Venerdì, 24 aprile 2026 - ore 16.38

Cremona Pianeta Migranti. Due miliardi di persone vivono in aree di guerra.

Il segretario generale dell’Onu, António Guterres ci ricorda che un quarto della popolazione mondiale di vive dentro le guerre. Intere generazioni perdute e l’esodo di milioni di profughi.

| Scritto da Redazione
Cremona Pianeta Migranti. Due miliardi di persone vivono in aree di guerra.

Cremona Pianeta Migranti. Due miliardi di persone vivono in aree di guerra.

Il segretario generale dell’Onu, António Guterres ci ricorda che un quarto della popolazione mondiale di vive dentro le guerre. Intere generazioni perdute e l’esodo di milioni di profughi.

 Nel 2020, ogni giorno, 223 persone sono state uccise da uno dei 169 conflitti che dilaniavano il pianeta nell’invisibilità globale. Sono guerre a diversa intensità, sempre meno combattute dagli Stati rivali e più da attori esterni. Esiste, oggi, un mercato della guerra fatto da gruppi privati, mafie transnazionali o reti terroristiche. Un mercato competitivo che offre interventi flessibili a seconda dell’intensità del conflitto in atto e in grado di gestire  anche una guerra a tempi lunghi. A farne le spese sono soprattutto i civili su cui ricadono i costi umani, sociali, ed economici delle operazioni belliche.

Da quando i Governi hanno deciso di depotenziare l’Onu nel suo ruolo di prevenire e risolvere i conflitti, il mondo è in balia di guerre scatenate dall’arroganza geopolitica od economica di singoli Stati o delle superpotenze mondiali. E come dice un proverbio africano, “quando gli elefanti litigano, chi ci rimette è l’erba”. Ma l’erba non è presa in considerazione visto che, per prevenire i conflitti  gli Stati investono poco più di un quinto di quanto spendono per la difesa, ovvero 349 miliardi contro circa duemila miliardi nel 2020.

Già prima dell’invasione russa dell’Ucraina, Jan Egeland, segretario generale del Consiglio norvegese per i rifugiati, affermava che “la sofferenza globale inflitta dalla guerra aveva raggiunto livelli senza precedenti”. Lo sa fin troppo bene l’Africa, con il 70% dei conflitti totali. Un numero in crescita anche attraverso la serie di colpi di stato degli ultimi due anni. Le guerre africane, unite al cambiamento climatico, hanno provocato una tragica carestia che condanna alla fame 346 milioni di donne e uomini, oltre 60 milioni in più rispetto all’anno scorso.

Il Medio Oriente è da decenni, segnato da guerre e, come l’Asia, è teatro di crisi storiche mai risolte, a ciclica esplosione e di conflitti spesso dimenticati.

Quanto, invece, succede in Afghanistan e in Myanmar è semplicemente inesistente perchè tagliato fuori dall’informazione e di conseguenza, dalla  politica. Così, i ripetuti appelli lanciati dall’Onu per l’aiuto umanitario in Myanmar hanno raggiunto a malapena l’8% della somma richiesta, mentre, la stessa richiesta formulata per la crisi ucraina e supportata da una forte informazione,  ha prodotto 1,7 miliardi di dollari finanziati in ventiquattro ore.

Guerre dimenticate o rese invisibili, aiuti dimenticati, esodi biblici. Ma il flusso di armi è in continua crescita anche nei paesi in guerra. Per la gioia del complesso militare industriale che fa business e consente ai governi la scorciatoia di fare una politica armata. Intanto, le vittime subiscono violenze indescrivibili e brutali e vanno a gonfiare gli oltre 82 milioni di migranti forzati censiti dall’Onu e che  l’Europa cerca di respingere per mare e per terra, con eccezione degli ucraini perché sono dei “nostri”.  Per tutti gli altri non c’è pietà umana e tantomeno il rispetto dei diritti internazionali. Eppure, la Convenzione sui Rifugiati del 1951 e il Global Compact sui Rifugiati forniscono il quadro giuridico e gli strumenti per rispondere ai movimenti forzati di popolazioni, ma abbiamo bisogno di una volontà politica assai più decisa per affrontare, in primo luogo, i conflitti e le persecuzioni che costringono le persone a fuggire.

 

 

 

 

 

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