Martedì, 30 novembre 2021 - ore 03.07

A LIBRO APERTO: il viaggio di Chiara Piovani ed il suo romanzo ‘Un binario per volta’

Valentina è una studente pendolare che da Cremona si sposta a Milano. Il treno diventa metafora della vita e luogo di incontri e fatti che la porteranno alla scoperta di se stessa.

| Scritto da Redazione
A LIBRO APERTO:  il viaggio di Chiara Piovani ed il suo romanzo ‘Un binario per volta’

Chiara Piovani è nata a Cremona città in cui vive, da studente pendolare ha conseguito la laurea triennale in Comunicazione a Milano. Attraverso la sua passione per la scrittura il sogno di scrivere un libro è diventato realtà. ‘Un binario per volta ‘ è il suo romanzo d’esordio “nato per caso” come affermerà lei, complice con il destino aggiungerei io.

Ho conosciuto Chiara attraverso la presentazione in streaming del suo romanzo all’edizione 2020 della ‘Fiera del Libro di Cremona’. In quell'occasione il critico letterario Claudio Ardigò lo ha definito un 'romanzo di formazione', definizione che rispecchia le tematiche affrontate. Ho avuto conferma dell'affinità e dell'intreccio intimo che lega Chiara al suo romanzo, attraverso un post che ho trovato sulla sua pagina Facebook.

"Pian piano, mentre la novità si stava trasformando in una quotidianità mai banale, sono riuscita a trovare il lato più sicuro di me che ancora non aveva avuto modo di uscire. Sono fiera che questo periodo sia stato soprattutto un percorso di crescita personale, oltre che di formazione accademica". C.P.

Questo non fa altro che dar spessore ed interesse ad un romanzo i cui interpreti fanno parte di una generazione poco più che maggiorenne, ma stupirà per la naturalezza con cui anche ‘i non più giovani’ si ritroveranno a condividerne esperienze, riflessioni e valori. 

"Valentina, a poco più di vent’anni, si affaccia alla vita: tra università, amicizie e amore ha ancora tanta strada da fare per crescere. Gli incontri di ogni giorno, forse casuali o forse dettati dal destino, possono però portare a svolte inaspettate. Valentina è timida, ma ha quella voglia di conoscere che la spinge a conversare con le persone accanto a lei nei viaggi in treno verso Milano. Ne nascono pensieri e riflessioni, momenti di tristezza e di felicità, nuove conoscenze e avventure quotidiane". Come dai finestrini di un treno, vediamo scorrere il suo presente, sperando che il futuro le porti ciò che desidera e la consapevolezza di un’adulta.”

Un libro che potrebbe diventare un regalo in questo Natale, dove a quanto pare avremo più tempo per leggere e magari riflettere sui valori e sull'importanza di saper ascoltare e capire ancor prima che parlare.

La scrittura rimane un potente mezzo per esprimere e creare, alla lettura rimane il compito di condividere e di avvicinare le persone anche quando sono lontane.

Dopo aver letto il romanzo ho chiesto a Chiara se le andava di parlarne attraverso domande e riflessioni che sono affiorate durante la lettura.

  Come è nata l’idea di scrivere un romanzo e cosa rappresenta per te la scrittura?

"In realtà, il romanzo è nato per caso. Un giorno di gennaio, esattamente alle 11.30, alla partenza del treno per Milano, ho iniziato a scrivere le prime righe sulle note del telefono.

Avevo appena visto un uomo salutare dalla banchina e, da quell’istante, è nata la storia, che mai avrei pensato potesse diventare un libro. Solo qualche settimana dopo, cenando con la mia famiglia, ho detto ad alta voce: “Sto scrivendo un libro”. 

La scrittura per me è passione, da piccola tenevo un diario, a scuola mi piaceva scrivere i temi e sul computer da anni si trovano file sparsi con titoli bizzarri che contengono brevi testi realizzati quando sono ispirata, come quella mattina sul treno". 

  Come ti sei organizzata per la stesura e quanto tempo ha richiesto?

"Io sono una persona molto organizzata e, addirittura, meticolosa quando si tratta di ordine esterno, ma la creatività ti porta a ragionare oltre gli schemi. Questo è il paradosso e, forse, il segreto per la stesura di un libro: due aspetti della personalità apparentemente opposti che si scontrano.

Scrivevo nei momenti vuoti, quando tornavo in treno dall’università o la sera prima di addormentarmi, con un picco nel periodo delle vacanze estive. Le bozze hanno richiesto circa otto mesi, con le correzioni un anno e, infine, l’editing in collaborazione con la casa editrice è durato circa due mesi". 

  A fare da sfondo a buona parte della storia, oltre che esserne parte integrante, c’è il treno che ti ha accompagnato da studentessa pendolare. Quanto nei fatti e nei personaggi c’è di vero nel romanzo?

"È vero, quando ho scritto il romanzo, ero una studentessa pendolare, quindi molto deriva dall’osservazione di ciò che avevo attorno, incorniciato da un po’ di fantasia.

Claudio Ardigò, il critico letterario che ha presentato il mio romanzo alla Fiera del Libro di Cremona, mi ha detto che si scrive sempre di ciò che si conosce, consciamente o inconsciamente. Lascio anche a voi questa provocazione in risposta alla domanda". 

  Una domanda a beneficio di tutti coloro che vorrebbero pubblicare un loro scritto. Come sei arrivata a scegliere la casa editrice Bookabook e che che esperienza ne hai avuto?

"Completata la stesura del manoscritto, non sapevo come muovermi all’interno del mondo dell’editoria, quindi ho iniziato a informarmi attraverso il web. Dopo svariate ricerche online sulle case editrici, mi è apparsa una pubblicità di Bookabook e mi ha subito colpita il loro modo nuovo di pubblicare. Infatti, si tratta di una casa editrice che oltre alla valutazione da parte del team sulla qualità tecnica del romanzo, lascia l’ultima parola ai lettori sulla commerciabilità, attraverso una campagna di crowdfunding, che consiste in 100 giorni in cui l’autore e la casa editrice si impegnano a promuovere il libro per raggiungere 200 preordini tramite il passaparola. Solo raggiunto l’obiettivo, il libro procede con la fase di editing, di creazione della copertina e della pubblicazione vera e propria. 

Perciò, il supporto da parte di Bookabook riguarda soprattutto consigli sul modo di comunicare il tuo libro, ma il vero supporto viene dalle persone che cominciano a credere in te, prima ancora di poter vedere il romanzo definitivo. Per tale motivo, a volte sono ripetitiva, perché approfitto di ogni occasione per ringraziare i primi sostenitori, perché sono loro che mi hanno permesso di essere qui a rispondere alle domande, dalla mia famiglia, ai miei amici, a tutte le parole e i consigli, a quel “voglio essere il 200esimo preordine” e “sto leggendo l’anteprima. 

È tutto questo affetto, insaporito da un po’ di determinazione, che ha portato a “Un binario per volta”. 

  Nel viaggio che i lettori hanno intrapreso attraverso il tuo romanzo, fai riferimento a tanti valori fondamentali come l’amicizia, l’amore, il dialogo. A queste hai accostato il fato del destino. Cosa rappresenta e quanto pensi possa influire nella nostra vita?

È una domanda molto difficile, che mi hanno posto diverse volte in molteplici contesti. In questi anni, mi sono fatta un’idea, anche se contorta.

Mi piace pensare che siano le nostre scelte a determinare delle conseguenze, ma che le persone e le possibilità non capitino per puro caso. Riporto sempre questo esempio, anche se in tempo di Covid-19 non può essere sperimentato con mano: vinci la possibilità di guardare la partita della tua squadra del cuore, perché, al supermercato, hai scelto di comprare la scatola di biscotti che ti permetteva di vincere. Ma è una coincidenza il fatto che quella scatola fosse lì?" 

  “Forse quello che i cristiani definiscono Dio è la stessa cosa che Stefano chiama destino”. In quest’affermazione sembra nascondersi un dubbio o un interrogativo a cui rispondere. Che legame immagini che ci sia tra Dio ed il destino?

"Se si crede nei sentimenti, penso si possa credere nel fatto che il mondo non sia composto esclusivamente da particelle chimiche. Ci sono domande riguardanti la sfera sentimentale che non possono essere spiegate da leggi fisico-chimiche. Di conseguenza, un essere o una sostanza che ha dato vita a ciò che non si riesce a spiegare penso debba esistere o pensare che esista ci rende meno fragili. Questo essere è chiamato Dio dai cristiani, ma può essere definito con un’altra etichetta da altri, in questo caso destino". 

  “Internet ci ha reso paradossalmente persone più sole oppure siamo ancora in grado di dialogare e sorridere con gli altri?”. Fai parte della generazione dei ‘millennials’ fortemente legata all’utilizzo della tecnologia e della rete. Quale è l’aspetto che più incide negativamente nelle relazioni tra le persone?

"Quando ho scritto il libro, ormai due anni fa, ho lasciato la domanda aperta e quest’anno lo farei di nuovo. Penso, però, che il 2020 ci abbia insegnato come la tecnologia sia indispensabile, ma non sufficiente. Il contatto umano e un sorriso, al di fuori dello schermo, non saranno mai paragonabili a una faccina inviata su WhatsApp. 

Per rispondere alla domanda e non dilungarmi in un discorso molto ampio, penso che l’aspetto negativo, sorto anche confrontandomi con miei coetanei sul tema in diverse occasioni, sia che dalla messaggistica online possano nascere delle incomprensioni, a causa della mancanza di alcuni fattori importanti della comunicazione, il tono di voce e la postura del mittente". 

  “…la vita. Dice che siamo abituati a darla per scontata, come se ci fosse dovuta, ma in realtà dobbiamo prendercene cura, perché è il bene più prezioso”. Grande verità di cui spesso ci dimentichiamo. Quale è il modo migliore per non scordarsene?

"Non lasciarsi abbattere e cogliere le occasioni che ci possano rendere felici, inseguendo i nostri obiettivi e i nostri sogni.

Riprendo le citazioni di due dei miei film preferiti che rispecchiano la mia risposta:

1.  “Non voglio svegliarmi un giorno, guardare indietro la mia vita ed accorgermi di non avere mai veramente vissuto.” – L’attimo Fuggente 

2.  “Non permettere mai a nessuno di dirti che non sai fare qualcosa. Quando hai un sogno lo devi proteggere. Se vuoi qualcosa vai e inseguila. Punto. “ – La ricerca della felicità 

  “Valentina ha deciso di studiare l’uomo, la sua socialità e la sua mente. Un puntino ben organizzato e, talvolta, inconcepibile a confronto di un universo così enorme.” Nel tuo scrivere si sente il  bisogno di capire, senza giudicare,  chi incontri o incroci nella tua vita. Ogni persona è un piccolo mondo da scoprire, il mondo di Chiara cosa nasconde?

"Molti mi definiscono “complessata”, spero in modo ironico, ma effettivamente riconosco di trovare sempre dei problemi per ogni soluzione. È un aspetto che, in realtà, stimola a mettersi sempre in discussione e non sentirsi mai arrivati all’obiettivo finale. Unico modo che ho trovato per cercare di migliorarmi costantemente. A volte, può sembrare pesante dall’esterno, ma se siete pronti a scoprire cosa il mio piccolo mondo nasconde, vi aspetto per confrontarci insieme!". 

  “Tranquilla, sono d’accordo, comunque. La vita è tutta una questione di equilibri da saper gestire, come i colori e le proporzioni nella fotografia”. Un personaggio che mi ha incuriosito è Luisa che attraverso i suoi scatti fotografici ha permesso ai personaggi di vedersi sotto un altro punto di vista. Quanto c’è di Chiara in Luisa e cosa è per te la fotografia?

"A me piace molto l’arte in senso lato, dalla scrittura creativa, alla fotografia, alla storia dell’arte, perché ritengo che per crearla sia necessario mettersi a nudo o rivelare una parte di sé. La fotografia permette di catturare degli istanti unici così come la mente immagazzina delle immagini irripetibili.

Ciò che mi lega a Luisa è questa scoperta di sé e degli altri attraverso una forma d’arte. Spero che leggendo il mio libro, qualcuno possa guardarsi sotto altri punti di vista, come i personaggi hanno potuto farlo riguardando le loro fotografie". 

  ”Come la musica: sette note, infinite combinazioni e possibilità con cui creare armonia”. Usi spesso la  musica come sottofondo al tuo romanzo. Quanto lo è stata in fase di scrittura?

"Io ho una colonna sonora per ogni fase della vita, per il romanzo non ne ho una precisa, ma posso dire che scrivendo sul treno, per isolarmi dal resto, un po’ come molti viaggiatori stilizzati nel romanzo, mettevo le cuffiette e iniziavo a digitare i pensieri che avevo in testa". 

  “Martina si allontana dal tavolo per rispondere e torna subito dopo in lacrime. Luca si alza e la abbraccia chiedendole cosa sia successo. Tutti rimangono stupiti e sconvolti: Valeria li ha lasciati nella notte.” Nella tua storia non mancano situazioni di dolore, sofferenza, fino ad inoltrarsi nel buio della morte. Cosa ti ha portato a raccontare dello spezzarsi di una giovane vita?

"È una parte che si è scritta da sola. Nel contenuto del libro si sono spesso evidenziate esperienze di crescita e il dolore penso faccia parte di questo processo. Per restare in tema con la domanda precedente, concludo la risposta con una citazione: “E ricorda è dal dolore che si può ricominciare”. 

  “Grazie alla sua riscoperta curiosità ha conosciuto tante persone, che l’hanno aiutata nel suo viaggio, nel suo cammino di vita. Può ritenersi cresciuta, anche se ha ancora tanto da scoprire e tanta strada da percorrere. Una persona è l’insieme delle sue conoscenze, delle sue emozioni, dei suoi ricordi, di tutto ciò che è scaturito dall’incontro con altre persone lungo la ferrovia della vita”. Dopo questa esperienza quale sarà la strada che percorrerà Chiara e che parte ne avrà la scrittura?

"Essendo la scrittura una passione importante, sarà presente e mi accompagnerà lungo altri binari. In quest’ultimo anno ho sperimentato diversi generi attraverso dei racconti brevi, perché anche la scrittura si modifica nel momento in cui l’autore o l’autrice cambia. Quindi, volevo capire quale fosse il mio stile e il genere con il quale mi trovassi meglio. Sono arrivata da poco alla conclusione di questo periodo di analisi e ho iniziato a gettare le basi del prossimo scritto, ma non vi rovino la sorpresa!".

 -Gazzaniga Daniele-

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