Sabato, 17 aprile 2021 - ore 01.49

Il progetto europeo EUROqCHARM vuole uniformare i metodi per misurare l’inquinamento da plastica

Partecipano l'Istituto di scienze marine del Cnr e l’Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale

| Scritto da Redazione
Il progetto europeo EUROqCHARM vuole uniformare i metodi per misurare l’inquinamento da plastica

Il progetto europeo “EUROpean quality Controlled Harmonization Assuring Reproducible Monitoring and assessment of plastic pollution” (EUROqCHARM) si è dato l’ambizioso obiettivo di «Stabilire metodologie armonizzate per il monitoraggio e la valutazione di macro, micro e nanoplastiche nell’ambiente, nonché schemi standard e raccomandazioni per politiche e normative».

L’Istituto di scienze marine (Ismar) del Cnr e l’Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale (Ogs) fanno parte della compagine dei 15 partner coordinati dal Norsk institutt for vannforskning (Niva) e coinvolti nello studio e nel monitoraggio dell’inquinamento da plastica in Europa.

All’Ismar spiegano che «Più specificamente, il progetto valuterà le metodologie esistenti per la valutazione dell’inquinamento da plastica, le armonizzerà a livello europeo – con un rigoroso controllo di qualità – e rafforzerà le capacità di monitoraggio europee sulla base delle linee guida sviluppate: lo scopo è di raggiungere questo obiettivo per i rifiuti di plastica, le microplastiche e le nanoplastiche nell’acqua dolce e marina, nel suolo e nei sedimenti del fondo marino, negli organismi viventi e nell’aria. Il progetto fornirà il supporto metodologico necessario e molto urgente per attuare con successo strategie a lungo termine per affrontare l’inquinamento da plastica».

I ricercatori ricordano che «Spazzatura sulla spiaggia, accumuli di immondizia nell’oceano, microplastiche negli alimenti, particelle di polvere di plastica nell’aria: ci sono ampie prove oggi che l’inquinamento da plastica è diffuso e sta minacciando la fauna selvatica, l’ambiente marino, acquatico e terrestre e la salute umana. Di conseguenza, ha guadagnato un’attenzione significativa nell’agenda dei politici, del mondo accademico, dei media e della società in generale. Ancora più importante, vi è ora un diffuso consenso verso l’azione, che dovrebbe tradursi in strategie per mitigare l’inquinamento da plastica e i suoi effetti a lungo termine e solide. Questo processo, tuttavia, richiede una conoscenza approfondita del problema dell’inquinamento da plastica, basata su metodi di campionamento, analisi e comunicazione standardizzati e intercambiabili. Ma il cuore del problema è che le materie plastiche nell’ambiente sono attualmente campionate, analizzate e segnalate in molti modi diversi in tutto il mondo. Inoltre  questi  metodi si stanno evolvendo rapidamente. Dieci anni fa, ad esempio, era pratica comune eseguire una digestione a base acida e una successiva scansione visiva (stereoscopio). In questo momento, i metodi vanno verso la digestione basata su enzimi e la spettroscopia avanzata ad alta risoluzione come µFTIR, µRAMAN, o anche SEM-EDX (Scanning Electron Microscopy & Energy Dispersive X-Ray Spectroscopy) in grado di rilevare particelle più piccole di 1 micrometro. La mancanza di metodi armonizzati per la raccolta e la comunicazione dei dati rappresenta un grosso ostacolo all’attuazione delle azioni di monitoraggio e mitigazione. Ciò è ulteriormente ostacolato dalla mancanza di linee guida chiare sullo scopo di questi sforzi di monitoraggio».

Il coordinatore del progetto per Niva, Bert van Bavel, evidenzia che «EUROqCHARM esaminerà criticamente i metodi analitici all’avanguardia e, facendo un ulteriore passo avanti nell’armonizzazione, li convaliderà attraverso confronti inter-laboratori. Importanti laboratori di analisi della plastica ambientale andranno verso una unificazione dei metodi con produzione di materiali di riferimento certificati. Il trasferimento delle conoscenze sarà facilitato mediante seminari e rafforzamento delle capacità per i paesi che devono ancora avviare il monitoraggio».

Il Cnr contribuirà al progetto con le sue competenze sull’inquinamento da plastica in ambiente marino e colonna d’acqua e Stefano Aliani del Cnr-Ismar  spiega che «Dagli anni ’90 i nostri studi si concentrano sulla diffusione di detriti marini e microplastiche nell’ambiente marino. Siamo lieti di poter contribuire con la nostra esperienza a questo grande progetto di armonizzazione internazionale che cambierà l’approccio al monitoraggio».

Un’altra ricaduta del progetto sarà la creazione di una rete di comunicazione composta da scienziati e varie tipologie di stakeholders per consentire la cooperazione e lo sviluppo del dialogo, del processo decisionale e dell’attuazione delle soluzioni, per questo EUROqCHARM riunisce le aree di ricerca pertinenti: «Nell’ambito delle scienze naturali sono incluse le scienze marine, le acque sotterranee, le acque potabili e di scarico, il suolo, l’aria; la chimica analitica ecc.). Per l’industria partecipano produttori di strumenti, produttori di plastica e laboratori commerciali insieme a politici e organismi internazionali quali Nazioni Unite, Ue, organismi di standardizzazione, associazioni e società professionali, politici (Onu, Ue e livello nazionale) e organizzazioni non governative (ONG) nazionali e internazionali. Una vasta azione sinergica che pone l’Europa in una posizione unica per coordinare la validazione dei metodi disponibili e lo sviluppo di protocolli armonizzati per la valutazione della contaminazione da plastica: in questo modo sarà possibile un vero confronto dei dati, che costituirà la base per le linee guida e le normative europee e internazionali di riferimento per il futuro per ridurre l’impatto ambientale dell’inquinamento da plastica».

 
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