Giovedì, 27 gennaio 2022 - ore 18.12

Grillo e Bersani alla prova degli elettori | Alessandro Lucia

| Scritto da Redazione
Grillo e Bersani alla prova degli elettori | Alessandro Lucia

Bersani, che fino a qualche mese fa gli dava del "fascista del web", oggi alla luce del risultato elettorale ha toni meno aggressivi nei confronti di Grillo. Ma appare altresì chiaro che con il M5S ago della bilancia al Senato, il capo della forza politica di maggioranza relativa non possa che "aprire" a chi può garantire una stabilità al governo. Dopo aver risposto - giustamente - picche all'ipotesi "governissimo" PD-Pdl.

Per fortuna, pare che anche gli elettori del M5S sappiano pensare con la propria testa. L'ultimo post sul blog beppegrillo.it, in cui il capo politico del Movimento 5 Stelle dà del "morto che parla" al povero Bersani che aveva - com'è ovvio in una fase politica come questa - lanciato un appello agli eletti 5 Stelle perché votassero la fiducia al suo governo, si riempie di commenti di elettori in rivolta.

Uno di quelli che mi è capitato di leggere, il più stringato e sensato, ma non l'unico della stessa sostanza, è questo:

"Pensare di consegnare il paese in mano al duo pd-pdl è un atto di colpevole codardia ai danni del paese e di quanti hanno votato il movimento, dal quale è legittimo aspettarsi un doveroso impegno in tal senso.Potrebbe non esserci un'altra occasione. Non si può pensare di essere il primo movimento politico italiano e non assumersi responsabilità di governo. Penso che, da ago della bilancia, come si suol dire, il M5S abbia non il diritto, ma il dovere di proporre al Pd il proprio programma e, nell'ipotesi in cui questo accetti, appoggiare l'eventuale governo."

E' evidente, e Beppe Grillo dovrebbe averlo ben chiaro in testa, che l'idea di "votare legge per legge" è impraticabile se quelle leggi non le fa qualcuno. E perché il Parlamento inizi a funzionare è anche necessario un governo, a cui le due camere devono votare la fiducia (secondo l'articolo 94 della Costituzione, che si suppone sia conosciuto da chi si è candidato a governare un paese: "Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere.  Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale.Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia.")

Per cui è arrivato il momento in cui il leader del Movimento si confronta finalmente con la sua "base" sul campo del "cosa fare una volta eletti", di cui ancora non si era discusso. Interessante anche il commento di un altro attivista, che riassume in una riga la problematicità interna al Movimento: "Ora i ragazzi sono in Parlamento: falli lavorare, e fatti da parte. O vali più di uno?”.

Dall'altra parte, il centrosinistra ha due scelte di fronte:

La prima è fare un governo di larghe intese con il Pdl, cosa che lo porterà a perdere tutti gli elettori dotati di senso critico e a rimpinguare le già folte fila del Movimento 5 Stelle. Ma per fortuna i dirigenti hanno avuto ancora un minimo di lucidità per rifiutare quest'ipotesi malsana.

La seconda è cedere su alcuni punti del programma del Movimento 5 Stelle e proporre un accordo che garantisca una fiducia al governo Bersani (si suppone), che faccia qualche riforma concordata con il M5S. Ad esempio? Gira da stamattina la petizione di un'elettrice (che trovate qua) che chiede a Grillo di trovare un accordo con il centrosinistra sulle seguenti 10 riforme da fare "in poco tempo, prima di tornare alle urne":

1. Una nuova legge elettorale;

2. Una legge contro la precarietà e l’istituzione del reddito di cittadinanza;

3. La riforma del Parlamento, l’eliminazione dei loro privilegi, l’ineleggibilità dei condannati;

4. La cancellazione dei rimborsi elettorali;

5. L’abolizione della legge Gasparri e una norma sul conflitto d’interessi;

6. Una legge anticorruzione che colpisca anche il voto di scambio; e l’istituzione di uno strumento di controllo sulla ricchezza dei rappresentanti del popolo (il “politometro”);

7. Il ripristino dei fondi tagliati alla Sanità e alla Scuola;

8. L’istituzione del referendum propositivo senza quorum;

9. L’accesso gratuito alla Rete;

10. La non pignorabilità della prima casa.

Ecco, a parte il punto 4) su cui si può trovare una mediazione attraverso un'ipotetica riforma che li riduca drasticamente, e la seconda parte del punto 6) francamente irrealizzabile, e comunque non necessario a brevissimo, così come l'8) e il 9) che di sicuro non sono punti di attuazione immediata, su tutti gli altri non solo ci si può ragionevolmente discutere, ma sono anzi punti che è assolutamente inimmaginabile non siano una priorità per l'agenda del centrosinistra. Dopodiché tornare a votare.

Su questi sette punti su dieci si deve fare uno sforzo e dimostrare di essere davvero una forza politica responsabile che si propone come alternativa alla guida del paese dopo il berlusconismo, oppure continuare a rimanere fuori dalla realtà. E ciò riguarda entrambe le parti in causa.

Alessandro Lucia

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