Mercoledì, 05 ottobre 2022 - ore 07.15

L’età dell’oro americana non è mai esistita

Adesso, all’improvviso, lo specchio rotto del signor Trump spinge politici, giornalisti, attrici di Hollywood e altri opinionisti stizziti a esprimere la loro nostalgia per quell‘“esempio per il mondo” (lo hanno scritto in diversi) che erano gli Stati Uniti d’Americ

| Scritto da Redazione
L’età dell’oro americana non è mai esistita

In questi giorni convulsi, il mondo si preoccupa degli effetti che il signor Trump avrà sul suo paese, e di conseguenza sul mondo. È probabile che il signor Trump non migliorerà molto il futuro del suo paese, ma di certo è già riuscito a migliorare abbastanza il suo passato recente. Abbiamo vissuto un’età dell’oro della democrazia statunitense – però non questa che è appena giunta al termine, ma quella che l’irruzione del signor Trump ha concluso con collera e fragore. È un meccanismo classico. Lo aveva già detto, come quasi tutto, il presidente argentino Juan Perón: “Non è che io sia stato buono, è che chi è venuto dopo mi ha fatto sembrare migliore”.

Adesso, all’improvviso, lo specchio rotto del signor Trump spinge politici, giornalisti, attrici di Hollywood e altri opinionisti stizziti a esprimere la loro nostalgia per quell‘“esempio per il mondo” (lo hanno scritto in diversi) che erano gli Stati Uniti d’America. Sono tanti: parlano della democrazia modello, della società più giusta, del paradigma di libertà e di tutte le altre cose che l’apoteosi del signor Trump sta per rovinare o ha già rovinato.

Estrema violenza

È strano. In realtà parlano di un paese in cui le disuguaglianze sociali ed economiche sono estreme, dove il famoso 1 per cento più ricco della popolazione possiede più di un terzo di tutte le ricchezze, dove il reddito della metà più povera della popolazione non è cresciuto negli ultimi trent’anni, mentre quelli di quell’1 per cento si sono triplicati. Un paese che ha speso 700 miliardi di euro per salvare le banche che stavano per mandarlo a picco, sprofondando in una crisi per cui nove milioni di persone hanno perso il loro lavoro in un anno.

Parlano di un paese in cui più di sei milioni di persone sono in prigione o in libertà condizionale, dove la proporzione dei neri detenuti è tripla di quella dei neri liberi. Un paese il cui governo progressista e sorridente ha espulso, dal 2009 al 2016, tre milioni di immigrati, mentre dichiarava che li stava aiutando. Un paese che ha guadagnato grandi fortune sfruttando la manodopera a basso costo e maltrattata di altri paesi, e che adesso si lamenta delle conseguenze.

Parlano di un paese che solo l’anno scorso ha sganciato più di 26mila bombe in Siria, inIraq, in Afghanistan, in Libia e nello Yemen. Un paese che ha ancora un campo di concentramento fuori del suo territorio in cui rinchiude chi vuole. Un paese che molte volte è intervenuto negli affari interni di altri paesi, spesso con estrema violenza.

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