Giovedì, 27 gennaio 2022 - ore 18.50

I marò e la (non) logica del consenso | Alessandro Lucia

| Scritto da Redazione
I marò e la (non) logica del consenso | Alessandro Lucia

I marò ritorneranno in India. La decisione è stata presa di concerto tra il ministro degli interni Terzi e quello della difesa Di Paola. Il tutto dopo giorni in cui si è sfiorata la crisi diplomatica con l’India per non aver rispettato il patto solenne di rimandare i due militari ad esser processati, dopo aver fatto loro scontare la “licenza” elettorale.

Non voglio addentrarmi nei dettagli su chi ha ragione e chi ha torto, anche perché il diritto internazionale, in base alle numerose ricostruzioni dei fatti, è piuttosto nebuloso da questo punto di vista: in sostanza, poiché le leggi dei due stati coinvolti confliggono, e il diritto internazionale non aiuta a sbrogliare la matassa, a seconda delle interpretazioni potrebbe aver ragione l’Italia o l’India, nel volerli processare ognuno “a casa propria”. Per questo era stata avanzata l’ipotesi di un tribunale terzo (l’Aia).

Resta comunque il fatto che i due malcapitati pescatori indiani sono stati ammazzati dai due militari italiani (in servizio su un mercantile privato). E quello che più inquieta è che i due assassini (perché volenti o nolenti di questo si tratta) sono stati oggetto di venerazione da parte di quasi tutta la destra italiana, dai fascisti di CasaPound, Forza Nuova ecc che vedevano in loro due pilastri “dell’onore nazionale da difendere” fino ad arrivare ai poco meno fascisti del partito di La Russa, che addirittura dichiarò di volerli candidare alle elezioni appena passate.

Si sono appesi striscioni fuori dai palazzi dei comuni che recitavano “Riportiamo a casa i nostri marò”. I nostri marò? Nostri? Io, come credo gran parte delle persone per bene di questo paese non abbiamo nulla a che spartire con due militari dal grilletto facile che piuttosto di ammettere le proprie colpe e farsi processare, si sono nascosti dietro paraventi politici e paraideologici (toh, mi ricordano qualcuno).

Non accetto che si riduca l’identità nazionale, termine molto vago e sempre più carente di senso, alla solidarietà con due militari che tutto hanno dimostrato meno che meritarla. Preferisco esser vicino alle famiglie dei pescatori indiani, quelle sì lacerate senza un motivo. Poi, ammesso e non concesso che sia legittimo ancora parlare di identità nazionale, non vedo come due mercenari possano incarnarla. Abbiamo assistito a una loro vera e propria glorificazione, sono stati assurti a simbolo ideale verso il quale si è cercato, in periodo elettorale, di creare ampio consenso. E a sfruttare (in maniera meschina) questa falsificazione ideologica della realtà sono state appunto le destre di ogni ordine e grado, si è arrivati (militante di FLI) ad affermare che "un italiano sta dalla parte dell'Italia anche quando sbaglia”.

Sarebbe un buono spunto di riflessione su quanto ancora sia valida l’idea che ci siamo posti di una democrazia del consenso. Col consenso popolare è stato eletto Hitler. Grazie al consenso popolare per diciotto anni Berlusconi ha eluso qualsiasi norma di elementare convivenza democratica, e tutt’ora nonostante sia politicamente morto, ha ricevuto un quarto dei voti totali alle elezioni. Un quarto, da solo, con le sue promesse farlocche e le sue sfacciate bugie. Promesse e bugie che incanalano consenso.

Riflettiamo se è questa la società che vogliamo. Riflettiamo se questa è una società che si può conciliare con i valori di uguaglianza, di non discriminazione, di libertà (ma appunto, quale libertà?) della nostra Costituzione.

Alessandro Lucia

PS: a proposito dei valori costituzionali, qualcuno direbbe che è proprio la Costituzione il problema. E che i magistrati son tutti femministi e comunisti.

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