Lunedì, 05 dicembre 2022 - ore 03.01

Ogni due giorni viene ucciso un ambientalista o un difensore della Terra

Global Witness: un decennio mortale per gli attivisti. I Paesi più letali sono Brasile, Colombia, Filippine e Messico

| Scritto da Redazione
Ogni due giorni viene ucciso un ambientalista o un difensore della Terra

Dal 2012 Global Witness raccoglie dati sugli assassinii di difensori della terra e dell’ambiente e un bilancio di questo decennio pubblicato oggi dall’ONG internazionale fa emergere «Un quadro cupo, con prove che suggeriscono che con l’intensificarsi della crisi climatica, la violenza contro coloro che proteggono la loro terra e il nostro pianeta resta persistente».

La ricerca ha scoperto che «Un totale di 1.733 persone sono state uccise negli ultimi dieci anni, ovvero una persona uccisa ogni due giorni».

Il rapporto “Decade of defiance”  sottolinea che «Il controllo e l’utilizzo della terra e del territorio è una questione centrale nei Paesi in cui i difensori sono minacciati. Gran parte delle crescenti uccisioni, violenze e repressioni sono legate ai conflitti territoriali e al perseguimento della crescita economica basata sull’estrazione dalla terra di risorse naturali».

Le prove portate da Global Witness dimostrano anche che i dati sugli omicidi non colgono la reale portata del problema: «In alcuni Paesi, la situazione dei difensori dell’ambiente è difficile da valutare: le restrizioni alla libertà di stampa e la mancanza di un monitoraggio indipendente in molti Paesi portano spesso a una sottostima. Anche le controversie sulla terra e i danni ambientali possono essere difficili da monitorare in parti del mondo interessate da conflitti».

La ricerca ha scoperto che «Pochi autori di omicidi vengono assicurati alla giustizia a causa dell’incapacità dei governi di indagare adeguatamente su questi crimini. Molte autorità ignorano o ostacolano attivamente le indagini su questi omicidi, spesso a causa di presunte collusioni tra interessi aziendali e statali».

Un portavoce di Global Witness ha denunciato che «In tutto il mondo, i popoli indigeni, gli attivisti ambientali e altri difensori del territorio e dell’ambiente rischiano la vita per la lotta ai cambiamenti climatici e alla perdita di biodiversità. Svolgono un ruolo cruciale come prima linea di difesa contro il collasso ecologico, ma sono essi stessi sotto attacco di fronte alla violenza, alla criminalizzazione e alle molestie perpetuate da governi e aziende repressivi che danno la priorità al profitto rispetto al danno umano e ambientale. Con le democrazie sempre più sotto attacco a livello globale e il peggioramento delle crisi climatiche e della biodiversità, questo rapporto evidenzia il ruolo fondamentale dei difensori nella risoluzione di questi problemi e fa un appello urgente agli sforzi globali per proteggerli e ridurre gli attacchi contro di essi».

I dati del rapporto dimostrano che nell’ultimo decennio oltre la metà degli attacchi mortali contro ambientalisti e difensori della Terra si sono verificati in Brasile, Colombia e Filippine.

Nel 2021 Global Witness ha registrato l’uccisione di 200 difensori della terra e dell’ambiente, quasi quattro persone a settimana e dice che «Questi attacchi letali continuano a verificarsi nel contesto di una più ampia gamma di minacce contro i difensori che sono presi di mira dal governo, dalle imprese e da altri attori non statali con violenze, intimidazioni, campagne diffamatorie e criminalizzazione. Questo sta accadendo in ogni regione del mondo e in quasi tutti i settori».

Nel 2021 il Messico è stato il Paese con il maggior numero di omicidi registrato , con difensori uccisi ogni mese, per un totale di 54 omicidi nel 2021, rispetto ai 30 dell’anno precedente. Oltre il 40% delle persone uccise erano indigeni e oltre un terzo del totale si è trattato di sparizioni forzate, inclusi almeno 8 membri della comunità Yaqui.

Mentre il Brasile e l’India hanno entrambi registrato un aumento degli attacchi letali, rispettivamente da 20 a 26 e da 4 a 14, sia la Colombia che le Filippine hanno registrato un calo delle uccisioni, rispettivamente a 33 nel 2021 dalle 65 del 2020 e 19 nel 2021 rispetto a 30 dell’anno prima, ma nel complesso rimangono due dei Paesi con il più alto numero di omicidi al mondo dal 2012.

Oltre i tre quarti degli attacchi registrati contro gli ambientalisti sono avvenuti in America Latina. In Brasile, Perù e Venezuela, il 78% degli attacchi è avvenuto in Amazzonia.

Global Witness ha documentato 10 omicidi in Africa, dove la Repubblica Democratica del Congoresta il Paese con il maggior numero di attacchi mortali: con 8 difensori uccisi nel 2021 nel Parco Nazionale di Virunga, che rimane estremamente pericoloso per i ranger del parco che lo proteggono. Ma «La verifica dei casi in tutto il continente continua a essere difficile ed è possibile che i casi non siano ampiamente segnalati».

Laddove è stato possibile identificare un settore, poco più di un quarto degli attacchi letali è stato collegabile allo sfruttamento delle risorse  – disboscamento, estrazione mineraria e agrobusiness su larga scala – e dighe idroelettriche e altre infrastrutture. Ma l’ONG avverte che «Tuttavia, è probabile che questa cifra sia più alta poiché le ragioni alla base degli attacchi ai difensori dell’ambiente e della Terra spesso non vengono adeguatamente indagate né segnalate. Nella maggior parte dei casi in cui non è stato possibile identificare un settore, i conflitti territoriali sono risultati essere un fattore chiave degli attacchi contro i difensori. Tuttavia, in molti casi non vengono riportati i motivi economici alla base della violenza legata alla terra. L’estrazione mineraria è stato il settore legato al maggior numero di omicidi con 27 casi – con la maggior parte degli attacchi in Messico (15), seguito da Filippine (6), Venezuela (4), Nicaragua (1) ed Ecuador (1).

Nel 2021 è continuato ancora una volta il numero sproporzionato di attacchi contro le popolazioni indigene, con oltre il 40% di tutti gli attacchi mortali contro le popolazioni indigene, nonostante costituiscano solo il 5% della popolazione mondiale. Questi sono stati documentati principalmente in Messico, Colombia, Nicaragua, Perù e Filippine.

Global Witness ha registrato 12 omicidi di massa, di cui 3 in India e 4 in Messico. In Nicaragua, gruppi criminali hanno massacrato 15 indigeni e difensori dei diritti alla terra nell’ambito di violenze sistematiche e diffuse contro i popoli indigeni Miskitu e Mayangna.

Il rapporto fa notare che «50 delle vittime uccise nel 2021 erano piccoli agricoltori, evidenziando come l’incessante mercificazione e privatizzazione dei terreni per l’agricoltura industriale stia mettendo sempre più a rischio i piccoli agricoltori poiché gli accordi fondiari ignorano i diritti di proprietà locale. L’agricoltura familiare su piccola scala, da cui dipende ancora la maggior parte dei poveri delle zone rurali del mondo, è minacciata dalle piantagioni su larga scala, dall’agricoltura guidata dalle esportazioni e dalla produzione di beni di prima necessità rispetto al cibo».

Circa 1 su 10 dei difensori uccisi nel 2021 erano donne, quasi due terzi delle quali erano indigene. Global Witness spiega che «La violenza di genere radicata nella misoginia e nelle norme discriminatorie di genere è usata in modo sproporzionato contro le donne che difendono l’ambiente e i diritti umani per controllarle e metterle a tacere e sopprimere il loro potere e autorità come leader».

Global Witness chiede che le imprese e i governi siano ritenuti responsabili della violenza contro i difensori della terra e dell’ambiente, le persone che stanno in prima linea nella crisi climatica. E’ necessaria un’azione urgente a livello regionale, nazionale e internazionale per porre fine alla violenza e all’ingiustizia che devono affrontare».

 

FONTE https://greenreport.it

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