Martedì, 04 ottobre 2022 - ore 04.55

L’élite inquinatrice: lo stile di vita dei più ricchi del mondo è un grosso problema climatico

Il rapporto della Cambridge Sustainability Commission on Scaling Behavior Change

| Scritto da Redazione
L’élite inquinatrice: lo stile di vita dei più ricchi del mondo è un grosso problema climatico

Il nuovo rapporto “Changing our ways? Behaviour change and the climate crisis” della Cambridge Sustainability Commission on Scaling Behaviour Change invita esplicitamente i responsabili politici a prendere di mira l’elite degli inquinatori «Per innescare un passaggio a comportamenti più sostenibili e fornire alternative low carbon accessibili e disponibili per le famiglie più povere».

La Cambridge Sustainability Commission on Scaling Behavior Change britannica è un panel di 31 scienziati che studiano il comportamento delle persone in relazione all’ambiente e che sono state incaricate di trovare il modo più efficace per aumentare l’azione per contrastare le emissioni di carbonio. Il rapporto è stato redatto da Peter Newell, professore di relazioni internazionali all’università del Sussex e co-fondatore e direttore della ricerca della Rapid Transition Alliance, e da Freddie Daley è Michelle Twena, anche loro dell’università del Sussex, ed evidenzia che «Mentre gli sforzi per affrontare la crisi climatica richiederanno a tutti noi di cambiare i nostri comportamenti, la responsabilità non è equamente condivisa». Le prove esaminate dalla Cambridge Sustainability Commission  dimostrano che «Nel periodo 1990-2015, quasi la metà della crescita delle emissioni globali assolute è stata dovuta al 10% più ricco, con il 5% più ricco che da solo ha contribuito per oltre un terzo (37%)».

Il rapporto è l’ultimo in una lunga discussione su cosa significhi essere “equi” mentre si affronta il cambiamento climatico. I Paesi più poveri, come l’India, sostengono da sempre che dovrebbe essere consentito loro di aumentare il loro inquinamento perché è molto più basso pro capite rispetto alle emissioni delle nazioni ricche. Ed è questa la vera questione al centro dei complicati negoziati alla base del vertice sul clima della prossima settimana organizzato dal presidente Usa Joe Biden e della 26esima Conferenza delle parti dell’United Nations Framework Convention on Climate Change (COP26) che dovrebbe tenersi a novembre a Glasgow.

La Rapid Transition Aliance (New Weather Institute , School of Global Studies  dell’Università del Sussex, sostenuta da KR Foundation), che ha partecipato alla stesura del nuovo  rapporto, sottolinea che «Nell’anno in cui il Regno Unito ospita la COP 26, e mentre il governo continua a premiare alcuni dei maggiori inquinatori britannici attraverso crediti d’imposta, il rapporto della Commissione mostra perché questo è esattamente il modo sbagliato per raggiungere gli obiettivi climatici del Regno Unito».

E, mentre viene ripetuto come un mantra che siamo tutti sulla stessa barca, dal rapporto viene fuori che in realtà bisognerebbe contrastare l'”élite inquinatrice”, i cittadini più ricchi che «Per mantenere in vita l’obiettivo degli 1,5° C, devono apportare i cambiamenti più radicali ai loro stili di vita. Per raggiungere questo obiettivo, l’1% più ricco della popolazione mondiale deve ridurre le proprie emissioni di almeno 30 volte entro il 2030, mentre il 50% più povero dell’umanità potrebbe aumentare le proprie emissioni di tre volte il livello attuale».

Il rapporto dimostra che una combinazione di sforzi per ridurre drasticamente l’impronta di carbonio dei più ricchi e per costruire infrastrutture a prezzi accessibili e low carbon per alloggi, trasporti ed energia per le famiglie più povere fornisce la migliore via da seguire e sottolinea che «Lungi dall’essere approcci competitivi, i cambiamenti del comportamento individuale e il cambiamento sistemico sono collegati e possono essere positivamente auto-rinforzati».

Per la Cambridge Sustainability Commission «E’ necessario un cambiamento del sostenibile dei comportamenti» e ha riscontrato che, «Se vogliamo evitare livelli pericolosi di riscaldamento globale, oltre a cambiamenti nella politica, nella fornitura di servizi e nell’innovazione tecnologica, sono necessari anche cambiamenti di vasta portata negli stili di vita». La Rapid Transition Aliance ricorda che «Dopo un lungo periodo di abbandono, il cambiamento sostenibile del comportamento è ora considerato un elemento essenziale per raggiungere ambiziosi obiettivi climatici, con i governi che lo includono come parte delle loro iniziative di politica climatica per raggiungere il net zero entro il 2050».

La Commissione ha fatto i conti con opinioni profondamente divise sul modo migliore per ottenere riduzioni delle emissioni di carbonio, tra chi si preoccupa del fatto che gli individui possano essere ritenuti responsabili di emissioni che non possono controllare e altri che suggeriscono che gli obiettivi climatici non saranno raggiunti senza l’azione delle famiglie e degli individui e ha così scoperto che «La transizione verso un’economia low carbon deve essere accelerata e approfondita, e perché ciò avvenga è fondamentale il “consenso” sociale: la sensazione che questo sia uno sforzo collettivo per affrontare una minaccia esistenziale».

Il rapporto conclude che «Il dibattito sul cambiamento dei comportamenti deve passare dall’analisi di ciò che fanno gli individui e le famiglie all’affrontare le cause del consumo eccessivo di carbonio. Questo include fattori che vanno dal lavoro eccessivo agli sforzi per controllare il bombardamento pubblicitario che rende glamour i frequenti viaggi aerei, le grandi auto e le grandi abitazioni».

Per questo, la relazione della Cambridge Sustainability Commission on Scaling Behaviour Change Commissione suggerisce una serie di punti di intervento che includono misure immediate per indirizzare le élite che conducono stili di vita ad alte emissioni e per sviluppare nuove infrastrutture per rendere più facili le scelte low carbon per le famiglie povere attraverso misure mirate gli hot spot del comportamento riguardo a viaggi, energia, alloggio e cibo come: prelievi sui frequent flyer  (quindi abolizioni delle facilitazioni per i passeggeri sui voli di ritorno nel Regno Unito); divieti di vendita e promozione di SUV e altri veicoli altamente inquinanti; ritorno indietro rispetto al recente annuncio del governo conservatore britannico di voler tagliare le sovvenzioni green per le case (Green Homes Grant) e per le auto elettriche; realizzare transizioni giuste sostenendo il trasporto pubblico elettrico e programmi energetici comunitari.

Ma gli obiettivi a medio-lungo termine individuati dalla Commissione sono squisitamente politici e comprendono «Un riequilibrio delle istituzioni per rompere i legami tra le industrie inquinanti e il nostro sistema politico, attraverso donazioni di partito e porte girevoli, il potenziamento dell’azione per il clima guidata dai cittadini, attraverso le assemblee dei cittadini e l’impegno democratico, e sfidare le tendenze dominanti riguardo a una settimana lavorativa di 5 giorni e al lavoro di assistenza non retribuito».

Il rapporto è stato criticato subito da chi dice che il modo migliore per ridurre più velocemente le emissioni è con i miglioramenti tecnologici, non attraverso misure che si dimostrerebbero impopolari.

Ma Newell ha ribattuto in un’intervista BBC News: «Siamo totalmente a favore dei miglioramenti tecnologici e di prodotti più efficienti, ma è chiaro che è necessaria un’azione più drastica, perché le emissioni continuano a salire. Dobbiamo tagliare il consumo eccessivo e il punto migliore per iniziare è il consumo eccessivo tra le élite inquinanti che contribuiscono molto più della loro quota di emissioni di carbonio. Queste sono le persone che volano di più, guidano di più  le auto più grandi e vivono nelle case più grandi che possono facilmente permettersi di riscaldare, quindi tendono a non preoccuparsi se sono ben isolate o meno. Sono anche il tipo di persone che, se lo volessero, potrebbero davvero permettersi un buon isolamento e pannelli solari. Per affrontare il cambiamento climatico, tutti devono sentirsi parte di uno sforzo collettivo, quindi ciò significa che i ricchi devono consumare meno per dare l’esempio ai più poveri. Le persone ricche che volano molto potrebbero pensare di poter compensare le proprie emissioni piantando alberi o con progetti per catturare il carbonio dall’aria. Ma questi schemi sono molto controversi e non sono provati nel tempo. I ricchi devono semplicemente volare di meno e guidare di meno. Anche se possiedono un SUV elettrico, questo è ancora un drenaggio del sistema energetico e di tutte le emissioni create in primo luogo dal veicolo».

Sam Hall, del Conservative Environment Network (gli ambientalisti del Partito Conservatore), ha dichiarato a BBC News: «E’ giusto sottolineare l’importanza dell’equità nella delivering (riduzione delle emissioni) – e la politica potrebbe rendere più facile per le persone e il business diventare green – attraverso incentivi, regolamentazione mirata e sollecitazioni. Ma è probabile che incoraggiare le tecnologie pulite sia più efficace e più atto a godere del consenso pubblico rispetto a pesanti sanzioni o restrizioni sullo stile di vita».

Ma Newell ha fatto notare che «Le strutture politiche esistenti hanno permesso alle imprese e agli individui ricchi di fare pressioni contro i cambiamenti necessari nella società che potrebbero erodere gli stili di vita dei ricchi».

Per esempio, iI recente rapporto dell’ UK Climate Assembly, ha proposto una serie di misure che prendono di mira comportamenti ad alta intensità di carbonio, chiedendo l’abbandono del consumo eccessivo di carne e dei prodotti lattiero-caseari, di vietare i SUV più inquinanti e l’imposizione di prelievi sui frequent flyer.

Il ministero del Tesoro britannico ha dichiarato a BBC News che «Una tassa sui frequent flyer potrebbe richiedere al governo di raccogliere e archiviare informazioni personali su ogni passeggero. Ciò potrebbe sollevare problemi di elaborazione, gestione e privacy dei dati. Sarebbe anche difficile tenere traccia delle persone con più passaporti».

Ma il rapporto “Changing our ways? Behaviour change and the climate crisis”  afferma che «Gli obiettivi dell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici non possono essere raggiunti senza cambiamenti radicali negli stili di vita e cambiamenti nei comportamenti, soprattutto tra i membri più ricchi della società. Se il cambiamento nella società deve essere portato alla velocità e alla scala richieste per raggiungere gli obiettivi climatici concordati, dobbiamo ridurre e condividere: ridurre i budget di carbonio e condividere in modo più equo».

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