Lunedì, 19 aprile 2021 - ore 05.58

IL GIORNALISTA - CAPITOLO NOVE

Gabriele Benywoll

| Scritto da Redazione
IL GIORNALISTA - CAPITOLO NOVE

IL GIORNALISTA

 

Capitolo IX

 

Una volta che i due furono usciti dal retro del pub, il comandante poté manifestare il suo dissenso.

«Festini? Orge? Ne terremo conto?»

«Pensa che siamo gay, glielo lascio credere, così abbiamo il nostro “nascondiglio”».

Il comandante de Rosa guardò torvo il direttore e allungò la mano.

Amedeo, dalla tasca interna della giacca, estrasse un mazzo di banconote e gliele consegnò.

«Mille?»

«Mille».

 

La settimana dopo, il caporedattore, durante la solita riunione di prima mattina, mise nuovamente il direttore al corrente della problematica di non possedere le notizie che vorrebbe.

Amedeo era visibilmente seccato e nervoso, più del solito.

«Piuttosto togliete pagine. Non siamo un intrepido da leggere sul cesso» urlò, rifiutando per la seconda volta la proposta di fare della cronaca mondana.

«Potremmo consigliare libri...»

«Consigliare libri? L’unica cosa che devono leggere è il mio giornale! Non ho altro da aggiungere» concluse irremovibile.

Sconsolati, continuarono con la proposta di impaginazione.

 

Amedeo era nel suo studio a casa. La luce tenuta fioca per immergerlo di più nei suoi pensieri. Sigaro in bocca, faceva avanti e indietro riflettendo su cosa poteva inventarsi per non far perdere smalto a “Il Rapido”.

Pensava e ripensava a come avesse fatto suo padre ad aver sempre pronte notizie di cronaca nera e, soprattutto, stampare molti “Rapidissimo”.Certo, ai suoi tempi la sicurezza era pressoché nulla, ora c’erano molte più regole per evitare incidenti, medici e psichiatri per curare malattie fisiche e mentali.

Preso dell’ira, batté un pugno sulla vecchia scrivania: sembrò cedere, ma presto scoprì che si inclinò per rivelare un passaggio a innesco.

 

To be continued...

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