Lunedì, 27 maggio 2024 - ore 21.58

Fare il volontario in Svezia

| Scritto da Redazione
Fare il volontario in Svezia

Il volontariato per sentirsi europei Antonio Nicoli, nostro ex studente ci parla della sua esperienza di volontariato in Svezia.
Come è nata l'idea di andare in Svezia?
Volevo fare un'esperienza all'estero per capire com'è la vita fuori dai confini italiani, per migliorare l'inglese, per conoscere una cultura diversa e per crescere personalmente.
Un giorno, leggendo il giornale, ho scoperto l'esistenza del programma comunitario denominato SVE, Servizio Volontario Europeo.
Dopo un semplice incontro conoscitivo, tramite un database online ho mandato la mia candidatura per alcuni progetti nei Paesi Scandinavi, scelti perchè molto differenti dall'Italia.
Dopo diversi mesi e qualche problema di finanziamenti, all'inizio dello scorso Settembre sono partito per Kalmar, una cittadina di 60.000 abitanti nel sud est della Svezia sul mar Baltico in cui mi fermerò per un anno.
Di cosa ti occupi?
Lavoro in un centro che comprende una scuola, una biblioteca, un centro giovanile e un centro per le famiglie. Faccio un po' di tutto, dal supporto nel centro giovanile alla raccolta di elaborazione dati per statistiche.
Il tempo libero lo trascorro insieme agli altri volontari, siamo in 11 da tutta Europa e ogni giorno frequento un corso di svedese.
Cosa ti ha colpito maggiormente della cultura Svedese?
La vita in Svezia è piuttosto diversa rispetto all'Italia, qui non si va di fretta e il tempo libero è sacro. Più o meno si finisce di lavorare alle 17 ed è tutto anticipato, soprattutto la cena che è alle 17.30. La puntualità è importantissima. Sono tutti molto gentili, disponibili a parlare inglese, lingua conosciuta davvero da tutti.
La domenica la città è deserta, si rimane a casa, i locali e i negozi sono chiusi, cosa molto strana per noi italiani abituati all'aperitivo domenicale o al giretto in centro. Dicono però che in estate è tutto diverso, ci si diverte molto di più grazie ad un bellissimo clima e a giornate lunghissime.
Piatti tipici? Meglio la nostra o la loro cucina?
Non chiedetemi nemmeno qual è la cucina migliore!
Nel periodo natalizio ci sono i famosi pepparkakor, biscotti allo zenzero; per Santa Lucia vengono preparati i Lussekatter, "brioches" a base di zafferano, molto buone. A Natale si beve il Julmust, una bevanda analcolica alternativa alla birra.
Altro dolce tipico svedese sono le kanelbullar, panini dolci alla cannella, dall'odore molto forte, molti associano questo profumo alla Svezia.
Essendo un Paese scandinavo si mangia molto pesce, salmone e aringhe su tutto, ma io essendo allergico non posso provarli.
La cucina italiana è molto apprezzata, pizzerie e ristoranti italiani si trovano in ogni angolo della città e anche al supermercato è facilissimo trovare prodotti italiani.
Gli svedesi sono grandi bevitori, l'alcool rappresenta un problema qui, tanto che i comuni supermercati non vendono prodotti con gradazione alcolica superiore al 3,5 gradi, quindi nemmeno la birra, se non birre leggere.
Cosa vedere e fare in Svezia?
I periodi migliori per visitare la Svezia sono: dicembre, quando l'atmosfera del Natale rende tutto magico, o l'estate, quando le giornate sono lunghissime e la temperatura perfetta. La Svezia offre tantissimo dal punto di vista naturalistico, boschi incontaminati, laghi e natura anche al confine con le grandi città come Stoccolma o Göteborg. Stoccolma è una città stupenda, una città a misura d'uomo, in cui, nonostante il milione abbondante di abitanti, difficilmente si formano lunghe code di auto. Culturalmente Stoccolma offre molto, è una città che vanta un notevole numero di musei per ogni esigenza.
Kalmar, la città in cui vivo, ha un castello magnifico ed in estate è turistica essendo sul mare.
Ma ci saranno molti più turisti sull'isola di Öland, un po' la Rimini svedese, collegata a Kalmar da un ponte di ben 7 km.
Non vedo l'ora di fare una grigliata in riva ad uno dei laghi della zona.
Sei soddisfatto di questa scelta?
Consiglio a tutti di fare un'esperienza all'estero, ti dà la possibilità di conoscere un'altra cultura, altre persone ma soprattutto conoscere te stesso. I primi giorni si è spiazzati, ma ripensandoci ora, dopo 6 mesi, è un'esperienza che ripeterei.

fonte: newsletter@cremona.polimi.it <newsletter@cremona.polimi.it>

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