Lunedì, 06 dicembre 2021 - ore 14.46

Giovani, non sprovveduti. Ancora sulla questione Erasmus | Alessandro Lucia

| Scritto da Redazione
Giovani, non sprovveduti. Ancora sulla questione Erasmus | Alessandro Lucia

Qualche settimana fa montò la polemica degli studenti Erasmus che, essendo all'estero per il periodo di studio, erano completamente impossibilitati a votare per le elezioni del 24 e 25 febbraio. La richiesta, partita da una lettera di una ragazza che studia a Forlì, e rivolta al Presidente Napolitano, ebbe ampia eco. Sostanzialmente si chiedeva che il governo agisse per agevolare il ritorno a casa degli studenti.

Il governo, nonostante anche le sollecitazioni dei partiti, rispose picche. Non si può fare, troppi impedimenti burocratici.

Mi è capitato ieri di leggere questo articolo del periodico ciellino "Tempi" sul caso Erasmus in cui si attacca la sacrosanta richiesta degli studenti con un mix di supponenza e sarcasmo, insinuando che "gli studenti vogliono avere la pappa pronta".

Tre accuse in particolare sono rivolte alla studentessa che ha scritto la lettera: quella di "non avanzare proposte alternative", quella di "retorica patriottarda" e quella di non pensare agli studenti fuori sede che hanno il medesimo problema.

Il fatto di accusare lo stile di una lettera, indirizzata al Presidente della Repubblica, di "grondare di retorica" è quantomeno un'accusa fuori luogo, invece di rispondere si cerca di sviare il discorso attaccandosi a questioni di forma. Atteggiamento tipico del costume destrorso-conservatore italiano.

"Non avanzare proposte alternative" e "non pensare agli studenti fuori sede" svelano l'inconsistenza e la malafede di chi ha scritto l'articolo, perché se si andasse a leggere il comunicato stampa dell'Unione degli Universitari, di cui Chiara, la ragazza della lettera, fa parte, si vedrebbe che il maldestro tentativo di ridicolizzazione perde tutta la sua (già debole) forza. Senza contare che per gli studenti fuori sede il problema, almeno parzialmente, viene cercato di risolvere, attraverso sconti sul biglietto del treno e dell'aereo per gli studenti che decidessero di tornare a casa a votare. E perché non fare lo stesso con chi è all'estero? Nei ristretti tempi in cui ci si trovava ad agire, ragionevolmente, uno sconto sui trasporti sembrava una situazione che avrebbe accontentato tutti. Almeno in attesa di una legislazione più definita e intelligente.

A questo proposito, non si capisce come mai non si possa venire incontro a chi si muove, sia da una parte a un’altra dell’Italia, che dall’Italia all’estero, per studiare ed esercitare quindi un altro proprio diritto costituzionale.

E’ assurdo che non si possa fare nulla per conciliare studio e voto. La dimostrazione che l’Italia è una democrazia arretrata la vediamo anche dal fatto che lo studente, sia fuori sede o erasmus, venga posto di fronte a una scelta tra i suoi diritti: o studi, o voti, noi non possiamo aiutarti a fare entrambe le cose.

Per concludere e togliermi un sassolino dalla scarpa, è proprio ridicolo che sia il settimanale di Comunione e Liberazione a dire a studenti che da anni si impegnano per la tutela dei diritti al'interno delle università, come fare il loro mestiere. Loro, la lobby affaristico-mafiosa implicata nei peggiori scandali italiani.

Per favore, siamo giovani ma non sprovveduti. Non prendeteci per il culo.

Alessandro Lucia

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