderle protagoniste delle celebrazioni della posa delle pietre. Le studentesse e gli studenti di sei istituti scolastici di Bergamo diventano così custodi e nuovi testimoni di queste storie di coraggio e resistenza, riempiendo di significato e di promesse per il futuro le commemorazioni di questa Giornata importante.

Ma da dove viene questo termine – pietra d’inciampo?

E’ un’espressione di origine biblica: è una metafora del nostro camminare, una parola «dura» che fa inciampare chi vuole e sa cogliere il significato profondo delle cose.

Compare per esempio nella Lettera ai Romani di San Paolo:

«Che diremo dunque? Che i pagani, i quali non cercavano la giustizia, hanno raggiunto la giustizia, la giustizia però che deriva dalla fede; mentre Israele, il quale cercava una Legge che gli desse la giustizia, non raggiunse lo scopo della Legge. E perché mai? Perché agiva non mediante la fede, ma mediante le opere. Hanno urtato contro la pietra d’inciampo, come sta scritto: Ecco, io pongo in Sion una pietra d’inciampo e un sasso che fa cadere; ma chi crede in lui non sarà deluso».

San Paolo scrive in greco. E il termine che usa per indicare la pietra d’inciampo è skándalon.

Lo scandalo è ciò che turba la nostra sensibilità, che ci scuote dal nostro torpore, che ci provoca e ci costringe a pensare.  La pietra d’inciampo è dunque questo.

Inciampare significa essere indotti a pensare, subire il turbamento derivante dalle storie strazianti di donne e uomini deportati e uccisi dai nazifascisti, essere forzati a fermarsi, ricordare e tramandare.

Ognuna di queste pietre d’ottone è posata appositamente per far «inciampare» la nostra quotidianità, per farci «cadere» su episodi che non conoscevamo, per ricordarci che lì, in quella casa davanti alla quale passiamo ogni giorno con indifferenza, si è consumata una tragedia che riguarda anche noi.”

 

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