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In Europa aumentano i sequestri di prodotti derivati da traffici di animali

Nel 2018 +7% i sequestri di prodotti di fauna e flora selvatici illegali effettuati in Europa

| Scritto da Redazione
In Europa aumentano i sequestri di prodotti derivati da traffici di animali

Secondo il nuovo dossier “An overview of seizures of CITES-listed wildlife in the European Union” pubblicato da Traffic (il programma congiunto di Wwf e Iucn che monitora i commerci legali ed illegali di specie selvatiche) «Sono stati ben 6012, rispetto ai 5644 dell’anno precedente (+7%) i sequestri di prodotti di fauna e flora selvatici illegali effettuati in Europa».

Il dati del rapporto redatto per la Commissione Europea si riferiscono al 2018 e includono solo le specie di flora e fauna strettamente protette dalla Convention international trade in endangered species of wild fauna and flora (CITES), che regola in maniera stringente il commercio di migliaia di specie che potrebbero scomparire a fronte di un prelievo insostenibile. Il Wwf sottolinea che «Oltre 1000 sequestri hanno riguardato prodotti medicinali derivati da piante o animali, per un totale di oltre 7.000 chilogrammi e più di 300.000 unità sequestrate. Cavallucci marini, scaglie di pangolini, ossa di tigre e bile d’orso: tutti rimedi che senza alcun fondamento scientifico in alcune zone del mondo continuano ad essere considerati rimedi medicali.Numeri altrettanto preoccupanti riguardano i rettili, sia esemplari vivi sia per le pelli e i derivati, con oltre 1000 sequestri e quasi 7000 unità. Seguono i coralli ed il loro commercio illegale con ben 650 sequestri e con oltre 4000 campioni sequestrati pari ad oltre 1000 chilogrammi. A questi si sommano quasi 500 sequestri di uccelli vivi (oltre 1.000 esemplari, in particolare pappagalli), 400 sequestri di avorio (quasi 3.000 campioni per 145 kg di peso, tutti in UK) e oltre 400 sequestri di mammiferi (quasi 2.000 campioni tra pelli, trofei, parti e derivati, tra cui pelli di lupi, tigri e orsi) e più di 3.000 piante protette (soprattutto cactacee)».

Circa il 50% dei sequestri riguardava specie protette in entrata verso l’Ue, oltre 500 hanno interrotto traffici illegali interni all’Ue e oltre 400 riguardavano merci in transito o esportazioni dall’Ue verso altri Paesi, prima fra tutti la Cina. Traffic evidenzia che «Ben il 37% dei sequestri sono stati effettuati presso aeroporti.

Una stima del valore economico di minima (basata su meno del 10% dei sequestri) supera i 2,3 milioni di euro, in aumento rispetto agli 1,8 milioni di Euro stimati nel 2017, ma facendo supporre quindi un valore complessivo di molto superiore».

Secondo l’United Nations environment programme (Unep) il valore globale dei traffici illegali di fauna e flora selvatiche nel mondo sia aggira tra i 7 e i 23 miliardi di dollari l’anno.

Il Wwf spuega che «Tra i principali Paesi di origine dei prodotti sequestrati in UE troviamo in primis la Thailandia (oltre 600 sequestri), seguita dalla Cina (oltre 400) e dall’Indonesia (quasi 200). Alla luce della pandemia in corso, nata proprio a seguito di traffici illegali o non controllati di fauna selvatica verso mercati cinesi, non c’è certo da stare tranquilli.

Sul sito web del Wwf Italia è attiva la petizione che chiede all’Organizzazione mondiale della sanità di raccomandare la chiusura dei mercati di animali selvatici e che vengano adottate regole ancora più stringenti nei confronti dei commerci di fauna, sia per tutelare la salute umana che per il benessere degli animali che sono al centro di questi traffici.

 

FONTE greenreport.IT

 

 

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