Domenica, 19 aprile 2026 - ore 13.31

Intervista a Carlo Spreafico, lecchese, nato a Viganò Brianza.

| Scritto da Redazione
Intervista a Carlo Spreafico, lecchese, nato a Viganò Brianza.

Intervista al Consigliere Segretario del Consiglio Regionale della  Lombardia, CARLO SPREAFICO
LE INTERVISTE IN ESCLUSIVA DEL PORTALE LOMBARDI NEL MONDO . La frase  rivelatrice: pensiamo che sia necessario, e abbiamo lanciato questa proposta sulla quale sto lavorando, mettere insieme una riunione europea che, almeno  a partire dalle quattro regioni motori dell'Europa, lanci l'idea di un  tavolo per definire delle buone prassi per la gestione della immigrazione. 
 

Consigliere Spreafico, lei nell'ufficio di Presidenza è delegato ai rapporti  con l'Europa. Ha già potuto attuare in Consiglio Regionale iniziative in  questo campo?

Sì, una delega che stavo esercitando direi con un po' di successo perché  abbiam fatto, in tanto grazie al nuovo statuto, una sessione comunitaria che  si è svolta il 29 di marzo scorso con l'approvazione ad una unanimità di una
risoluzione importante sui temi della programmazione europea facendo  conoscere le opinioni della Regione Lombardia, del Consiglio e quindi della  massima autorità legislativa che rappresenta diciamo tutti i cittadini della
Lombardia. La seconda iniziativa importante è che ho definito in accordo con  la Giunta che la nostra sede della delegazione a Bruxelles sia anche  dedicata al Consiglio. Abbiamo provveduto proprio il 21  giugno scorso a
fare anche una piccola cerimonia d'inaugurazione di questo spazio che è a  disposizione del Consiglio e di tutti i consiglieri proprio per poter  offrire loro una opportunità di lavoro anche a Bruxelles.

La Lombardia, nel suo insieme, ha sempre registrato importanti flussi  migratori verso l'estero. Come vede oggi questo fenomeno? Pensa di poter  portare avanti qualche iniziativa legislativa specifica?

Giustamente veniva ricordata la storia della Lombardia, ma direi in  particolare delle popolazioni non solo di confine, cioè quelle che stanno  nel varesotto, nel comasco, in Valtellina, l'area bergamasca, eccetera. Ma
noi abbiamo avuto anche dalla bassa lombarda un grande flusso di emigrati.
Per cui prima di tutto ci dovremmo ricordare cosa significa l'emigrazione,  oggi siamo un territorio che importa mano d'opera. La Lombardia soffre di un  problema: noi abbiamo una offerta di posti di lavoro superiore a quella che
è la domanda ed è concentrata in una fetta questa offerta di lavoro, in  professioni che i nostri giovani e meno giovani non sono più disponibili a  fare. Per cui noi abbiamo fame di mano d'opera, abbiamo una natalità
insufficiente per alimentare, diciamo in maniera autotoctona, il mercato del  lavoro e quindi siamo in debito di mano d'opera per cui noi passiamo  dall'essere una regione di emigranti ad essere una regione che ospiterà  sempre di più mano d'opera straniera. Mi dispiace che altre forze politiche  per ragioni di bassa bottega elettorale puntino a spaventare, a far credere  che si possa invertire questo ciclo che non si invertirà. Bisogna adottare  delle politiche di integrazione, noi abbiamo fatto già delle iniziative in  Consiglio. Pensiamo per esempio alla legge sui call-center, mi correggo, non  sui call-center nel senso che questo termine determina, ma dei call-center  dedicati ai migranti, cioè il centro di telefonia che sono il punto di  contatto tra questa gente e il mondo, il loro mondo. Pensiamo per esempio
che sia necessario, e abbiamo lanciato questa proposta sulla quale sto  lavorando, mettere insieme una riunione europea che, almeno a partire dalle  quattro regioni motori dell'Europa, lanci l'idea di un tavolo per definire
delle buone prassi per la gestione della immigrazione. Noi non possiamo,  come fa la Lega Nord, trovarci in una situazione dove parliamo sempre male  dell'Europa, addirittura qualcuno dice che dovremmo uscirne, dopo di che
però quando abbiamo i problemi degli immigranti o dei profughi, che dir si  voglia, andiamo dagli europei e diciamo: non lasciateci soli. Giustamente  gli europei ci dicono: decidete che politica dovete fare. Noi dobbiamo fare
una politica di integrazione, dobbiamo fare una politica che non sia  caritatevole in senso lato. Questi sono problemi di coesistenza importanti,  ma che sono determinati dalla nostra situazione strutturale non troppo logica della Lombardia.

Lei è stato eletto in un territorio di "confine" dove il fenomeno dei  frontalieri non è sconosciuto. Quali problemi esistono? Quali ritiene  possano essere le priorità e le normative da proporre nel corso di questa  Legislatura per il territorio che lei rappresenta?

Sì, anche se Lecco non è ha vero e proprio confine con la Svizzera, perché  noi abbiamo a nord un pezzetto di Sondrio e a ovest abbiamo la provincia di  Como. Però il fenomeno è noto e verrebbe da dire innanzitutto che ogni nord  è sud di qualcun altro, a meno che uno abita al Polo Nord e allora lì non  c'è differenza, ma deve stare proprio sulla calotta, perché se già sta a  cento metri sotto potrebbe essere a sud di quello che sta a cento metri
sopra. Il fenomeno nel mio territorio è limitato, però conosco l'area  comasca se consideriamo Lecco una provincia di recente costituzione, noi  siam comaschi di nascita, diciamo così, e quindi è chiaro che il fenomeno  non c'è. Io credo che sia intollerabile quello che sta facendo la Lega  Ticinese per portare a casa qualche risultato, perché intanto hanno un po'  il problema che abbiamo noi, che dicevo prima, cioè quello che con la loro  mano d'opera e con la loro natalità non riescono a risolvere i problemi  dell'economia. Non possono pensare i ticinesi di venire a fare politica
d'acquisto delle nostre aziende, presentando l'efficienza svizzera e il  sistema fiscale svizzero come una grande attrattiva e poi dare mazzate ai  nostri emigrati, i nostri frontalieri in questo caso. Credo che si paghino
anche certi errori di semplificazione che il ministro Tremonti ha fatto  sulla questione dello scudo fiscale, credo che però qui in Consiglio  Regionale noi abbiamo ripetutamente sollevato il problema per ottenere: "A"  che il governo nazionale affronti in una maniera molto più energica il  rapporto con la Svizzera, "B" che i trattati debbano essere rispettati, per  cui non è accettabile che unilateralmente la Svizzera si arroghi la  possibilità di fare quello che sta facendo o che ha minacciato di fare sulla  questione delle rimesse fiscali che devono essere date. Credo che noi
dobbiamo anche fare una politica più accorta dal punto di vista della difesa  della nostra mano d'opera, perché cito un caso per tutti non solo gli operai  specializzati, ma ricordiamo il caso degli infermieri professionalizzati che
trovano delle occasioni di lavoro molto più convenienti e remunerate in  Svizzera. Cioè attenzione che al di là di tutte le chiacchiere, al di là di  tutte le campagne xenofobe che si possono fare il mercato del lavoro è un  mercato del lavoro unico e bisogna fare in maniera che ci siano delle regole  che impediscano a dei "matti" di poterle mettere in discussione.

E sull'Expò 2015. Come vede l'Expo?

Ma io credo che prima di tutto sia una grande occasione di collegamento non  solo della Lombardia e di Milano, ma dell'intera nostra economia. Noi  abbiamo assistito a un sacco di litigate, di problemi che ci han portato  ormai a tre anni dall'apertura di Expò ad essere ancora fermi. Per cui prima  questione mi auguro che questa litigata che è eterna e che c'è stata tra la  Moratti e Formigoni e il governo nazionale cessi e cessi anche il tentativo  di voler fare affari e business su questo. È una grande opportunità che  penso possa valorizzare molto il lavoro italiano e far conoscere il lavoro,  nel caso specifico stiamo parlano molto di agricoltura, della "green  economy",  una grande occasione per presentare quello che il mondo offre dal  nostro punto di vista. Noi abbiamo già promosso alcune iniziative per  cercare di valorizzare anche quello che potrebbe essere un maggior  contributo che Lombardia da alla green economy. Penso per esempio allo  sfruttamento per la produzione di energia da fonti rinnovabili del nostro
patrimonio ambientale. Tutti conoscono la produzione di energia elettrica  dall'acqua. Noi stiamo lanciando per esempio un grosso progetto per  trasformare i laghi alpini, a partire da quello del Lario, in produttori  di
energia con la tecnologia delle pompe di calore. Stiamo cercando di evitare  che ci sia un disastro nell'occupazione della superficie agricola dove  diventa più conveniente mettere i pannelli solari che coltivare piantagioni,
eccetera. Credo che si debba lavorare molto per sviluppare le piste  ciclabili, stiamo sostenendo in queste discussioni che si stiamo facendo sul  bilancio di rifinanziare la legge sulla mobilità dolce, stiamo pensando che,
e qui ritorno alla mia delega sul rapporto con l'Unione Europea, uno dei  grandi impegni che dobbiamo sviluppare con l'Unione Europea è quello di  portare avanti due cose: una discussione sulla "pac", cioè il piano agricolo
comunitario, che non penalizzi la nostra agricoltura e due creare un grande  distretto a scavalco delle Alpi per quanto riguarda la montagna, dentro la  quale ci sta anche tutta l'agricoltura di montagna, tutta la conservazione
dell'ambiente in una logica che deve vedere la montagna essere non più  protetta, ma più aiutata a superare quel "gap" che ovviamente ed  inevitabilmente c'è tra il vivere in montagna oppure a fianco di un'area ben  più strutturata. Infine credo che Expò 2015 possa essere anche un insieme di  occasioni. Noi abbiamo costituito in Consiglio recentemente il "gruppo dei  consiglieri amici della bicicletta" ed abbiamo lanciato l'idea che il Tour
de France, in occasione appunto di Expò 2015, possa partire da Milano.

Giovanni Girardi
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