Lunedì, 12 aprile 2021 - ore 20.12

Wwf, che fine ha fatto il capitale naturale nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr)?

«Preoccupa che la sommatoria di progetti, vecchi e nuovi, non abbia respiro sistematico»

| Scritto da Redazione
Wwf, che fine ha fatto il capitale naturale nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr)?

La crisi politica che avvolge l’operato del governo sembra avvitarsi di più a ogni ora che passa, mettendo a rischio la definizione di un Piano nazionale di ripresa e resilienza che possa davvero sostenere le sorti del Paese nella fase post-Covid, ma nel frattempo il confronto sui contenuti del documento – approvato in bozza dal Cdm del 12 gennaio – prosegue grazie ad un’analisi approfondita condotta dal Wwf che si sofferma su numerose lacune. In primis: nel Pnrr «mancano una strategia strutturata progetti in grado di tutelare e ricostituire il capitale naturale italiano».

Il capitale naturale è costituito dall’intero stock di beni naturali – organismi viventi, aria, acqua, suolo e risorse geologiche – che forniscono beni e servizi di valore, diretto o indiretto, per l’uomo e che sono necessari per la sopravvivenza dell’ambiente stesso da cui sono generati. In altre parole: è da qui che arrivano tutti i servizi ecosistemici che la natura ci fornisce gratuitamente,dalla purificazione naturale dell’acqua che beviamo o dell’aria che respiriamo, al parco urbano per passeggiare. Secondo i Rapporti sullo stato del capitale naturale in Italia promossi dal Governo stesso, il valore complessivo stimato per i servizi ecosistemici in Italia era pari (nel 2015) a 338 miliardi di euro, ma occorre sempre tenere presente che il capitale naturale non è perfettamente sostituibile con un altro artificiale. Perché, semplicemente, il denaro non si mangia, né si respira.

Mantenere un equilibrio col capitale naturale è dunque un imperativo. Proprio l’arrivo della pandemia lo dimostra in modo plastico: l’origine della stessa pandemia dovuta al virus SARS-CoV-2, provocata dalla trasmissione di un patogeno dagli animali all’uomo (zoonosi) è da imputare all’errata gestione degli ecosistemi naturali da parte dell’uomo, come sottolineato proprio dal Comitato per il capitale naturale in una nota in merito all’elaborazione del Pnrr. Nota che evidentemente non è stata ascoltata.

«Nel Pnrr – dichiarano dal Wwf – non si dedica nemmeno un euro alla tutela e il restauro del nostro patrimonio naturale, asset fondamentale per la salute, la sicurezza, il benessere e il rilancio del nostro Paese (che vanta una delle più ricche biodiversità d’Europa)». Anche il resto dei fondi dedicati alla transizione ecologica è da migliorare, secondo gli ambientalisti, sia nell’allocazione che nelle quantità stanziate.

Nonostante la missione “Rivoluzione verde e transizione ecologica” sia quella più corposa prevista nella proposta di Pnrr approvata dal Governo, con 69,8 miliardi di euro previsti, il Piano deve traguardare l’obiettivo richiesto dalla Commissione Ue di destinare il 37% dell’ammontare complessivo delle risorse messe a disposizione dai Piani nazionali per azioni per il clima, l’adattamento ai cambiamenti climatici e alla biodiversità terrestre e marina. Secondo l’analisi dell’associazione, ciò non avviene: «A questi scopi viene destinato solo il 31% dei 223,9 miliardi di euro, mancano pertanto all’appello 13,44 miliardi (il 6%) che vanno riassegnati secondo i criteri indicati dalla Commissione europea».

Il Wwf punta il dito anche sulla quantificazione delle risorse aggiuntive rispetto agli impegni già assunti con provvedimenti di spesa nazionali, dato che «la quota dei “progetti in essere” dichiarata nel Pnrr, sul totale della somma messa a disposizione dal Piano, ammonta ad un ragguardevole 28% e, nel caso specifico degli interventi della Missione 2, questa quota traguarda il 45,5%, ponendo dei dubbi sulla reale portata innovativa dei progetti messi in campo. E non si tratta solo di cifre, perché ciò che preoccupa – sottolineano dal Panda nazionale – è che la sommatoria di progetti, vecchi e nuovi, non abbia quel respiro sistematico».

Gli ambientalisti denunciano anche un forte sbilanciamento delle risorse a favore del superbonus al 110% per l’efficientamento energetico: all’interno della missione “Rivoluzione verde e transizione ecologica” il «Bonus verde del 110%, misura seppur condivisibile, assorbe il 42,2% (29,55 mld su 69,80 mld) delle risorse messe a disposizione complessivamente, mentre alla tutela del territorio dal rischio idrogeologico – una delle più gravi emergenze che affligge il Paese – vengono assegnati solo 3,61 mld, equivalenti all’1,6% della cifra  totale stanziata dal Pnrr. E all’economia circolare – che dovrebbe essere trainante per il futuro produttivo dell’Italia – si stanzia solo il 2%, 4,5 mld di euro».

Come migliorare, dunque? Secondo il Wwf all’Italia serve un piano più coerente con gli obiettivi del Green deal, un Pnrr che «introduca anche obiettivi concreti e misurabili per la conservazione della biodiversità, a cominciare dall’implementazione del sistema delle Aree protette e da progetti di ripristino degli ecosistemi naturali che nel piano non hanno trovato spazio. Inoltre, nel piano serve un focus dedicato al mare, una fonte di ricchezza economica oltre che un elemento fortemente caratterizzando della bellezza che tutto il mondo invidia al nostro Paese».

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