Martedì, 27 settembre 2022 - ore 21.58

Le crisi dell’Antropocene mettono persone e pianeta in rotta di collisione

Un indice globale sperimentale misura il progresso umano e illustra la sfida della povertà e della disuguaglianza che dovremo affrontare

| Scritto da Redazione
Le crisi dell’Antropocene mettono persone e pianeta in rotta di collisione

Secondo l’”Human Development Report 2020 – The next frontier Human development and the Anthropocene” pubblicato dall’United Nations development programme (Undp). «La pandemia di Covid-19 è l’ultima crisi che il mondo deve affrontare, ma a meno che gli esseri umani non lascino la presa sulla natura, non sarà l’ultima»- Il nuovo rapporto Undp, che include un nuovo indice sperimentale sul progresso umano che tiene conto delle emissioni di anidride carbonica e dell’impronta dei materiali dei diversi Paesi, delinea una scelta netta per i leader mondiali: «Fate i passi coraggiosi per ridurre l’immensa pressione che viene esercitata sull’ambiente e sul mondo naturale, altrimenti il ​​progresso dell’umanità si fermerà».

Presentando il rapporto, l’ amministratore dell’Undp, Achim Steiner, ha ricordato che «Gli esseri umani esercitano più potere che mai sul pianeta. Sulla scia del Covid-19, delle temperature da record e della disuguaglianza vertiginosa, è tempo di usare quel potere per ridefinire ciò che intendiamo per progresso, quando le nostre impronte di carbonio e consumo non sono più nascoste. Come dimostra questo rapporto, nessun Paese al mondo ha ancora raggiunto uno sviluppo umano molto elevato senza mettere a dura prova il pianeta. Ma potremmo essere la prima generazione a correggere questo torto. Questa è la prossima frontiera per lo sviluppo umano».

Stefan Löfven, il primo ministro della Svezia, Paese che ha ospitato il lancio del rapporto, ha detto che «L’Human Development Report è un prodotto importante delle Nazioni Unite. In un momento in cui è necessaria un’azione, la nuova generazione di Rapporti sullo sviluppo umano, con maggiore enfasi sulle questioni che definiscono il nostro tempo come il cambiamento climatico e le disuguaglianze, ci aiutano a indirizzare i nostri sforzi verso il futuro che vogliamo».

L’Human Development Report 2020 sostiene che «Mentre l’umanità e il pianeta entrano in un’epoca geologica completamente nuova, l’Antropocene o l’Era degli Umani, è tempo che tutti i paesi ridisegnino i loro percorsi verso il progresso tenendo pienamente conto delle pericolose pressioni che gli esseri umani esercitano sul pianeta, e smantellino i grossolani squilibri di potere e opportunità che impediscono il cambiamento».

Per capire meglio cosa sta succedendo e cosa dovrebbe avvenire, il rapporto aggiunge quella che definisce «una nuova lente sperimentale«  al suo Human Development Index (HDI) annuale. All’Undp spiegano che «Modificando l’HID, che misura la salute, l’istruzione e il tenore di vita di una nazione, per includere altri due elementi: le emissioni di anidride carbonica di un Paese e la sua impronta materiale, l’indice mostra come il panorama dello sviluppo globale cambierebbe se sia il benessere delle persone e anche il pianeta fossero centrali per definire il progresso dell’umanità».

Con l’HDI risultante, regolato dalle pressioni planetarie – o PHDI – emerge un nuovo quadro globale, che dipinge una valutazione meno rosea ma più chiara del progresso umano. Ad esempio, a causa della loro forte dipendenza dai combustibili fossili e dal consumo di materia, più di 50 Paesi escono dal gruppo di sviluppo umano molto elevato. Invece, anche con questi aggiustamenti, Paesi non certo ricchi come Costa Rica, Moldova e Panama salgono nell’indice di almeno 30 posizioni, evidenziando così che è possibile una pressione più leggera sul pianeta.

Il rapporto sostiene che «La prossima frontiera per lo sviluppo umano richiederà di lavorare con e non contro la natura, trasformando le norme sociali, i valori e gli incentivi governativi e finanziari».

Per esempio, nuove stime prevedono che, entro il 2100, ogni anno i Paesi più poveri del mondo potrebbero sperimentare fino a 100 giorni in più di condizioni meteorologiche estreme a causa dei cambiamenti climatici, una cifra che potrebbe essere dimezzata se venisse pienamernte attuato l’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. Invece i governi continuano a sovvenzionare i combustibili fossili, nonostante che i dati del Fondo monetario internazionale citati nel rapporto evidenzino che il costo che le compagnie petrolifere fanno pagare – compresi i costi indiretti – alle società umane  è stimato a oltre 5 trilioni di dollari all’anno, o il 6,5% del PIL globale.

Da soli, rimboschimento e una migliore cura delle foreste potrebbero rappresentare circa un quarto delle azioni che dobbiamo intraprendere prima del 2030 per impedire che il riscaldamento globale raggiunga i 2 gradi Celsius sopra i livelli preindustriali.

L’inviata del segretario generale dell’Onu per i giovani,Jayathma Wickramanayake, ha sottolineato: «Anche se l’umanità ha realizzato cose incredibili, è chiaro che abbiamo dato per scontato il nostro pianeta. In tutto il mondo i giovani hanno parlato, riconoscendo che queste azioni mettono a rischio il nostro futuro collettivo. Come chiarisce lHuman Development Report 2020, dobbiamo trasformare il nostro rapporto con il pianeta  per rendere sostenibile il consumo di energia e materiale e per garantire che ogni giovane sia istruito e autorizzato ad apprezzare le meraviglie che un mondo sano può offrire».

Secondo il principsale autore del rapporto, Pedro Conceição, direttore dell’ Human Development Report Office dell’Undp «Il modo in cui le persone subiscono le pressioni planetarie è legato al modo in cui funzionano le società e oggi le società spezzate stanno mettendo le persone e il pianeta in rotta di collisione. Il rapporto dimostra che le disuguaglianze all’interno e tra i Paesi, con profonde radici nel colonialismo e nel razzismo, significano che le persone che hanno di più prendono i benefici della natura ed esportano i costi, dimostra il rapporto. Questo soffoca le opportunità per le persone che hanno meno e riduce al minimo la loro capacità di fare qualsiasi cosa al riguardo».

Conceição  fa l’esempio dei territori dell’Amazzonia gestiti dalle popolazioni indigene che, su base pro capite, assorbono CO2 equivalente a quella emessa dall’1% più ricco delle persone al mondo. «Tuttavia, le popolazioni indigene continuano a dover affrontare difficoltà, persecuzioni e discriminazioni e hanno poca voce nel processo decisionale. E la discriminazione basata sull’etnia spesso lascia le comunità autoctone gravemente colpite ed esposte a rischi ambientali elevati come rifiuti tossici o inquinamento eccessivo, una tendenza che si riproduce nelle aree urbane di tutti i continenti. Allentare le pressioni planetarie in un modo che consenta a tutte le persone di prosperare in questa nuova era, richiede lo smantellamento dei grossolani squilibri di potere e dei gap delle  opportunità che ostacolano la trasformazione».

Il rapporto conferma che «L’azione pubblica può affrontare queste disuguaglianze, con esempi che vanno dalla tassazione sempre più progressiva, alla protezione delle comunità costiere attraverso investimenti preventivi e assicurazioni, una mossa che potrebbe salvaguardare la vita di 840 milioni di persone che vivono lungo le coste a bassa livello sul mare del mondo. Ma ci deve essere uno sforzo concertato per garantire che le azioni non mettano ulteriormente le persone contro il pianeta». Una critica evidente alle politiche neoliberiste che hanno segnato il mondo pre-Covid e che in Italia continuano ad essere ripetute pappagallescamente da molti politici cone se fossero la panacea e non la causa delle ingiustizie economiche e climatiche.

Conceição conclude: «La prossima frontiera per lo sviluppo umano non riguarda la scelta tra persone o alberi; si tratta di riconoscere, oggi, che il progresso umano guidato da una crescita ineguale e ad alta intensità di carbonio ha fatto il suo corso. Affrontando la disuguaglianza, capitalizzando sull’innovazione e lavorando con la natura, lo sviluppo umano potrebbe compiere un passo in avanti trasformativo per sostenere insieme le società e il pianeta».

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